Curiosità Viaggio nella storia

Lo sai cosa sono i Christmas crackers?


Sono uno dei tanti simboli del Natale nel Regno Unito: sono dei pacchettini scoppiettanti che vengono posizionati a tavola, durante la cena di Natale. Vengono generalmente condivisi da due persone, che con le braccia incrociate afferrano le due estremità, uno da un lato e uno dall’altro e iniziano a tirare con un movimento rotatorio, fino a quando il cracker si apre “per lungo” su uno o su entrambi i lati, causando il classico suono dello “scoppio” derivante delle carte chimiche interne, permettendo così anche la fuoriuscita delle cose che si trovano nel cilindro. Il commensale che resta con la parte più grande del crackers tra le mani vince il premio nascosto nel pacchettino.

I Christmas crackers furono creati per la prima volta durante l’era Vittoriana, tra il 1845 ed il 1850, da un pasticcere di nome Tom Smith. Inizialmente a seguito di un suo viaggio in Francia, dopo aver visto a Parigi alcuni dolcetti denominati “bon bon”, mandorle ricoperte di zucchero avvolte in graziose carte, e di ritorno a Londra decise di produrre e vendere quegli stessi dolci anche in Inghilterra, ma aggiunse al suo bon bon il fulminato d’argento, in grado di ricreare un’esplosione chimica innescata dall’attrito, riuscendo ad ottenere il suono dello “scoppio”. Abbandonò il nome di “bon bon”, e diede ai suoi crackers la denominazione di Cosaques (ispirandosi ai soldati Cosacchi noti per sparare in aria mentre si trovano sui loro cavalli) e inserì al loro interno dei piccoli regali.

Ma la tradizione dei regali a Natale è lunga e antica. Deriva dallo scambio delle strenne, rigogliosi rami consacrati che gli antichi Romani si scambiavano il primo gennaio come augurio di prosperità e di abbondanza.
Secondo la leggenda fu Tito Tazio il re dei Sabini – quello del Ratto delle Sabine – a dare il via all’usanza. Si racconta infatti che una volta il sovrano chiese in dono ai suoi sudditi, ogni capodanno, un ramoscello d’alloro o di ulivo colto nel bosco sacro della dea Strenia (da cui la parola “strenna”).
Dopo tale richiesta anche i comuni cittadini cominciarono a regalarsi a vicenda questi rami sacri e la tradizione sarebbe poi stata “assorbita” dai Romani, i quali la modificarono un po’.

Durante i Saturnali, ricorrenza popolare per propiziarsi l’abbondanza dei raccolti durante la bella stagione, oltre a scambiarsi rami d’abete, simbolo di eterna prosperità, i Romani permettevano agli schiavi di partecipare ai banchetti e tutti si scambiavano regali come segno di benevolenza.

Secondo altri studiosi, invece, lo scambio dei regali natalizi è una abitudine che nasce in epoca cristiana moderna, in concomitanza con la nascita di Cristo.
La Chiesa antica, difatti, non celebrava il Natale prima della nascita di Cristo e per l’appunto il ‘Natale’ non esisteva in quanto giorno sacro.
La storia dei regali di Natale era legata sì alla nascita di Cristo, ma in modo particolare ai doni fatti a Gesù bambino dai Re Magi: oro, incenso e mirra.

Verso la fine del Medioevo si iniziò a fare dei doni ai bambini perché ricordassero la nascita di Gesù come un momento di gioia.

Da allora, l’usanza dei regali di Natale non è mai finita. I bambini soprattutto li trovano sotto l’albero addobbato, lasciati da Babbo Natale (mentre in Francia li lascia nelle scarpe dei bambini), tutti belli impacchettati in carte colorate da scartare con gioia e stupore.

Ma non sempre i regali sono stati impacchettati.

Le prime modalità di impacchettamento sono state registrate in Asia, in cui dominava l’idea che i regali incartati portassero fortuna alla persona che li riceveva.

In Occidente, invece, l’introduzione della carta da regalo con cui impacchettare i doni, e divenuto poi un classico della stagione natalizia, risale alla  fine del XIX secolo. Prima di allora i regali erano “visibili”, al massimo impacchettati con carta bianca o nocciola chiaro, oppure semplice carta velina. Furono i fratelli Hallmark, nel 1917, a dare il via alla tradizione della carta da regalo. Gli Hallmark gestivano una cartoleria a Kansas City e quell’anno la stagione degli affari fu così positiva che finirono la carta velina usata per incartare i regali; i fratelli trovarono nel magazzino una pila di fancy French – una carta destinata al rivestimento delle buste – la esposero in vetrina, fissarono il prezzo a 0,10 dollari a foglio, e il successo fu immediato.

E ora, facciamo una incursione nei regali storici più ambiti e desiderati nel Novecento?

All’inizio degli anni ’20, con la Grande depressione ancora lontana, i regali più ambiti erano auto, elettrodomestici e capi all’ultima moda.

Le automobili non erano appannaggio dei soli uomini, – in una pubblicità della Overland si legge chiaramente il messaggio ai mariti di acquistare un’auto per la propria moglie, un segno dell’accettazione delle donne come guidatrici, ma anche del fatto che in famiglia ci si poteva permettere ben due mezzi.
Seguivano, nella lista dei desideri, i dispositivi tecnologici come aspirapolveri e l’antesignana della moderna lavatrice; mentre per le donne non amanti della cura della casa, il regalo desdierato era The Health Builder, un macchinario dimagrante brevettato da John Harvey Kellogg (sì, quello dei cereali). Non potevano neanche mancare gli accessori fashion: una borsetta a mano effetto rete firmata Whiting & Davis per lei, mentre per lui bottoni da colletto e gemelli coordinati della Krementz, il principale produttore in tutto il mondo al tempo, un’attività figlia del suo tempo, svanita con lo svanire dei colletti staccabili.

Nel 1930, invece, con l’onda della Grande Depressione la smania di acquisti per il Natale diminuisce, ma non certamente tra le classi più abbienti. In questi anni, l’oggetto più desiderato in assoluto era la radio, che al tempo era vero e proprio oggetto d’arredo realizzato in legno pregiato da esporre in salotto; seguiva il refrigeratore, antenato del moderno frigo e la macchina da scrivere.
Mentre i più piccoli nella letterina per Babbo Natale chiedevano una bici.

Nel corso degli anni ’40, con l’imperversare della seconda guerra mondiale, il Natale era l’unico un periodo in cui ci si poteva concedere un momento di gioia e condivisione.
Dopo il frigorifero era il congelatore il regalo predieltto ma in realtà questi sono gli anni del glam, e non mancavano quindi i bijoux della storica maison Trifari che divennero dei gioielli in argento assai preziosi visto che durante il secondo conflitto bellico era difficile reperire materia prima.
Molto richiesti erano anche gli eleganti set di spazzole e specchietti in argento, per le donne; per gli uomini, invece, stilografiche o cravatte, obbligatoriamente con fantasie natalizie.


Ma il regalo di Natale più grande del mondo è e resta ancora la Statua della Libertà di New York. Fu donata dai francesi agli Stati Uniti d’America proprio il giorno di Natale come simbolo dell’amicizia tra Francesi e Americani. 

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