Mese Storico Personaggi Storici

Mese Storico TSD: i personaggi dei romanzi visti dai loro autori – Leonardo Da Vinci e Luca Arnaù

Considerato il successo della rubrica che abbiamo proposto qualche mese fa, a Gennaio riproponiamo le interviste impossibili degli autori che raccontano i protagonisti dei loro romanzi. Apre le danze Luca Arnaù che ci ha portato la voce di Leonardo da Vinci!

Non è facile ottenere un appuntamento con Leonardo per un’intervista. Forse perché, tra un’indagine e un dipinto, una nuova invenzione e un’intuizione da mettere al più presto su carta per non dimenticarsela troppo in fretta, mastro da Vinci non ha molto tempo libero. Così, quando finalmente accetta di incontrarmi all’Hosteria del Budellino di via de’ Nori – la sua taverna preferita nel centro di Firenze, a pochi passi dalla torre d’Arnolfo e da Palagio Novo – la notizia mi coglie quasi di sprovvista. Ormai, a forza di rinvii, avevo quasi perso la speranza e il tempo per prepararsi a intervistare colui che è considerato come uno dei più grandi genii della storia è veramente pochissimo. Ma alla fine eccoci qui, uno di fronte all’altro, con un bicchiere di buon chianti tra le mani.

Mastro da Vinci, prima di tutto posso proporvi un brindisi al nostro incontro?

Ma certo. Molto volentieri. Vengo spesso in questo posto quando sono impegnato in qualche indagine per l’Uffizio del Silenzio. Insieme ai miei amici Bencio e Isaac Demetrius la consideriamo un po’ come la nostra seconda casa. Mi piace il buon cibo e non dico mai di no a un bicchiere di vino. Ho un unico vezzo…

Dite, Leonardo…

Non mangio carne, né nulla che comporti la sofferenza e la morte dei miei amici animali. Sono convinto che anche loro abbiano un’anima… Ma questo non ditelo a fra Girolamo Savonarola, altrimenti poi mi tocca sorbirmi le sue prediche! Lui si che è un inguaribile musone, sempre a straparlare di Inferno, demoni e peccati. Comunque, se volete saperlo, amo pranzare in compagnia, chiacchierare e circondarmi di gente allegra. Anche se, ora come ora, devo fare un po’ d’attenzione a chi frequento. O rischio di finire di nuovo nei guai!

Vi riferite al processo che qualche anno fa vi ha visto accusato di sodomia?

Piano, piano…Abbassate la voce! Firenze è una piccola città quando si tratta di pettegolezzi e maldicenze. Comunque sono stato prosciolto da ogni accusa…

Facile quando il vostro coimputato è il nipote del Magnifico! Se foste finito alla sbarra da solo o in compagnia di qualcuno meno nobile e ben apparentato del vostro amico Lorenzo Tornabuoni, probabilmente non saremmo qui a parlare…

Sì, di questi tempi i sodomiti rischiano il rogo. È vero, frequentavo la taberna del Ribaldo, ero giovane e avevo voglia di divertirmi. Lavoravo tutto il giorno nella bottega del Verrocchio e la sera andavo a bermi un bicchiere in compagnia. Ma non ho mai conosciuto quel ragazzo, quel Saltarelli con cui dicono che mi sarei intrattenuto in convegni… carnali. Non sapevo che si prostituisse! Come ho già detto, sono stato assolto cum conditione ut retumburentur, a condizione cioè che nessuno ripetesse l’accusa. E non mi sembra che ciò sia successo! Comunque se volete andare andare avanti tutto il giorno a parlare delle mie presunte preferenze amatorie, ditemelo. L’intervista finisce qui! Vorrei considerare chiuso quel maledetto… malinteso. Una volta per tutte!

No! Per favore, mastro Leonardo, non andate via. Anzi, guardate, stanno arrivando le nostre zuppe… Prometto che non vi chiederò più nulla di quella storia.

Benissimo. Voi non sapete quanto quelle accuse mi abbiano danneggiato. Una volta terminato il processo, per quasi quattro anni, nessuno mi ha più ordinato un dipinto, una scultura… Io lavoravo soprattutto con i religiosi, dipingevo immagini sacre, pale d’altare. Con la nomea che mi era rimasta cucita addosso… Ma assaggiamo questa deliziosa acquacotta: con una fetta di pane, un filo d’olio d’oliva e una bella spolverata di cacio sarà una vera delizia.

L’immagine che è arrivata ai giorni nostri vi dipinge come un vecchio curvo e serio, dotato di un gran barbone e perennemente imbronciato…

Sul barbone hanno ragione (ride, accarezzandosi la lunga barba bionda ndr)… E vecchio lo diventerò sicuramente visto che lo scorrere del tempo, purtroppo, non è un’opinione. Ma musone no, non si può proprio sentire… Al contrario amo molto stare in compagnia. Mi piace molto ridere e far ridere. E adoro raccontare storielle. Volete sentirne una?

Certo!

