Trama 1861. Al tramonto del Regno delle Due Sicilie e all’alba dell’Unità d’Italia, una nave dell’esercito garibaldino parte dalla Sicilia con a bordo un carico di esplosivo e una truppa di militari inglesi, sotto il comando di un colonnello britannico. La nave “Ercole” approda a Jeranto, un luogo paradisiaco, e porta qui morte e distruzione: le zie di Angelo Dell’Aquila, che è già stato avvertito dalla madre morta anni prima in un misterioso sogno premonitore, vengono uccise in modi atroci, e tutti gli abitanti del luogo sono in pericolo. Angelo e i suoi due amici d’infanzia, Marianna e Gennarino, dovranno fare i conti con la realtà, e dovranno cercare di raccogliere le loro forze per far fronte al pericolo imminente. Riusciranno i tre a superare le ferite inferte loro dalla terribile invasione, e a sopravvivere al terribile attacco? E perché le truppe garibaldine si sono recate proprio a Jeranto per seminare terrore e morte? Recensione a cura di Laura Pitzalis Secondo libro di Lucio Sandon che leggo e che conferma le impressioni che ho avuto con la lettura di “La macchina Anatomica” (puoi trovare la recensione qui): libro accattivante, suggestivo, intenso, divertente, surreale. Cambia il periodo storico, qui siamo nel 1861, alla decadenza del regno Borbonico delle due Sicilie e ai primi passi verso l’Unità d’Italia, ma l’atmosfera onirica, esoterica e nello stesso tempo adrenalinica, feroce, criminosa c’è tutta. Come c’è la verve ironica che fa da sottofondo a tutto il romanzo, rendendo la lettura piacevole e godibile e smorzando alcune scene abbastanza crude e tachicardiche. Perfetta la caratterizzazione dei personaggi, non stereotipati ma ognuno con la propria indole che li rende reali e originali … persone con i loro pregi e difetti, le loro emozioni e le loro paure che Lucio Sandon riesce a rendere in modo esemplare e veritiero: splendidi sono le reazioni di Angelo, Marianna e Gennarino nel loro primo viaggio in treno:
Tutti e tre, le teste vicine per farci coraggio con il vento che si insinuava nei capelli, viaggiavamo ridendo e praticamente fuori dal finestrino, per non perderci un attimo di quella corsa meravigliosa.
o vedendo Napoli per la prima volta:
A me sembrava solo una gran folla informe di gente urlante e frettolosa. Una grandissima confusione, mi girava la testa. […] Gennarino […] si limitava a guardarsi intorno estasiato da quello che vedeva. Il mio amico era cresciuto nei boschi intorno a Jeranto, con l’unica compagnia delle pecore e del padre, e ora quel mondo gli sembrava meraviglioso.
Una menzione speciale per i paesaggi, i luoghi che più di una volta mi hanno talmente affascinato che leggevo e cliccavo su google per visualizzarli … ed erano come l’immaginavo dalla descrizione! Un libro che mi ha incuriosito non poco e suggerito tante domande a cui solo l’autore potrebbe rispondere. E allora perché non farle direttamente a lui? Detto fatto ecco la mia chiacchierata con Lucio Sandon. Ciao Lucio, grazie per aver accettato di dedicarmi un po’ del tuo tempo per questa chiacchierata e per la tua pazienza a rispondere alle mie curiosità. Hai pubblicato due raccolte di racconti con protagonisti cani e gatti, “Animal Garden” e “Vesuvio Felix”, e una raccolta di racconti comici “Il Libro del Bestiario veterinario”. Poi i tre romanzi storici: “Il Trentottesimo Elefante”, “La Macchina Anatomica”, e “Cuore di Ragno”. Chi o cosa ti ha ispirato nella stesura di questi ultimi e soprattutto chi o cosa ti ha portato a includere come protagonista la dea Tanit, la più importante dea cartaginese dalle denominazioni antitetiche ed ambigue, una di quelle divinità di cui si sa ben poco? La mia voglia di scrivere un thriller storico scaturisce dall’ammirazione che ho sempre provato nei confronti della figura di Annibale Barca, il geniale condottiero cartaginese che con una mossa inaspettata riuscì a spostare il fronte di guerra dalle rive dell’Africa alle porte dell’allora capitale della più grande potenza militare, usando anche delle armi nuove e sconosciute ai suoi nemici, e venne sconfitto solo dalla sua sfortuna o forse dalla vendetta di una divinità a lui avversa. I fenici portarono Tanit a Cartagine: era la loro dea della luna, dell’acqua dolce e del piacere. Poiché la luna è mutevole nelle sue fasi, le vennero attribuite anche denominazioni antitetiche quali dea dell’amore e della morte, creatrice e distruttrice: in sostanza è un’entità alla quale si può attribuire ogni nefandezza. Per me Tanit rappresenta la figura del male assoluto, “il Cattivo” per eccellenza. Nei tuoi libri i personaggi protagonisti hanno lo stesso nome, Angelo e