Narrativa recensioni

Sei nei miei occhi – Francesco Pollastri

Trama:

Una missione archeologica in una remota regione del vicino oriente indaga i resti di una città di cinquemila anni fa, mentre una guerra etnica imperversa sui territori circostanti. L’emersione del passato e la scoperta dei suoi segreti più profondi accompagna la regressione dei membri del gruppo verso elementi ancestrali; il ritrovamento di una stele che fornisce risposte a domande fino a quel momento insolute scatenerà le passioni e il desiderio di riscatto di uomini e donne.

Recensione a cura di Roberto Orsi

Francesco Pollastri con questo libro ci porta al caldo. La storia che ci racconta ha il sapore del sudore, la luce del sole accecante, il gusto della polvere che ti entra in bocca, infida.

Assistiamo da vicino alla vita di una comunità di archeologi in missione nel vicino Oriente. Si nota la mano dell’esperto archeologo, di chi sa cosa vuol dire rimanere per diversi mesi lontani da casa, lontani dagli affetti, lontani dalla routine e dalle nostre certezze.

Una vita, quella in missione, caratterizzata da alti e bassi. Umore altalenante che può passare dallo sconforto totale a un’euforia dilagante che contagia tutti quelli che si hanno al proprio fianco. Nel libro di Francesco Pollastri, si è trascinati sull’ottovolante delle emozioni.

Ogni protagonista ha la sua storia, il suo passato, da cui fuggire o a cui ritornare. Hanno speranze per il futuro, hanno conosciuto la delusione e l’amore, la felicità e il dramma della fine di una relazione. Ma tutti sono lì con un obiettivo, riportare alla luce i resti di antiche civiltà, e possibilmente essere i primi a farlo. Anche se questo significa rimanere piegati per ore sotto un sole cocente e ricavarne un solo pezzo di ceramica appartenuto ad un vecchio vaso.

“In questa terra l’assenza di ciò che quotidianamente si è abituati a trovare intorno induce a soffermarsi su tutte quelle assenze che costituiscono la vera essenza della vita di ciascuno di noi”

La potenza delle scoperte nei siti archeologici non è semplice da capire. Probabilmente bisogna esserci, essere presenti al momento stesso della rivelazione e subirne il fascino. La fatica e gli sforzi vengono ripagati.

“Ritrovava l’archeologia, il suo vero significato, la regressione nel passato, la scoperta strato dopo strato di quello che stava al di sotto, di tutte le testimonianze che avevano lasciato le persone, dei gesti che avevano compiuto, le scorie metalliche che avevano gettato da un lato, del vaso che avevano posto in un angolo, del muro che con tanta attenzione avevano realizzato allineando l’una sull’altra pietre squadrate.

Luca Drovetich, coordinatore del gruppo in missione, incarna bene queste sensazioni. L’autore ci restituisce un’immagine schietta dell’archeologo: deciso, determinato, professionale con il resto dello staff, ma così profondo e fragile. Proprio come uno dei vasi di porcellana ritrovati durante la missione. Bello, austero, importante, ma così facile da rompere.

“Luca teneva gli occhi chiusi, tutto il suo essere era rivolto verso sè stesso, a ciò che si muoveva dentro di lui, paura, eccitazione, oppressione, vendetta, sensazioni indefinite, nebulose, stese le mani e trovò le criniere consumate da trentasette secoli, lasciò che il trono lo ingoiasse completamente

La vita in missione, lontano dal mondo occidentale porta i  personaggi a ragionare sulla propria vita. Ogni lettore può immedesimarsi facilmente nelle storie comuni di Luca, Edoardo, Ettore, Dalila, Gabriella, Viola, Monica, Vincenzo e Tommaso. L’autore ce li presenta attraverso i loro discorsi serali, prima di coricarsi, con flashback della loro vita raccontati ai compagni di avventura. Attraverso i loro pensieri li conosciamo meglio ed entriamo in confidenza con ognuno di loro, piano piano, leggendo le pagine del libro.

Tutti loro hanno un conto in sospeso con la vita in Italia, ognuno con le sue preoccupazioni, i suoi timori, la voglia di ricominciare qualcosa o continuarla. Il tempo di riflettere, in missione è tantissimo, le ore sono lunghe e calde. E se durante il lavoro giornaliero, questo ti tiene occupata la mente è la sera che arrivano i pensieri, quelli più profondi e quindi anche più “scomodi”. Quelli che prima o poi devi affrontare. Un’antitesi tra il passato, nell’attività di scavo, e il futuro che li aspetta una volta terminata la missione. Il passato quello remoto, anzi remotissimo non spaventa, affascina. Ma il passato recente invece ti tocca da vicino, ti mette davanti alla realtà e si ripercuote sul tuo presente e il prossimo futuro.

“Il processo regressivo del lavoro dell’archeologo, la rimozione strato per strato di tutte le sovrastrutture, di tutti i depositi che si erano sedimentati sulle fasi primordiali di una comunità umana finisce sempre per assumere un carattere simbolico così intimo che la ricerca diventa spesso ricerca di se stessi.”

Un libro consigliato a chi vuole intraprendere due tipi di viaggi: uno virtuale nel vicino Oriente, nelle terre aride tra Iraq e Siria, l’altro molto più reale dentro sé stessi. Tanti gli spunti di riflessione che permettono al lettore di fermarsi a pensare.

Copertina flessibile: 290 pagine

Editore: Press & Archeos (1 ottobre 2017)

Collana: Press & Archeos

Lingua: Italiano

ISBN-10: 8896876850

ISBN-13: 978-8896876855

Link d’acquisto: Sei nei miei occhi 

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