Narrativa recensioni

Le righe nere della vendetta – Tiziana Silvestrin

Trama
Mantova 1585. Alla corte dei Gonzaga una torrida estate porta con sé aria di morte e di oscure superstizioni. Biagio dell’Orso, affascinante capitano di giustizia, viene svegliato a notte fonda: l’architetto Vannocci è stato assassinato nel suo studio; sul pavimento, in mezzo ai colori, il disegno di una pianta rigata col nero. Intanto, in città si aggirano le cappe nere dei domenicani: l’inquisitore Giulio Doffi sta aspettando il momento opportuno per condannare senza processo una giovane strega. Biagio dell’Orso, sebbene molto stimato a corte, non è ben visto dalla Santa Inquisizione. Non ama le prepotenze né i compromessi, ma la sua irruenza viene tenuta costantemente a freno da Marcello Donati, prudente consigliere ducale. La morte dell’architetto fa riaffiorare il passato del famoso pittore di corte Giulio Romano, portando il capitano ad indagare anche nella Firenze medicea e nella Venezia della sua amata Rosa. Cercare di salvare un’innocente dal rogo, invece, lo costringerà a scomode scelte.

Recensione a cura di Roberto Orsi

Eccolo, il secondo capitolo della serie con protagonista Biagio dell’Orso. Dopo “I leoni d’Europa”, Tiziana Silvestrin ci regala un’altra storia con l’affascinante Capitano di Giustizia di Mantova.

Sono trascorsi 3 anni e di nuovo Biagio si trova di fronte ad un evento misterioso da risolvere. L’architetto Vannocci viene trovato ucciso nel suo studio e, vicino al corpo, una pianta di un edificio circolare con delle righe nere.

Chi ha lasciato quel disegno? Se è stato il Vannocci stesso, perché lo ha rigato di nero? A quale edificio si riferisce?

Biagio parte da qui per la sua indagine: quali edifici a pianta circolare ci sono a Mantova? E’ convinto che la soluzione dell’enigma sia in questo punto cruciale. Durante le indagini, il Capitano di Giustizia si imbatte all’interno dei palazzi di Corte, in un quadro di Tiziano raffigurante Giulio Pippi de’ Jannuzzi o Giannuzzi, detto Giulio Romano, che curiosamente tiene in mano la stessa pianta circolare rinvenuta accanto al corpo dell’uomo assassinato.

Chi era Giulio Romano e cosa lo lega a questi avvenimenti del 1585, visto che è passato a miglior vita circa 40 anni prima?

Tiziana Silvestrin è abilissima nel “giocare” con questi dettagli. E’ una caratteristica che la contraddistingue in tutta la serie dei gialli con protagonista Biagio Dell’Orso. Le basta poco: un semplice spunto affiorato dalla lettura di un vecchio manoscritto dell’archivio comunale, un quadro meno conosciuto, un particolare che le salti all’occhio, diverso dalla cornice in cui è inserito, e automaticamente la storia prende forma nella sua testa.

Ho avuto anche il piacere di incontrarla ultimamente e mi ha affascinato il modo in cui ti racconta la nascita dei suoi libri. Profonda conoscitrice della storia Mantovana e del Rinascimento Italiano, con i suoi libri la Silvestrin ti porta in giro per le Corti Italiane ed europee alla scoperta di intrighi internazionali quanto mai verosimili.

In questo libro, l’autrice alterna due spazi temporali. Nel 1524 a Roma, all’epoca in cui Giulio Romano si trovava alle dipendenze di Raffaello Sanzio sotto il pontificato di Clemente VII. La figura dell’architetto è legata all’opera “I Modi”, una sorta di antenato del Kamasutra che tanto scandalo suscitò in quell’epoca, per la sua grande diffusione negli ambienti laici ed ecclesiastici. E nel 1585 tra Mantova e Firenze, città legate dal vincolo matrimoniale tra Vincenzo Gonzaga, Duca di Mantova, ed Eleonora De’ Medici.

Sullo sfondo della vicenda principale, una giovane ragazza Mantovana viene tacciata di stregoneria dalla Santa Inquisizione, nella persona di Giulio Doffi. In questa situazione la Silvestrin riesce a farci conoscere ancora di più il Capitano di Giustizia Biagio dell’Orso. Un uomo che rifugge certe credenze dell’epoca, mal sopporta le vessazioni e le ingiustizie perpetrate da personaggi potenti come Doffi che, invece, ricorre a qualsiasi espediente pur di processare e colpevolizzare qualche testa in più, nel nome di Santa Romana Chiesa.

Questo lato del Capitano di Giustizia mi piace molto e mi ha ricordato un personaggio del calibro di Guglielmo da Baskerville (Il nome della Rosa), anche lui nauseato dalle pratiche dell’Inquisizione, legato ai modi della ragione e alle evidenze oggettive dei fatti. Un fatto ha una causa e una conseguenza: questa la logica che accomuna i due personaggi in questione. Nelle loro indagini, non si rifanno mai a credenze popolari o immaginari collettivi fuori luogo. Visionari? Forse.

La Silvestrin è brava nello svelare la personalità di Biagio poco a poco, leggendo tutta la serie, come se il nostro voltare le pagine di questi libri permettesse di soffiare via lo strato di polvere che ricopre il passato del protagonista.

Lo stesso strato di polvere che Biagio dell’Orso con l’aiuto del consigliere Ducale Marcello Donati, deve sollevare per arrivare alla soluzione del caso. E l’autrice ci accompagna con lui attraverso un resoconto fresco, dinamico, talvolta ironico. Più volte ritroviamo i due seduti al tavolo di una locanda a gustare piatti tipici dell’epoca o in atteggiamenti semplici, della vita di tutti i giorni, cosa che li rende così “veri” e vicini al lettore.

Un altro centro da parte di Tiziana Silvestrin. Non è mai facile scrivere il seguito di un libro, proseguire una serie evitando di essere ripetitivi o scontati. In questo caso l’autrice Mantovana ci riesce benissimo, lasciando la porta aperta quanto basta per invogliarci a proseguire nel leggere le avventure di un Capitano di Giustizia che non faticherà ad entrare nel cuore dei lettori.

Bevuto l’ultimo sorso sollevò la copertina per chiudere il volume quando si accorse che alcune pagine avevano un colore diverso ed erano più larghe delle altre. Aprì il testo in quel punto e scoprì alcuni fogli cuciti all’interno,prima dell’ultimo capitolo, coperti dall’elegante grafia dell’amico ebreo. Iniziò a leggere con attenzione una riga dopo l’altra e non appena ebbe finito, corse a sprangare la porta

Pagine: 292
Collana: Catrame
Genere: Giallo storico
Anno di pubblicazione: 2011
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