Narrativa recensioni

Natron – Cinzia Baldini

Recensione a cura di Laura Pitzalis

Il natron (carbonato di sodio idrato) è un minerale che deriva il suo nome dalla parola egizia del sale “nṯry“, che significa puro, divino, aggettivazione di “nṯr” che significa dio. Fu utilizzato fin dall’antichità per gli utilizzi più disparati, dalla pulizia del corpo all’igiene dentale, come agente conservante per il cibo, nella lavorazione della pelle, nella decolorazione dei tessuti e nella produzione di combustibile che bruciava senza produrre fumo (in aggiunta all’olio di ricino) ma, soprattutto, era uno dei componenti fondamentali nel processo di mummificazione dei corpi.

La sua capacità di assorbire acqua e di agire come agente disidratante fu subito evidente agli antichi Egizi che notarono quanto i cadaveri si conservassero bene nel clima arido del deserto in presenza di depositi di sale. Questo perché il natron assorbe l’acqua contenuta nelle cellule del defunto, contribuendo alla conservazione della salma, e degrada i grassi impedendo che batteri saprofagi possano nutrirsene.

Il titolo del romanzo si riferisce a questo processo, ben descritto dall’autrice con minuzia di particolari sulle tecniche di base, su alcuni procedimenti, come la preparazione di unguenti e l’uso di diversi tipi di bende, e sull’uso di sostanze ricavate da piante aromatiche.

Gli imbalsamatori depositano il corpo su una piatta sporgenza e dopo averlo spogliato, con manovre precise e perfetta conoscenza dell’anatomia, rimuovono i visceri e gli organi interni che tendono a decomporsi più velocemente. Anche a essi, ma separatamente, sarà riservato lo stesso trattamento del cadavere. Quest’ultimo, dopo essere stato lavato con l’acqua della vicina sorgente, deterso con olio di palma e accuratamente asciugato, è cosparso con sali di natron per provocarne la rapida disidratazione.

A questo punto si penserà che il libro della Baldini sia un romanzo storico, ambientato nell’Antico Egitto con un’accurata ricostruzione dell’epoca attraverso atmosfere, costumi, usanze del popolo egizio. Niente di tutto questo perché il genere del romanzo, per la maggior parte del libro, è un thriller avventuroso dove la suspense, la tensione e l’eccitazione sono gli elementi principali della trama.

Siamo negli anni 2000 e degli estremisti islamici seminano terrore in una spiaggia di una rinomata località sul Mar Rosso, prendendo in ostaggio un gruppo di turisti.

Un succedersi di scenari ad altissimo contenuto emozionale e adrenalinico ci coinvolgono grazie alla bravura dell’autrice nella caratterizzazione introspettiva dei personaggi che li rende empatici con le loro emozioni, paure, fragilità emotive restituendoli reali e per niente “supereroi all’Indiana Jones”, nonostante le situazioni tragiche e angosciose che devono affrontare.

I sette ostaggi si muovono con cautela, sanno di essere in bilico tra la vita e la morte come funamboli costretti ad avanzare su una corda tesa nel vuoto senza rete di protezione. Una loro eventuale mancanza, una mossa brusca o un gesto frainteso dai sequestratori, potrebbero condannarli a una fine prematura e orribile … La francese più anziana chiede ripetutamente ai rapitori un po’ d’acqua … Il carceriere, con un ghigno perfido le versa tutto il contenuto sul viso. L’anziana lecca avidamente le piccole gocce che riescono ad arrivarle alle labbra … Il persecutore, non soddisfatto del dispetto, si avvicina alla più giovane e le espone la gola sollevandole il mento. Sempre sogghignando come un invasato, sfodera un pugnale da sub e con la punta le sfiora la base del collo … La ragazza impallidisce e batte i denti per la paura. Non emette alcun grido mentre le lacrime le solcano il viso. Gli altri ostaggi, paralizzati dal terrore, boccheggiano. L’aria entra a fatica nei loro polmoni, chiusi dall’orrore del quale sono testimoni.

La parte storica del romanzo, invece, ha un posto rilevante nel libro ma come racconto esplicativo che serve all’autrice, tramite un’analisi storico-archeologica, a formulare tesi sul tema della storia delle religioni , andando oltre la storiografia ufficiale.

