Trama
In un mondo come quello odierno, in cui le religioni sono tornate ad essere forza motrice di rivoluzioni politiche e sociali, il “caso Savonarola” appare più che mai emblematico. Si tratta di un ‘comunicatore’ rinascimentale e del suo tentativo di trasformare una città “corrotta” come la Firenze medicea in una Repubblica di santi, avanguardia della rigenerazione dell’intero mondo cristiano. Giovandosi di una ricchissima tradizione di ricerche, la presente biografia ripercorre in chiave aggiornata la controversa vicenda del Frate che pagò con la vita la sua sfida alla Roma di papa Alessandro VI Borgia. Lasciando aperto l’interrogativo sulla santità o l’impostura del personaggio, l’autore presenta con scrupolo di obiettività e con ampie citazioni documentarie la figura di un visionario che salì alla ribalta della grande storia. In un crescendo di rivelazioni e moniti dal pulpito, Savonarola sfruttò spregiudicatamente la sua reputazione di uomo di Dio per elevare Firenze a nuova Gerusalemme, patria di un popolo rinnovato nei costumi e nelle istituzioni. Impose austerità e utilizzò la propaganda, ma si astenne dal fondare la sua riforma sulla violenza. Si attirò per questo il biasimo di Machiavelli, che nel rogo su cui il predicatore salì nel maggio 1498, vide il destino di qualsiasi profeta disarmato.
Le ragioni del suo tragico fallimento, destinato a lasciare una traccia durevole sulla coscienza cristiana di Firenze e non solo, sono qui ripercorse alla luce della storia generale dell’Italia di fine Quattrocento, di cui l’autore è tra i maggiori esperti sulla scena internazionale.

Recensione a cura di Roberto Orsi
Recensire un saggio non è mai cosa semplice. Se aggiungiamo che il libro tratta un personaggio incredibile del primo Rinascimento italiano come Girolamo Savonarola, il compito si fa ancora più arduo. Vero anche che questo saggio di Marco Pellegrini affronta la parabola del predicatore domenicano con una disamina completa che non può non affascinare gli appassionati di storia e di questo specifico periodo.
Dopo una breve parentesi sulla gioventù di Savonarola, l’autore concentra la narrazione degli eventi nel quadriennio che va dal 1494 anno della cacciata di Piero de’ Medici da Firenze, al 1498 quando il frate venne processato e giustiziato sulla pubblica piazza della Signoria.

Per tutta la vita, e con più insistenza negli ultimi anni, Girolamo Savonarola aveva supplicato Dio di donargli il privilegio del martirio. Eppure, quanto tra l’aprile e il maggio 1498 giunse il momento di andarle incontro, egli si scoprì impreparato.

Questo saggio corrisponde a un viaggio nei meandri della psiche del personaggio. L’autore, studiando le tantissime fonti che vengono menzionate alla fine del libro, ha ricostruito la figura del predicatore da un punto di vista più oggettivo possibile. Savonarola e il suo pensiero vengono riproposti in un testo per certi aspetti anche molto tecnico. Le digressioni filosofiche a cui si lascia andare l’autore nello spiegare i sermoni e gli scritti del frate, possono risultare anche un po’ ostiche per una mente meno “allenata”, ma Pellegrini ha la grande capacità di riproporre certi concetti da diverse angolazioni, il che permette di entrare nel vivo del pensiero savonaroliano mentre si procede nella lettura.
Originario di Ferrara, una volta giunto nel convento domenicano di San Marco a Firenze, Savonarola si introduce gradualmente sulla scena politica e religiosa della città. La sua scelta iniziale sembra quella di fuggire da un mondo che non riconosce improntato sulla via del Signore e delle Sacre Scritture. Ben presto però si rende conto che le sue prediche all’interno del convento hanno un certo sostegno da parte dei confratelli. Il passo alle omelie dal pulpito della chiesa verso i cristiani devoti durante la Santa Messa è breve. Savonarola si convince di poter essere una voce importante sullo scenario politico della città di Firenze e non solo.

Anch’egli, come frate, avrebbe fatto la propria parte per contribuire a portare a salvezza il gregge di Cristo, senza presumere troppo di sé. Dalla fuga mundi, una volta fattosi domenicano, Savonarola approdò al nuovo orizzonte della cura mundi, una prospettiva atta a risignificare un’intera storia personale.

