La redazione di Thriller Storici e Dintorni non è ancora in vacanza e continuano le nostre interviste agli autori di cui abbiamo letto e aprrezzato (e recensito) i libri. Oggi siamo in compagnia di Marina Marazza. Ex manager editoriale, scrittrice, giornalista, conduttrice e autrice radiofonica, Marina Migliavacca Marazza è specializzata in tematiche di storia, di società e di costume. Collabora con diverse riviste tra cui «Io Donna». È autrice di romanzi, saggi e narrative nonfiction. Benvenuta e grazie per aver accettato questa nostra intervista. Iniziamo subito da una domanda che, essendo in TSD, non possiamo non rivolgerle: che cos’è la Storia per Marina Marazza? Ho sempre pensato che solo guardando il passato si riesca a dare un senso al presente. Marc Bloch, il padre della storiografia degli annali (che è nato il 6 di luglio come me, un cancerino, sì, ma tosto), diceva che uno storico non è un teorico, è uno che racconta fatti. Diceva che la Storia serve ad analizzare il passato in funzione del presente e il presente in funzione del passato. E dei fatti sono protagoniste delle persone, uomini e donne come noi, vissuti prima di noi. Sulla sua lapide, dopo che i nazisti l’hanno ammazzato, di Bloch hanno scritto: dilexit veritatem. Ecco, in maniera infinitamente meno eroica è questo che noi scrittori di storia dovremmo fare: meno invenzioni fantasy ed effetti speciali, più aderenza ai fatti, anche scomodi, se comprovati. La realtà storica è già ricchissima e movimentatissima, non serve distorcerla. A livello personale, la Storia è il mio modo di rendermi utile, mettendo a disposizione delle persone delle conoscenze attraverso lo storytelling, che avvicina molto di più di certe atroci conferenze e di certi illeggibili saggi, restando fedele agli accadimenti e suscitando emozioni. Quando ha scoperto che avrebbe cominciato a scrivere romanzi? Be’, da bambina solitaria ho cominciato a leggere molto presto e spesso quel che leggevo non mi convinceva fino in fondo. Mi sembrava incredibile, inverosimile, improbabile. Soprattutto, nelle storie ritenute adatte alle bambine, spesso era un personaggio maschile a risolvere la situazione, e faticavo a identificarmi, per cui non mi divertivo. Allora ho cominciato a pensare che sarebbe stato bello raccontare delle altre storie, dove ciascuno faceva la sua parte, come vedevo che capitava nella vita di tutti i giorni. Nella mia famiglia le donne sono sempre state forti quanto gli uomini, a modo loro. Un esempio? Mio padre Dante era il maggiore di tre fratelli partigiani delle brigate Matteotti. Col loro padre, il nonno Pietro, combatteva in montagna. La nonna era rimasta in paese, però andava avanti e indietro a portar cibo e messaggi. I fascisti l’hanno presa e le han fatto di tutto per farle dire dove erano nascosti i suoi ragazzi. Ma lei non l’ha detto. Quindi? Quindi alcune storie dovevano essere riscritte. E se raccontavano delle vicende realmente accadute, bisognava raccontarle nel modo giusto, con grande rispetto dei protagonisti, buoni e cattivi. Anche i cattivi sono molto umani, hanno spesso delle motivazioni, ma quel che han fatto va raccontato. C’è qualcuno che si stupisce a scoprire che perfino certi santi hanno fatto cose orribili. Ma così è. Galileo Galilei ha fatto monacare le sue due figlie, senza preoccuparsi se avessero o meno la vocazione. Non gli è nemmeno passata per l’anticamera del suo geniale cervello di rifletterci su un attimo. Ludovico Settala, il medico illustre, aveva capito meglio di tutti gli altri come combattere la peste, ma era convintissimo che Caterina andasse bruciata come strega. San Carlo Borromeo pensava di fare una cosa buona a far bruciare streghe a faccia in giù in val Mesolcina, perché da lì temeva che venisse un contagio che personalmente temeva più della peste e cioè quello dell’eresia riformata. Il buon cardinale Federigo Borromeo tanto agiografato dal Manzoni e che sgrida il povero don Abbondio per la sua viltà ha fatto murare viva la Monaca di Monza perché la sua punizione fosse esemplare per tutte le altre monache senza vocazione. Terribile, eh? Erano uomini del loro tempo. A noi sembrano dei mostri, con la mentalità di oggi. Ma non vale questo metro di giudizio. Se andiamo a rivedere di fino le biografie di tutti quanti, papi e politici, condottieri e inventori, martiri ed eroi, non so quante intestazioni di vie, scuole, ospedali si salverebbero… Quando ha incontrato Caterina la strega, che cosa l’ha colpita tanto da voler scrivere un romanzo su di lei?  