Marianna, anche se con fisionomie e compiti diversi. C’è un significato? I romanzi che ho scritto e anche i prossimi, sono basati sulla contrapposizione tra la “cattivissima” Tanit e le due figure dei protagonisti “buoni” che viaggiano nel tempo e tra le età dell’uomo, infatti sono di volta in volta dei ragazzini o dei giovani adulti o persone di mezza età, o ancora chissà… Ho notato leggendo i tuoi romanzi che c’è una base , una traccia uguale per tutti: un tesoro nascosto, un ciondolo che raffigura la dea Tanit e un pugnale che guidano il protagonista e l’avvisano dei pericoli … Come mai la scelta di riproporre quest’impronta in tutti i tuoi romanzi rischiando di provocare in chi legge la sensazione di un déjà vu? Si tratta in effetti di un filo conduttore che spero possa risultare riconoscibile proprio come mia impronta personale: i due protagonisti viaggiano nel tempo ma con lo stesso carattere e le stesse debolezze, mentre Tanit resta immutata nei millenni. A me piace moltissimo leggere romanzi nei quali convivono avventura e ironia e cerco di immettere le stesse passioni in quello che scrivo, e spero che questo possa colpire la fantasia dei lettori. Ho già pronti nel cassetto tre altri romanzi dei quali sono protagonisti Angelo, Marianna e Tanit. L’ambientazione temporale di “Cuore di ragno” è il 1861, la spedizione dei Mille per unificare l’Italia. Leggendo il libro mi è sembrato che descrivi i garibaldini e lo stesso Giuseppe Garibaldi non proprio come gli eroi che la storia ci ha tramandato e che fanno parte dell’immaginario collettivo. Sbaglio? Da che esiste il mondo, la storia viene scritta dai vincitori. Nonostante ciò, vedi Polibio e Tito Livio, alcuni storici non sono riusciti a fare a meno di esternare la propria ammirazione per gli sconfitti, nel loro caso verso Annibale. Invece nei libri che abbiamo studiato a scuola, l’unificazione dell’Italia non è quasi mai stata descritta correttamente, e pochi sanno che si è spesso estrinsecata come un feroce atto di guerra scatenata da un regno bellicoso, verso un altro, ricco e pacifico. Garibaldi era un avventuriero al soldo della corona inglese, e i Mille erano perlopiù militari britannici e ungheresi. Nel mio piccolo, ho voluto descrivere alcuni episodi realmente accaduti, come il furto dell’oro dalla banca centrale di Palermo e il successivo affondamento della nave che doveva portarlo a Genova, e il massacro di donne e bambini avvenuto a Pontelandolfo nel Sannio. Chiaro che per scrivere un romanzo un po’ di fantasia bisogna metterla, altrimenti diventa un saggio, e potrebbe risultare noioso. Quanto incide il fatto che sei un dottore veterinario nel mettere tra i protagonisti, oltre che persone, anche animali che hanno un ruolo importante sullo svolgersi della storia? I miei primi libri sono nati per gioco e si basavano essenzialmente sui ricordi di circa quarant’anni di professione sul campo nell’habitat vesuviano, piuttosto movimentato in tutti i sensi, quindi le impressioni e le situazioni con le quali di volta in volta mi sono dovuto confrontare mi hanno segnato profondamente. L’amore per gli animali mi ha accompagnato fin dalla tenera età, è quindi normale che essi entrino nei miei racconti così come sono sempre entrati nella mia vita. La precisione storica e ambientale di Napoli e dintorni oltre la sottile ironia, ottimismo e speranza del tipico napoletano, che impregna ogni riga del tuo romanzo, può portare a credere che tu sia un napoletano verace, invece sei di Padova… Nacqui nel 1956 in un paese che si chiama Sandon, arrivai a Napoli con la famiglia nel 1968. Mio padre ci disse che la prima sera avremmo dormito in albergo, e si fermò a Caserta: affacciato al finestrino dell’auto vidi in lontananza la reggia e pensai che quello era l’albergo più fantastico del mondo. Il giorno dopo andammo a visitare la cappella Sansevero con le meravigliose statue del Cristo velato e della Pudicizia, poi andammo nel mercato di Forcella: rimasi abbagliato dalle voci e dagli odori, e dopo 55 anni non ho ancora finito di restare stupito. Un’ultima domanda per finire… il tuo sogno (letterario) nel cassetto. Sogno spesso di svegliarmi un mattino ed essere diventato … Joseph Conrad! Mai dire mai, visto che in alcuni brani del romanzo un po’ lo ricorda, soprattutto quelli a dimensione onirica dallo stile che molto si avvicina allo “stream of consciousness” di Conrad! Copertina flessibile: 272 pagine Editore: Graus Editore (18 luglio 2019) Collana: Tracce Lingua: Italiano ISBN-10: 888346706X ISBN-13: 978-8883467066 Link di acquisto cartaceo: Cuore di ragno

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