recensioni Saggistica

Le incantatrici – Daniela Musini

Recensione a cura di Valeria Lorusso

Seducenti, ammalianti, avvenenti, spregiudicate, determinate, talvolta infingarde e manipolatrici, queste sono le 33 protagoniste di questo bell’affresco che racconta le loro vite e che conclude la trilogia iniziata con “Le magnifiche” e proseguita con “Le indomabili”

Sono donne che hanno incendiato i cuori di chi le ha amate. Tutte loro possedevano qualità che le distinguevano, un’intelligenza rara e un talento innato che unite al fascino hanno lasciato un segno indelebile nella storia.

Molte di queste protagoniste sono riuscite a farsi strada in un mondo maschile, in alcuni casi invece il bisogno di sentirsi approvate le ha spinte a subire violenze e sopraffazioni, ad accettare tradimenti e prevaricazioni.

Nadia Comaneci in gioventù subì violenze fisiche e psicologiche, solo una forte volontà le impedì di crollare. Ava Gardner e Rita Hayworth furono vittime dello Star System hollywoodiano e l’inevitabile viale del tramonto portò con sé solo depressione e alcolismo.

Rita Hayworth

Ecco cosa scrive su Rita Hayworth:

“Sfiorisce e la depressione l’abbruttisce, Cerca di lenire il suo dolore e la sua solitudine affidandosi sempre di più ad alcool e psicofarmaci”.

L’autrice ci conduce in epoche diverse riuscendo a descrivere le atmosfere e a farci cogliere i pensieri delle nostre incantatrici. Ognuna di queste donne vive con la piena consapevolezza  che l’essere se stessa e vivere liberamente avrà un prezzo come accade a Colette.

“Colette, nel panorama del primo 900, è stata sicuramente una donna indipendente e coraggiosa, capace di fare scelte audaci e di andare controcorrente, anzi diventa l’epitome della donna sessualmene liberata, la cattiva ragazza esibizionista e trasgressiva che vive rifiutando schemi maschilisti e pregiudizi sessisti”.

Colette

Ancora Musini in questo suo percorso ci racconta molte storie d’amore come quelle tra Wallis Simpson ed Edoardo VIII, Dalida e Luigi Tenco o ancora Camille Claudel e Rodin.

“Come due demiutghi lavorano insieme l’argilla, scolpiscono il marmo, foggiano il bronzo: agglomerati materici che la loro maestria sembra fluidificare, tanto riescono a plasmarli e a renderli vivi e palpitanti,Camille contribuisce a infondere plasticità alle statue di Rodin, modellandone mani e piedi, in un continuum artistico talmente osmotico che non si capisce, in alcune di quelle sculture, dove cessi la mano del Maestro e incominci quello dell’allieva, Loro due parlano un’unica lingua, sono accomunati dallo stesso afflato, dal medesimo demone dell’arte, ma vengono travolti anche in maniera subitanea e irrefrenabile, dall’onda d’urto di una passione totalizzante, furente, disperata”.

Auguste e Camille

Queste donne sono raccontate dall’autrice come se le avesse conosciute, le chiama per nome, sceglie un momento della loro vita e le descrive così bene che mi è sembrato di vedere dei film. Gli oggetti, l’abbigliamento, i gesti, il linguaggio illustrano al meglio la storia, regalandoci un posto in prima fila da cui si assiste allo svolgersi di una trama ben costruita.

I personaggi si muovono in uno spazio perfettamente organizzato, ogni oggetto è al proprio posto affinchè ci siano tutti gli elementi che possano far immaginare la scena indugiando nei dettagli,

La scrittura è magnifica, un incanto, evocativa, lirica, capace di trasformare le vite in poesie come accade per Circe che mi ha completamente soggiogata ed avvinta a sé, ipnotizzata nella sua musicalità.


pro

Una lettura che permette di conoscere alcune donne poco note alla massa, ma che hanno lasciato un segno nel loro campo.

contro

Nulla da dichiarare

Trama

Le Incantatrici costituiscono un mosaico di donne dalla vita sbrigliata, dal fascino irresistibile e dal talento abbagliante, ma nel contempo anche una sorta di capsula del tempo dove incontrare Circe, la maga dagli occhi di topazio, o Ildegarda di Bingen, la mistica femminista del Medioevo, Madame de Pompadour, arguta e smodatamente ambiziosa, La Bella Otero che stregò la Belle Époque, o l’inarrivabile Colette, dalla penna audace e dall’esistenza spavalda, e poi Lola Montez e Wallis Simpson, che costarono il trono a due sovrani. Si può fare la conoscenza di Lou von Salomé e Alma Mahler, algide incendiarie e intellettuali sublimi che portarono alla follia amorosa i più grandi artisti della loro epoca, così come della diabolica contessa Tarnowska, dalla vita costellata di cadaveri eccellenti; ma ci si può imbattere anche in Camille Claudel, Zelda Sayre Fitzgerald e Billie Holiday, creature dall’anima smerigliata e la mente abitata dalle ombre, o in figure affascinanti quali Agatha Christie, Mata Hari, Marlene Dietrich, Eva Kant, che fecero del mistero la loro fortuna e la loro dannazione. E tra le pagine ecco materializzarsi i voluttuosi e scultorei dipinti di Tamara de Łempicka e le atmosfere eccitanti e trasgressive della Parigi lesbo-chic del primo Novecento, a cui fanno da controcanto il mondo ovattato e sognante di Liala e da contrappunto le esistenze luccicanti e dissipate di Rita Hayworth, Ava Gardner e Liz Taylor.

Che ne pensi di questo articolo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.