Qui sta, infatti, l’originalità del romanzo: con un lavoro di ricerca veramente elogiabile, la Baldini capovolge il “format” del romanzo storico partendo da un racconto frutto dell’immaginazione dell’autrice, per arrivare a narrare un evento storico del passato che diventa l’imput per approfondire e ipotizzare teorie, basate su documenti storici, diverse da quelle che sono la base della Storia formalmente accettata.

Ci troviamo, quindi, a leggere un libro dove l’autrice fonde sapientemente storia, costumi, tradizioni, avventura, archeologia, cronaca nera con uno stile narrativo fluido, coinvolgente e così dettagliato da rendere facile raffigurare mentalmente ciò che si legge.  

E non dimentichiamo l’ironia, elemento essenziale che contribuisce ad alleggerire la lettura rendendola scorrevole e piacevole e a smorzare a tratti le scene adrenaliniche e drammatiche descritte abilmente dalla Baldini con grande realismo.

Un libro che rimarrà impresso nella mia memoria soprattutto per quel finale prettamente storico che mi ha incantato e affascinato, ascoltando sognante e curiosa, come il piccolo Adham, la storia dell’ “uomo dei serpenti”, della sua politica rivoluzionaria, della “maledizione”di Tutankhamon, il Faraone bambino.

Sarete i primi a vedere e toccare con mano qualcosa di sacro. I resti mortali di un uomo che con il suo strappo alle regole della società in cui viveva ha impresso un nuovo corso alla storia. Una figura che torna prepotentemente alla ribalta dopo l’ingiusta condanna all’oblio come la mitica fenice che risorge dalle proprie ceneri

Si sa che la lettura oltre che un viaggiare nello spazio e nel tempo è anche un tramite per comunicare e aiutare il lettore a guardare di là del suo angolo di mondo e a riflettere.  La fervida mente della Baldini , in questo romanzo, lo fa magnificamente coinvolgendoci con le proprie tesi e congetture scrupolosamente documentate, che devono essere prese non come “verità storica” ma come segni, ipotesi da cui partire per formulare nuovi percorsi riguardanti l’archeologia e la Storia.

E solo per questo assolutamente da leggere: sarebbe interessante scambiare le varie opinioni dei lettori su questo punto. Voi che ne pensate?

Non ci può essere nessuna storia del passato così come questo veramente accadde. Ci possono essere solo interpretazioni storiche, e nessuna di queste è definitiva; e ogni generazione ha il diritto di crearsi le sue proprie interpretazioni. –  Karl Popper

Editore: ‎Linee Infinite (2 agosto 2021)
Lingua: ‎Italiano
Copertina flessibile: ‎266 pagine
ISBN-10: ‎8862472676
ISBN-13: ‎978-8862472678
Link di acquisto cartaceo: Natron

Sinossi
XVIII Dinastia Medio Regno (1352-1336 a.C.), settimo anno di governo del Faraone Amenofi IV che cancella le antiche divinità e impone il culto del dio unico Aton. Cambia il suo nome in Akhenaton e abbandona l’antica capitale, Tebe, per trasferirsi ad Akhetaton la nuova città da lui fondata. Dopo diciassette anni di regno il Faraone Eretico sparisce misteriosamente. Anni duemila: terroristi islamici rapiscono un gruppo di turisti in vacanza su una spiaggia del Mar Rosso. La prigionia, la fuga e un incontro inatteso faranno luce su uno degli enigmi tutt’ora irrisolto della storia dell’uomo. Cinzia Baldini ci conduce per mano, con sapiente maestria, attraverso i misteri di un popolo ormai scomparso, alternando passato e presente, avventura e azione, amore e mistero.

One Reply to “Natron – Cinzia Baldini

  1. Ringrazio LAURA PITZALIS che con questa superba recensione mi ha lanciata in un’orbita geostazionaria indefinita. Sono talmente felice, commossa e grata per l’accurata lettura che ha dedicato al mio lavoro che mi metterei a danzare sulle punte pure se non ne ho il fisico 😉 Grazie davvero Laura. Un commento che è il sogno di ogni scrittore ❤

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