Narrativa recensioni

Hotel d’Angleterre – Carmine Mari

Recensione a cura di Roberto Orsi

Mi ero ficcato in un altro guaio. E io che credevo che fare il maître all’Angleterre fosse una barba.

…Di certo non è noioso se l’albergo in cui lavori è l’Hotel d’Angleterre di Salerno! Edoardo Scannapieco, giovane salernitano con l’ambizione di diventare giornalista, al primo giorno di lavoro come maître, si trova subito catapultato in una spy story dal respiro internazionale.

Pochi giorni prima, un misterioso caso di omicidio in quel di Roma vede come vittima Vittorio Columbrino, funzionario dell’Ufficio Approvvigionamenti del Ministero della Guerra. Alcuni documenti strategici per lo sforzo bellico del paese, con mire coloniali in forte espansione, sono spariti dagli archivi. La morte di Columbrino appare subito collegata a questo trafugamento. C’è una spia che vende informazioni segrete alle potenze straniere?

Una busta gialla, il cui contenuto è ignoto ai protagonisti della vicenda, è sparita dalla cassetta di sicurezza dell’albergo e con lei anche il portiere di notte Geppino, al quale la stessa busta era stata affidata da uno degli ospiti.

Giocoforza Edoardo è costretto a sostituire il collega Geppino di cui non si hanno notizie da diverse ore e viene coinvolto in un intrigo sociopolitico che vede protagonisti alcuni degli ospiti dell’albergo.

Dicono tutti la verità? Ognuno è davvero ciò che dice di essere? Quali reali motivazioni portano questi personaggi ad alloggiare nello stesso albergo?

Per chi lavorava la spia, quale potenza straniera lo pagava?

I personaggi si muovono in un contesto scenico che ricorda certe commedie teatrali: dialoghi serrati, dettagli di uno sguardo corrucciato, una impercettibile alzata di spalle o un secondo di esitazione di troppo nel rispondere a un quesito. L’autore è abile nel seminare possibili indizi sull’identità del traditore, lasciando al lettore il piacere di incastrare le tessere del puzzle in contemporanea con il protagonista Edoardo Scannapieco, il quale racconta le vicende in prima persona.

Mi resi conto che di loro non sapevo niente, avevo solo infinite sfaccettature di una maschera dai mille angoli che mutavano al variare della luce. Punti luminosi, cento ombre di un’esistenza che ognuno raccontava come gli pareva

Edoardo è un giovane dal temperamento sociale molto acceso, già conosciuto alle forze dell’ordine locali per dissidi avuti in precedenza tra le frange giovanili di un contesto pubblico in forte ebollizione. Spicca la sua curiosità innata, il volersi mettere in gioco e non tirarsi indietro anche nei contesti più pericolosi.

Quando Pavone, uno degli ospiti dell’albergo, lo coinvolge nella cosiddetta “Operazione Angleterre” per sollevare le maschere dai volti dei personaggi, l’esitazione di Edoardo è minima.

La spy story che Carmine Mari porta sul palcoscenico risulta quasi un pretesto per parlare di una situazione politica e un contesto sociale che sta vivendo una fase di profonda trasformazione.

Nel 1911 è in corso il quarto mandato del Presidente del Consiglio dei Ministri Giovanni Giolitti, impegnato di lì a poco nella Campagna di Libia o guerra Italo-Turca.

Nelle parole di Carmine Mari si respira a pieni polmoni l’aria delle Belle Époque. La diffusione di grandi invenzioni tecnologiche, il miglioramento delle condizioni di vita, il fermento socioculturale di rivendicazione dei diritti da parte della classe operaia. In parallelo alla storia legata alla sparizione dei documenti, l’autore racconta le vicende legate al movimento delle suffragette. Un gruppo di donne coraggiose che lottarono per il diritto di voto universale, il diritto allo sciopero e adeguamento salariale di una classe operaia ancora troppo maltrattata rispetto ai pari grado del nord Italia.

Un capitano d’industria che si vedeva insidiato dalle donne operaie o un uomo politico? Magari entrambe le cose. Politica e affari andavano a braccetto, una legge perpetua che risale alla notte dei tempi. Il gioco era sempre lo stesso: voti in cambio di favori. Le nostre suffragette stavano pestando i calli a qualcuno, e questo qualcuno doveva averceli anche grossi.

Un romanzo attento al dettaglio, che rimbalza sapientemente dai toni della commedia teatrale, con battute ficcanti e dialoghi incisivi, alle sfumature del noir con tinte fosche ripassate su un tessuto complicato come quello del malaffare cittadino.

Un interessante mix tra romanzo storico, con tanti riferimenti alla vita politica di un Paese che sta ancora cercando la sua vera identità di territorio e unità di intenti, action movie ricco di congetture e colpi di scena, e pièce teatrale che riporta alla memoria, tra le tante, la commedia francese “L’hotel del libero scambio” rappresentata per la prima volta nel 1894.

Il romanzo si trasforma in un bellissimo viaggio nel primo Novecento alla ricerca di una verità nascosta, uno stuzzicante susseguirsi di fatti condensanti in pochi giorni, tra le luci del giorno e i favori della notte.

La verità non si raffigura quasi mai in maniera oggettiva; filtra attraverso le emozioni, le paure, le aspettative e le proprie insicurezze, ce la si cuce addosso come un bel vestito. Credo sia una faccenda per poca gente guardarla in faccia senza timore, prenderne le misure correttamente, sostenere la sua forza e ineluttabilità, ammettere la verità delle proprie azioni.


Trama
1911. Una giovane Italia si appresta a compiere il gran balzo verso la conquista del mondo. Dall’Ufficio Approvvigionamenti del Ministero della Guerra sono scomparsi documenti delicatissimi, e il governo è consapevole che potenze straniere tramano contro i progetti coloniali italiani. In una calda estate, in un clima di Belle Époque, cinque ospiti alloggiano al Hotel d’Angleterre di Salerno: Alberto Brenzoni, stravagante matematico; Peter Aselmeryr, svizzero e rappresentante di tessuti; Marie Christine Bonsignorì, “mademoiselle” in Grand Tour; Teofilo Scorza, tipografo romano sull’orlo del fallimento; e David Stephenson, colonnello dell’esercito britannico in congedo. Edoardo Scannapieco, giovane disoccupato con ambizioni di giornalista, è al primo giorno di lavoro come maître all’Angleterre quando scopre che una busta gialla, affidata in custodia al portiere Geppino, è misteriosamente sparita assieme a lui. Scorza ne reclama la proprietà, dando inizio a ciò che Pavone – agente dell’Ufficio Informativo incaricato di acciuffare la spia – chiamerà “Operazione Angleterre”. Schedato dalla prefettura per le sue idee anarco-socialiste, Edoardo sarà costretto a collaborare giocoforza con Pavone al recupero dei documenti, trovandosi coinvolto in una trama complessa, fatta di personaggi ambigui, politici e gente di malaffare; in quegli stessi giorni è previsto un raduno di suffragette, capitanate dalla fiamma del suo cuore, Amelia Minervini, tenace femminista. Esponenti conservatori, collusi con la malavita locale, non vedono di buon occhio l’iniziativa – una petizione per il suffragio universale – che a loro dire, sarebbe il preludio a una stagione di pericolose rivendicazioni. Toccherà a Edoardo disinnescare la bomba femminista e cercare di garantire il successo dell’“Operazione Angleterre”.

Editore: Marlin (Cava de’ Tirreni) (28 gennaio 2021)
Copertina flessibile: 416 pagine
ISBN-13: 978-8860431608
Link di acquisto cartaceo: Hotel d’Angleterre

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