Caterina è un caso tipico di donna poco e mal conosciuta. Al di fuori del pavese, pochi l’hanno sentita nominare e quei pochi la ritenevano una persona molto diversa dalla sua realtà storica. Il fenomeno della caccia alle streghe è conosciuto ed equivocato. Molte donne che ne furono vittime erano davvero delle magistrae herbarum o delle donne sapienti che praticavano forme di magia pagana o satanica per sopravvivere a una vita spaventosa. L’Illuminismo e i romantici ne han fatto delle verginelle ignare nelle mani di sadici torturatori. La Storia dice cose diverse, trova delle ragioni, stabilisce delle proporzioni. La cristianità tutta, cattolici e protestanti, dalla metà del Cinquecento alla metà del Seicento ha compiuto una strage in nome della Riforma e della Controriforma, che ha interessato tutta l’Europa e in particolare la Germania e quei paesi dove mancava un forte potere centrale, con delle punte in momenti di guerra, pestilenza e carestia, quando la ricerca del capro espiatorio era la norma. Il 25% delle persone finite sui roghi per stregoneria erano uomini, il 75% donne, per le quali l’appartenenza al sesso femminile finiva per costituire una sorta di aggravante. La vicenda di Caterina permette di ricostruire un’epoca, un territorio, un fenomeno, non potevo lasciarmela scappare, tanto più che abbiamo avuto la fortuna di mettere le mani sugli atti del suo processo. Un miracolo, perché gli archivi dell’Inquisizione di Milano sono stati volontariamente distrutti nel 1788 per volere dell’imperatore d’Austria, ma l’accusatore di Caterina era così illustre che i notai avevano fatto una copia riassuntiva solo per lui. E’ dalla sua copia, per una splendida beffa della Storia, che noi gente del 2020 sappiamo come sono andate le cose… cioè, che l’accusa era strumentale e infondata e il processo iniquo. Leggendo il suo ultimo romanzo, si rimane sorpresi i da tutti i personaggi storici le cui vicende intersecano quella della protagonista. Quanta ricerca c’è dietro un romanzo come La strega?  La ricerca storica è la parte più importante. Il lettore deve essere messo comodo dentro una macchina del tempo e da lì si deve partire per un viaggio delle emozioni e dei sentimenti. Tutto ha importanza, ogni dettaglio di vita quotidiana, cosa si mangia, come ci si veste, come si viaggia, come si parla. I luoghi sono molto cambiati, da allora. Bisogna riuscire a restituire agli occhi del lettore il panorama del 1617, la Milano del 1617, i mestieri lungo il Po del 1617. Quindi bisogna cercare e riverificare le fonti. E tenere presente che anche i contemporanei mentono. Un esempio? Negli atti del processo, che implicano di rendere testimonianza per più e più giorni (in tutto è durato qualche mese), i testimoni si contraddicono, dicono prima una cosa e poi un’altra. Caterina stessa prima si dice vedova, poi si lascia sfuggire che il marito non era morto quell’anno in cui si diceva… Il fatto di essere una fonte contemporanea non implica essere una fonte affidabile al 100%. Anzi, a volte ci sono molti interessi in gioco… è un lavoro intenso ma appassionante. Solo quando tutti i fatti sono disponibili in un chiaro fluire ci si mette a scrivere, e si risolve il problema di usare un linguaggio verosimile e comprensibile. Io per esempio ho lasciato idiotismi lombardi nei dialoghi, perché fanno parte della ricostruzione del territorio. Noi non l’abbiamo tanto presente, ma la Milano che Caterina trova è una Milano d’acqua, una piccola Venezia: i navigli non erano coperti. E uno che arrivava da Pavia era un forestiero, con un accento diversissimo. Quando Leonardo arriva a Milano da Firenze a fine Quattrocento, per esempio, non capisce una parola: si considera all’estero. I suoi libri parlano di donne; pensa che un giorno si dedicherà a un protagonista maschile?  In Io sono la strega (N.d.r.  Qui potete leggere la recensione al libro) un protagonista maschile c’è, molto forte. È Salem, l’esecutore di giustizia. Molti lettori mi hanno scritto di averlo considerato protagonista, assolutamente alla pari con Caterina.da Broni. E anche negli altri miei romanzi ci sono dei personaggi maschili forti. In realtà non c’è da parte mia alcuna preclusione a raccontare le storie degli uomini, oltre che quelle delle donne, e nella coralità della mia narrazione molti nomi emergono. Chi ha amato L’Ombra di Caterina (N.d.r.  Anche questo recensito da TSD, potete leggere qui ) ha apprezzato parecchio l’Accattabriga, per esempio, l’ex soldato di ventura marito di Caterina. Chi ha letto la Monaca di Monza si è incuriosito sul cardinal Borromeo e su Giovan Paolo Osio… Domanda di rito: ha in eleborazione una idea che si tramutera’ in un nuovo romanzo?  Prima della fine dell’anno è in uscita la riedizione di un mio romanzo molto forte, Miserere, ambientato nella Milano della peste del 1630, che ha per protagonista un’altra donna di cui pochi conoscono l’esistenza. È la figlia della Monaca di Monza, Alma, la bimba che lei partorì in convento mentre era l’amante di Giovan Paolo Osio. La sua esistenza è documentata, ma anche chi conosce la vicenda di Marianna de Leyva, più nota come suor Virginia, non sa che lei ebbe una figlia dalla sua sventurata relazione che la portò al processo e alla condanna. Un’altra storia tutta da raccontare… Grazie mille per essere stata con noi e averci parlato di lei e dei suoi libri! 

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