Narrativa recensioni

Il segno della croce – Glenn Cooper

Recensione a cura di Roberto Orsi

Dio lo aveva scelto. Non aveva bisogno di sapere altro. Non doveva comprendere i disegni dell’Altissimo.

“Il segno della croce” è il primo libro con protagonista Calvin Donovan. Si tratta di un romanzo del filone “thriller storici” proprio quel tipo di libri per cui TSD è nato e continua ad esistere.

La commistione tra storia e religione è un mix vincente per gli amanti di questo genere e possiamo dire che nonostante le opinioni contrarie di molti detrattori, fedeli alla pura storia, gli autori come Glenn Cooper hanno il pregio di incuriosire su vari temi storici, intrattenendo il lettore con trame dal ritmo incalzante e coinvolgente..
L’autore gioca con la storia, nel senso buono del termine, la adatta alla sua narrazione contemporanea, inserendo quegli elementi di fantasia e sovrannaturale che solleticano la curiosità del lettore. Per questo: o lo ami o lo odi. C’è poco da fare, la platea si spacca molto spesso a metà quando si parla di questo genere di romanzi.
E in questo caso gli argomenti affrontati non sono di quelli “leggeri”. Le reliquie hanno da sempre un fascino particolare, io credo. Un tasto delicato che tocca le corde più sensibili del nostro inconscio. Ci devi credere, ci vuole un vero atto di fede per accettare che alcuni di questi oggetti siano autentici e davvero risalenti all’epoca della vita di Gesù Cristo. Spesso si legge che “con tutti i frammenti di Vera Croce che si trovano sparsi per il mondo sarebbe possibile ripopolare una foresta”.

Nel corso dei Secoli l’importanza di avvicinare al culto quante più persone possibili attraverso prove tangibili del passaggio del Cristo sulla terra, il prestigio che veniva riconosciuto a quel sovrano o vescovo in possesso di una reliquia, e le forti motivazioni economiche alla base del tutto, hanno portato ad una proliferazione quasi selvaggia delle reliquie.

Glenn Cooper ripercorre quella che fu la vita di Padre Pio attraverso il suo protagonista, padre Gio, un giovane italiano da poco nominato sacerdote, presenta le stigmate del Cristo sui polsi.

Guardare le piaghe lo faceva sentire male. Avevano il diametro di una moneta da due euro, ed erano profonde e sanguinanti.

Il Vaticano teme di non riuscire a gestire lo scalpore e l’ondata di “follia collettiva” che può investire il giovane sacerdote e vuole quindi vederci chiaro. Il Papa in persona invita il professore Cal Donovan a indagare sul fatto, facendo leva sulla sua grande esperienza e conoscenza delle religioni.

Io non temo i miracoli, li accolgo con gioia. Senza miracoli, la religione sarebbe solo filosofia. Se questo giovane, padre Gio, ha davvero ricevuto le stigmate di Cristo, io ne sono felicissimo. Un miracolo simile non metterebbe in ombra il papato, anzi rafforzerebbe le nostre istituzioni e la nostra fede.

Senza pregiudizi e preconcetti, il prof. Donovan si ritrova in un piccolo paese dell’Abruzzo immerso in una vicenda capace di controvertere ciò in cui si è creduto (o non creduto) fino a quel momento.

Il tuffo nella storia, con questo libro, attraversa i duemila anni dopo la nascita Cristo, a partire dai grandi storici del mondo antico come Eusebio di Cesarea, erudito padre della Chiesa vissuto a cavallo tra il III e il IV Secolo e di Teodoreto di Cirro, vescovo e storico siriano del V secolo. La storia delle reliquie affonda le radici nel tempo che fu, con un velo di mistero che mai è stato completamente sollevato. Attraverso i testi conservati negli archivi della Biblioteca Vaticana, si ripercorrono le tracce di questi oggetti sacri, fin dall’imperatrice Elena, la madre di Costantino, la prima collezionista di reliquie della Storia.
Il fascino del mistero e dell’occulto non ha risparmiato nemmeno Adolf Hitler e il suo Reich. Attraverso l’Ahnenerbe, associazione fondata da Heinrich Himmler, il regime nazista condusse ricerche nel campo della storia antica, studiando i fatti da un punto di vista scientifico, in maniera oggettiva e senza falsificazioni, allo scopo di dimostrare scientificamente la discendenza del popolo tedesco dalle razze nordiche e la conseguente superiorità rispetto alle altre etnie.

Antartide. È qui che recupereremo i tesori più preziosi che si conoscano. E, quando lo faremo, saremo molto vicini all’alba di una nuova era, una nuova madrepatria, un nuovo Reich.

È un viaggio in quella storia permeata di esoterismo e mistero, dove fede e scienza, religione e fisica, si scontrano su un terreno impervio di convinzioni e prove inconfutabili. L’annosa diatriba tra conosciuto e occulto, in quella linea sottile che divide il ponderabile dall’inspiegabile, è la protagonista assoluta di questo thriller di Glenn Cooper, che rimane comunque un romanzo e come tale va approcciato.
Laddove alcuni fenomeni non trovano (ancora?) una razionale spiegazione logico-scientifica, si sfocia nell’imponderabile che solo un “atto di fede” permette di accettare. Non è di certo l’intenzione di questo libro, né tanto meno del sottoscritto con questa breve recensione, convincere il lettore dell’autenticità di certi ritrovamenti, dell’intervento sovrannaturale e divino nei fatti reali della nostra vita, ma stimolarne la curiosità e il senso critico andando ad approfondire quella che è la storia dell’umanità che, per quanto ci si impegni a dirimerne le pieghe occulte, avrà sempre un nuovo mistero da svelare.

Il segno della croce - Glenn Cooper - copertina
Copertina rigida: 416 pagine
Editore: Nord (7 novembre 2016)
Collana: Narrativa Nord
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8842928941
ISBN-13: 978-8842928942
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Trama
Intorno a loro, si apre l’infinito deserto di ghiaccio e vento dell’Antartide. Dopo ore di faticoso cammino, il gruppo di uomini raggiunge il punto segnato sulla mappa. E lo individuano: l’ingresso di una caverna scavata decenni prima da chi li ha preceduti in quel continente disabitato. Quando entrano, in religioso silenzio, si trovano davanti un museo ideato per conservare reperti che il mondo crede perduti per sempre. Ma quegli uomini sono arrivati lì per due oggetti soltanto. E adesso li stringono tra le mani. Ne manca ancora uno, poi l’alba di una nuova era sorgerà sul mondo. In un piccolo paese dell’Abruzzo, un giovane sacerdote si alza dal letto. Il dolore è lancinante. La fasciatura intorno ai polsi è intrisa di sangue. Con cautela, il prete scioglie le bende. Le sue suppliche non sono state esaudite, le piaghe sono ancora aperte. Il sacerdote chiude gli occhi e inizia a pregare. Prega che gli sia risparmiata quella sofferenza. Che gli sia data la forza di superare quella prova. E che nessuno venga mai a conoscenza del suo segreto. Una ricerca iniziata quasi 2000 anni fa e giunta solo oggi a compimento. Un’ossessione sopravvissuta alla guerra che segnerà Il destino di tutti noi. Una storia la cui parola «fine» sarà scritta col sangue… Questo romanzo è un invito. Un invito a vivere un’avventura appassionante, ricca di mistero e svolte inaspettate. Ma anche un invito a esplorare l’indistinta linea di confine che separa Storia, religione e scienza, un territorio ambiguo e affascinante che Glenn Cooper ci ha fatto conoscere – e amare – fin dai tempi del suo esordio narrativo, «La biblioteca dei morti».

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