La cacciata di Piero de’ Medici nel 1494 e la fine della tirannia medicea in città, risulta essere l’occasione migliore per uscire allo scoperto. Quasi senza rendersene conto, il frate domenicano si ritrova un gruppo di seguaci sempre più consistente, in trepidante attesa di ricevere i suoi insegnamenti di vita.
È il momento di intervenire su una Chiesa Cattolica che ha perso di vista la sua originaria e genuina missione sulla terra, e si trova traballante su delle fondamenta che hanno perso la solidità di un tempo. Siamo negli anni del pontificato di Papa Alessandro VI, Rodrigo Borgia, una stagione che viene sempre ricordata per gli eccessi che hanno caratterizzato la vita ecclesiastica a Roma e non solo. Simonia, mercificazione di reliquie, nepotismo: sono solo alcune delle accuse più infamanti perpetrate ai danni del pontefice e di tutta la categoria cardinalizia.
Savonarola dal suo pulpito anticipa ciò che avverrà circa un trentennio dopo, con Martin Lutero e la riforma protestante.

La chiesa è venuta alla sera e siamo quasi senza luce, e ci bisogna pigliare delle cose aromatrice, cioè delle virtù odorifere, e racconciare e rinnovare questo corpo della Chiesa che, essendo quasi come morto, abbia a riviviscere

La Signoria di Firenze, orfana di un “elemento trainante” (o tiranno se volete leggerla come gli antagonisti della famiglia Medici) si ritrova in una situazione di rinnovamento completo. I Medici, che nel contesto di questo saggio appaiono per la loro accezione più negativa con i loro indubbi difetti nell’attività governativa, insieme alle molte iniziative positive del loro periodo, hanno lasciato comunque un vuoto di potere che deve essere occupato in qualche modo.
Savonarola promuove la “riforma popolare”, in antitesi a quella che è stata l’oligarchia (il potere di pochi, cioè delle più potenti famiglie di Firenze) degli ultimi decenni. Sostenitore della reformatio in membris, che avrebbe innescato un processo di guarigione di un sistema malato, attraverso una via diffusiva che dal basso saliva fino alla testa del potere decisionale.

Risponditimi adonca: non è gran virtute de uno omo a fuggire le sporcizie e le iniquitate del miser mondo, per volere vivere come razionale e non come bestia fra li porci?

Savonarola è stato capace di lasciare un’impronta indelebile del suo passaggio sulla città di Firenze, una città che “Si è fatta frate” come si usa dire. Una riforma basata sul rigore delle sacre scritture, dell’obbedienza a quei precetti cristiani di giustizia e solidarietà, che avrebbero guidato la città a diventare la “Nuova Gerusalemme”.

La ecclesia militans che rapiva la mente di Savonarola era popolata di martiri, di asceti, di intrepidi annunciatori del Vangelo pronti a dare la vita per la Gloria di Dio e la salvezza dei fratelli

Gli insegnamenti del domenicano, ricchi di figure retoriche, parabole e raffronti con le sacre scritture del vecchio e nuovo Testamento, assomigliano a un viaggio di redenzione per tutto il popolo fiorentino, verso una terra promessa. Una terra non materiale, bensì spirituale, in una comunione di intenti e una vita vissuta nella parola di Dio.

Attraverso i moniti che dispensava dal pulpito, Savonarola intese comparire anzitutto come l’araldo di Gesù Cristo crocifisso, e nelle sue prediche non mancavano mai i momenti di slancio devoto che davano origine a passaggi di commozione generalizzata.

In breve tempo i seguaci di Savonarola vengono identificati come “piagnoni” proprio dalle scene di commozione a cui si assisteva durante le sue prediche.
Savonarola fu, probabilmente, un uomo troppo avanti per il suo tempo. La predicazione religiosa a quel tempo non poteva prescindere da aspetti legati al potere temporale e alla politica. In quegli anni la grande frammentazione territoriale della penisola italica, con città molto potenti come Milano, Venezia, Roma e Napoli oltre ovviamente a Firenze, non garantivano la stabilità politica pronta a crollare come un castello di carte alla firma di una nuova alleanza. Sono gli anni della Lega Santa promossa per contrastare le due discese di Carlo VIII proprio sul finire del XV secolo, per riconquistare il regno delle Due Sicilie in mano agli Spagnoli. La vicinanza al monarca francese, professata da Savonarola, gli valse sicuramente qualche astio in più da parte degli altri sovrani, a partire dal pontefice Alessandro VI alleato degli Aragona.
Uno scontro che dal piano religioso molto presto si sposta su un terreno più materiale, legato alle sfere di potere.
Savonarola, nonostante molte delle sue idee possano apparire lungimiranti e sicuramente egualitarie dal punto di vista sociale, predicava fuori dal suo tempo. Un tempo che premiava i più forti e i più scaltri. Dove non ci si poneva molti scrupoli nell’eliminare avversari politici.
Un saggio perfetto per comprendere le dinamiche di un periodo storico molto complesso che la nostra penisola ha vissuto. Un periodo popolato di personaggi affascinanti da cui per certi versi abbiamo ancora molto da imparare.

Editore: Salerno (11 giugno 2020)
Collana: Profili
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8869733939
ISBN-13: 978-8869733932
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