Narrativa recensioni

La giudicessa – Rita Coruzzi

Recensione a cura di Maria Marques

Sardegna 1350. Il territorio dell’isola è diviso in “giudicati”, regni autonomi retti da “giudici”, dei sovrani.  Attraverso i racconti della madre, una bambina impara a conoscere la storia della sua famiglia che affonda le radici nella Sardegna.

Davanti ai suoi occhi incantati prendono vita i giudici che hanno governato l’Arborea sin da quel lontano “1297 quando il papa Bonifacio VIII concesse la Sardegna in feudo al re Jaume d’Aragona, dimenticandosi che invece Gregorio IX, più di mezzo secolo prima, l’aveva assegnata al giudice Pietro della dinastia dei De Serra, visconti di Bas” e non se ne dimenticherà mai.

Eleonora è ben conscia che nella sua esistenza non potrà incitare i soldati alla battaglia né guidarli. Come la sorella anche lei è destinata a un matrimonio che giovi alla casata, ma sogna che sia simile a quello fortunato dei genitori, tuttavia “ voleva vivere e realizzare qualcosa che lasciasse il segno, se non nella storia, quantomeno nella sua amata Arborea”.

Persona intelligente e riflessiva, comprenderà che, sebbene molte strade siano a lei precluse, perché donna, nessuno le vieterà di imparare a conoscere il diritto, perché là dove la spada si ferma, la legislazione può intervenire e, governare, significa saper usare saggiamente, entrambe. Pietra di paragone cui Eleonora rivolge sempre lo sguardo è il padre, il giudice Mariano.

Uomo d’armi ma anche legislatore, saggio, amato dai sudditi, insegue il sogno che il giudicato d’Arbore diventi indipendente e non che sia un feudo del re di Aragona, Pietro. Il rapporto padre e figlia diventa quindi un legame strettissimo cui nessuno dei due vuole e può rinunciare, scatenando le gelosie del fratello, finché Eleonora non s’innamorerà e accetterà di sposare Brancaleone Doria.

La vita di Eleonora non sarà solo quella di essere la moglie di un membro della casata genovese dei Doria, le circostanze a volte imprevedibili e a volte da lei predisposte, la porteranno a raggiungere un sogno impossibile, anche se le scelte che dovrà affrontare saranno difficili e, lei stessa le pagherà in prima persona.

Eleonora saprà con molta freddezza e saggezza, scegliere la strada migliore per la sua terra e il suo popolo, nel suo animo lei è un “giudice” come suo padre prima di lei con la segreta speranza di passare il testimone ai figli ” mi autoproclamo giudicessa di Arborea. Non sono né signora né sovrana, sono colei che tenterà di governare questa terra fino a quando le sarà concesso con giustizia e rettitudine“. Nulla le sarà evitato, tradimenti, dolori e lutti colpiranno Eleonora ma lei saprà caparbiamente proseguire lungo il suo cammino per assicurare stabilità al regno, un giudicato ai figli, cercando di ricavare anche per se stessa, un poco di felicità.

Voglio che mio figlio, quando sarà il momento, non sia vassallo del re ma capo di una nazione libera”.

Personaggio che sconfina nella leggenda, la donna che emerge dalle pagine del romanzo, grazie alla penna dell’autrice, Rita Coruzzi, è prima di tutto figlia del suo tempo, una principessa medievale che conosce i limiti del suo agire e del suo potere, ma è anche animata da un sentimento molto moderno di realizzazione personale, attraverso l’unico spiraglio in cui sente che può lasciare una traccia del suo agire: il diritto.

Questo desiderio di stabilità, l’autrice lo mette in evidenza in tutto il romanzo, attraverso l’evolversi della personalità di Eleonora, il suo maturare attraverso le esperienze della vita, per poi renderlo concreto con l’aggiornamento della Carta de Logu, già promulgata dal padre, un insieme di norme di diritto civile, penale che rimase in vigore sino al 1827.

Il romanzo anche per chi non conosce la storia della Sardegna e di Eleonora, in particolare, si legge rapidamente, grazie allo stile dell’autrice che catturando l’attenzione del lettore, pagina dopo pagina, lascia la curiosità di scoprire un personaggio storico poco conosciuto.

Editore: ‎Piemme (13 luglio 2021)
Lingua: ‎Italiano
Copertina rigida: ‎ 361 pagine
ISBN-10: ‎8856679817
ISBN-13: ‎978-8856679816
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Trama
1350, Oristano. Eleonora è poco più che una bambina quando, allontanata dalla città dal padre Mariano, giudice di Arborea, a causa della peste e della malaria che stanno decimando la popolazione dell’isola, comprende ciò che desidera per il suo futuro. Cresciuta per diventare una donna colta e raffinata, e per fare un matrimonio di convenienza, Eleonora vede nel padre, stratega e condottiero ineguagliabile, e nella madre, donna dolce ma determinata e fedele consigliera del marito, i suoi due modelli. Un matrimonio d’amore, il loro, così inconsueto per quei tempi. Ed Eleonora vorrebbe lo stesso per sé, ma, ascoltando i racconti della madre sulla storia del regno, sente anche di voler lasciare il segno nella storia dell’amata terra in cui è nata. Come ora il padre è impegnato nella guerra per l’indipendenza dal regno d’Aragona, così anche lei vuole legare il proprio destino a quello della patria. Sembra impossibile per una donna, terzogenita con un fratello maschio a cui tutto spetterebbe, eppure sarà esattamente questo il suo destino. Eleonora di Arborea, giovanissima, diventerà la prima e unica donna a ricoprire il ruolo di giudicessa. Sarà decisivo il suo comando per l’indipendenza dell’Arborea e, soprattutto, cambierà per sempre la storia del diritto del suo paese, aggiornando un codice, la “Carta de Logu”, che resterà in vigore fino al 1827. Per giungere a questo, dovrà lottare strenuamente contro chi vorrebbe relegarla al mero ruolo di moglie, quando lei è destinata a essere molto di più. Ma nulla potrà fermarla dal suo proposito: portare a compimento il sogno del padre, un regno di Arborea unito e indipendente.

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