Questa mi è piaciuta talmente tanto che, per non dimenticarla, l’ho trascritta sul margine di uno dei miei manoscritti. C’era un mercante che viaggiava con un frate. Giunti in una locanda all’ora di cena, l’oste comunicò che gli era rimasto solo un piccolo polletto bastante appena per una persona. “Nella vostra regola c’è scritto di fare digiuno e penitenza?”, chiese l’uomo al religioso. “Sì”, rispose quello. “Allora questo è mio”, disse il mercante, mangiandosi tutto l’arrosto e lasciando il frate senza cena. Il giorno dopo i due incontrarono un fiume da guadare. L’uomo non voleva bagnarsi i piedi: “Nella vostra regola non c’è scritto che dovete aiutare il prossimo?”. “Sì”, disse il monaco. Il mercante gli saltò sulla schiena: “Portatemi dall’altra parte del fiume allora”. Il frate se lo caricò in spalla. Ma una volta giunto in mezzo al guado chiese: “Ditemi buon uomo, voi avete dei fiorini in tasca?”. Il mercante rispose: “Certo, porto sempre dell’oro con me”. Il frate lo fece cadere nell’acqua dicendo: “E no! La nostra regola ci proibisce di portare denaro con noi! E visto che voi eravate sopra di me…”.

Molto divertente! Ma torniamo a temi più seri. So che da poco vi siete trasferito a Milano.

È esatto. Sono stato assunto dal Duca Ludovico il Moro come ingegnere militare presso la corte del castello Sforzesco. Ho anche trovato casa, una vecchia taverna appena fuori città, si chiama Cascina Bolla. C’è tutto lo spazio necessario per vivere e per costruire un bel laboratorio…

In realtà qualcuno sostiene che a farvi andare via da Firenze siano stati i rapporti non proprio idilliaci con Lorenzo de’ Medici…

Fandonie… Maldicenze… Bugie! Se Sua Signoria non mi tenesse in considerazione, perché affiderebbe a me la risoluzione delle sue indagini più complicate?

Forse a voi da fastidio che lui non vi consideri come artista e come inventore?

Bene, diciamo che ho l’impressione che Sua Signoria preferisca a me persino quel moccioso di Michelangelo Buonarroti. Che a sette anni è già invitato alla sua tavola! L’unico lavoro che mi è stato commissionato dai Medici, fino ad oggi, è stato il ritratto a carboncino dei cadaveri degli impiccati della congiura dei Pazzi.

Sapete, quelli esposti in piazza della Signoria? Diciamo che Ludovico il Moro mi ha offerto il modo di dedicarmi completamente alle mie passioni, all’arte e alla scienza. Ora sto preparando i bozzetti per realizzare la più grande statua di bronzo mai costruita, quella equestre di suo padre, Francesco Sforza. Sono sicuro che il Magnifico morirà d’invidia appena lo verrà a sapere. Altro che indagini… Sono un artista, io!

Luca Arnaù

Firenze, 1481. Uno spietato assassino, subito ribattezzato “Strappacuori”, uccide le sue vittime dopo indicibili tormenti, strappando loro il cuore. Ser Pardo de’ Giovannini, consigliere del Magnifico, ha bisogno di qualcuno che conduca le indagini in modo non ufficiale: le vittime sono molto vicine a Lorenzo de’ Medici. Decide allora di avvalersi dell’ingegno del giovane Leonardo da Vinci. Con l’aiuto di Bencio, il suo giovane allievo, e di Lapo Caperna, il Capo delle Guardie, Leonardo inizia la sua indagine mentre i delitti si susseguono inarrestabili. Grazie al suo acume si accorge ben presto di un inquietante filo conduttore che sembra guidare la mano del colpevole: è l’Inferno dantesco. Ma l’astuzia di Leonardo dovrà fare i conti con la spietata freddezza di un assassino che non si ferma di fronte a nulla pur di portare a compimento la sua raccapricciante opera. Anche per un genio come Leonardo, risolvere questo mistero potrebbe non essere così facile…

1482. Firenze è ormai sull’orlo della guerra con Milano e la città vive giorni di grande tensione. A peggiorare la situazione, un terribile delitto si consuma in piazza di Santa Maria del Fiore, davanti a una folla di attoniti concittadini: il gonfaloniere Ridolfi viene ucciso dal colpo di una modernissima arma da fuoco. Oltre al prestigio della vittima, crea sconcerto la modalità dell’omicidio: le armi da fuoco sono poco usate e tutt’altro che potenti e precise. A indagare sulla macabra esecuzione viene chiamato ancora una volta il giovane Leonardo da Vinci. Affiancato dal fedele aiutante, Iacopo Bencini, il geniale investigatore si ritrova ben presto alle prese con una catena di delitti che sembra condurre allo stesso abilissimo assassino. Mentre cerca di trovare il bandolo della sanguinosa matassa, Leonardo viene avvicinato da un agente del misterioso Uffizio del Silenzio, un’organizzazione segreta che risponde direttamente a Lorenzo de’ Medici. Grazie al suo aiuto, il giovane da Vinci capisce che la minaccia che sta affrontando viene da molto, molto lontano…

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