Trama Un gruppo di giovani della Napoli “bene” degli anni ’30 accompagna il lettore tra le vicende legate alla Seconda guerra mondiale. Ambizione, intelligenza, speranza sembrano essere le chiavi per scoprire il futuro di questi universitari destinati, invece, a percorrere strade assai difficili. Recensione a cura di Laura Pitzalis L’alfiere di Norimberga di Fernando Fuschetti è un libro che mi ha lasciato confusa, infondendomi impressioni diverse e contrastanti. Gli argomenti presi in esame – tra i quali il dissolversi delle certezze istituzionali, la fedeltà e i tradimenti, il rapporto fra le generazioni, l’utopia e la realtà, il grande nodo della violenza – mi costringono a riflettere su alcune questioni brucianti e sempre attuali, prima fra tutte quella del rapporto tra la politica e la morale nell’avvenimento storico. Il racconto si svolge in un periodo che va dal 1932 al 1945, con un salto temporale nel finale che ci porta al 1987. Attraverso le vicende del protagonista, Eduardo de Dominicis, l’autore mi accompagna dalla Napoli inizi anni ’30, alla New York reduce della grande depressione, e poi di nuovo in Europa in piena seconda guerra mondiale, per ritornare a Napoli nel Maggio 1987, nei giorni in cui si festeggia il primo scudetto del Napoli Calcio. Mi scorta nelle mostruosità della storia raccontandomi la violenza, l’odio e la discriminazione sempre seguendo gli avvenimenti a cui va incontro Eduardo, facendomi infuriare per l’arroganza dei GUF, gruppi universitari fascisti, che con intimidazioni e prepotenza vessano chi non rientra nei canoni della dottrina fascista; irritare per la discriminazione razziale tra bianchi e neri nella New York degli inizi anni ’30, anche se mi lascio travolgere dalla musicalità afro-americana di Harlem e affascinare dai Gospel; inorridire dalla violenza e inumanità della guerra, dalle stragi di civili e dall’epurazione razziale. Un vero e proprio pugno nello stomaco lo ricevo quando, insieme a Eduardo, entro attraverso un cancello sormontato dalla scritta “Arbeit Macht Frei” e scopro di aver varcato la porta dell’inferno:
“ pochi superstiti che erano rimasti nel campo sembravano ombre che si muovevano come automi senza una meta e con una paura indescrivibile leggibile nei loro sguardi! […] Quello che ci diede la dimensione di quanti erano stati internati e uccisi furono i milioni di vestiti di uomini, donne e bambini che trovammo ammassati in diverse baracche.”
Un libro che, come ho detto prima, fa pensare e riflettere molto: quando si parla del processo di Norimberga, concordo con Eduardo secondo il quale in questa vicenda, nessuno, né vinti né vincitori, possono considerarsi esclusi da colpe. Se è vero che i primi sono stati colpevoli di crimini orrendi, è anche vero che le stesse democrazie europee non fecero niente per ostacolarli, né ospitando gli ebrei né favorendo una loro risistemazione.
Il comando militare alleato era troppo preso nel combattere lo strapotere dell’esercito tedesco, per dedicare una maggiore attenzione a quanto stava avvenendo e di cui era a conoscenza. Attuò la tattica dello struzzo, rimandando solo a vittoria ottenuta di salvare la faccia, come ti dirò, con i processi ai gerarchi e ai collaboratori. Si poteva fare di più? Io credo di sì!
Sicuramente mi è piaciuto il tema del libro, com’è stato sviluppato e come lascia al lettore, una volta arrivato alla fine, la percezione che molte vicende potevano essere evitate. Riconosco all’autore l’abilità nel raccontare con obbiettività gli orrori di un periodo storico, oppresso e feroce, mettendo in evidenza come la tendenza dell’uomo a far del male ai suoi simili, non è prerogativa di una sola fazione. Sono stata conquistata da Napoli e da come l’autore la rende viva e caratteristica sia con la descrizione dei luoghi, (Posillipo, il lungomare, Chiatamone con la sorgente dell’acqua suffregna di Santa Lucia, per citarne alcuni) che con quella della sua gente che ammortizza la tragicità della vita con il sorriso, la leggerezza, la vaghezza pensando che la giornata abbia un suo valore completo da vivere a pieno.
Addentrandosi nei vicoli per scendere verso il mare s’incontra la faccia triste di questa città dai mille volti, quella dei diseredati. Torme di ragazzini laceri e mal nutriti si aggirano per i vicoli in cerca di qualcosa da mangiare, rincorrendo i passanti per avere qualche centesimo.
Un amore smisurato per Napoli quello di Fuschetti, messo in risalto da un altro protagonista del suo libro: Il Napoli calcio, che vediamo nascere come squadra di quartiere fino all’apoteosi del suo primo scudetto. Una passione calcistica che fa da trait d’union ai diversi personaggi del libro.
Le strade erano piene di festoni e sui balconi sventolavano grandi bandiere azzurre […] L’intero piazzale esterno dell’aerostazione è stracolmo di bandiere appese ai pali della pubblica illuminazione e una enorme quantità di ambulanti vendono bandiere e gadget della squadra della città. Il professore resta incantato a veder quel movimento festoso che sembra alleviare le preoccupazioni di questa città sempre in lotta per una dignitosa sopravvivenza, ma è anche per questo che il professore ama questa città.
Tutti i personaggi, dal principale alla “comparsa”, sono magistralmente caratterizzati dall’autore, tratteggiati e resi reali, ognuno con le proprie emozioni, paure, attese. C’è qualcosa però, in questo libro, che non mi ha soddisfatto, lo stile usato dal Fuschetti, uno stile segmentato, che, personalmente, mi ha un po’ infastidito: non leggevo un romanzo ma una cronistoria. Questo mi ha impedito, in un primo momento, di appassionarmi alle storie personali dei vari protagonisti, di coglierne il pathos, rendendomi il tutto un po’ piatto e spoglio. In alcuni punti il racconto si fa prolisso, troppo dettagliato, quasi noioso come quando Eduardo, tornato dopo tanto tempo a Napoli per festeggiare la conquista del primo scudetto della squadra di calcio, racconta le ultime fasi della guerra, lo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento, la disfatta dell’esercito tedesco, la lotta partigiana, lo sbarco in Normandia, l’entrata dei Russi e Americani ad Auschwitz, il processo di Norimberga. Nonostante questo però, il libro lo promuovo e mi sento comunque di consigliarlo perché fornisce una lettura, storicamente rigorosa, degli ultimi tragici eventi della seconda guerra mondiale, visti… dal di dentro.   Formato: Formato Kindle Dimensioni file: 458 KB Lunghezza stampa: 236 Editore: Kimerik (31 dicembre 2018) Link acquisto ebook: L’alfiere di Norimberga Link acquisto cartaceo: L’alfiere di Norimberga  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *