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Maledizione Gonzaga – G.L. Barone

Recensione a cura di Roberto Orsi

Oggi TSD è lieto di partecipare al Review Party indetto da Newton Compton Editori per l’ultimo romanzo di G.L. Barone “Maledizione Gonzaga”, il seguito di “Cospirazione Gonzaga” di cui potete leggere la recensione qui.

La dinastia dei Gonzaga rese Mantova uno tra i gioielli più preziosi della penisola. Secondi solo ai Medici, probabilmente, furono grandi mecenati per l’arte rinascimentale. Nel XV e XVI secolo la città vide la presenza di numerosi intellettuali, artisti e uomini di spicco del panorama italiano e non solo. Le meraviglie del Palazzo Ducale, di Palazzo Te, della Camera degli Sposi o dello Studiolo di Isabella D’Este si devono proprio ai Gonzaga.

Il romanzo di Barone si inserisce sul finire del XVI secolo allorquando alla guida del ducato troviamo Vincenzo I Gonzaga, “uomo prodigo e dedito all’ostentazione dello sfarzo”. Con una città ancora nel fulgore degli anni migliori, la vicenda ruota attorno alla trattativa per lo scambio dei territori del Monferrato, facente parte del ducato di Mantova, e del Cremonese, sotto l’egida milanese a sua volta sotto la dominazione spagnola. L’eventuale scambio dei territori consentirebbe a Mantova di avere una continuità territoriale che con il Monferrato non è possibile, mentre per Milano significherebbe un sostanziale e progressivo allargamento dei confini su un territorio strategico per gli scambi commerciali verso Genova, sbocco naturale sul mare, e una minaccia per i Savoia vicino al confine con la Francia.

Lo scenario si apre sulle radure nei dintorni di Mantova dove vengono ritrovati i cadaveri di due emissari inviati proprio da Vincenzo Gonzaga a Milano per trattare l’affare per suo conto. I due corpi senza vita sono stati decapitati brutalmente: chi li voleva morti? Si è trattato di un semplice assalto da parte di briganti o qualcosa di più è nascosto tra le motivazioni di queste uccisioni?

Insieme alle vittime il viaggio era stato affrontato anche da Bianca Donati, la favorita del duca, che i lettori hanno già avuto modo di incontrare nel precedente romanzo. Della donna non si trovano tracce sul luogo del delitto. Possibile che sia stata rapita? E da chi?

A indagare sull’accaduto viene coinvolto l’anziano notaio Ranuccio Gallerani, uomo tutto d’un pezzo, incline alla giustizia, in là con gli anni ma ancora una delle menti più brillanti e sempre pronto a rimettersi in gioco in nome dell’amicizia che lo lega ai Gonzaga.

“Non sapeva quanti anni gli restavano ancora da vivere, ma a volte sperava non fossero più molti. Se non altro, oltre all’abbraccio di Cristo, avrebbe ritrovato anche quello dei suoi cari. Nel frattempo, ciò che più gli provocava inquietudini era il desiderio di riuscire a lasciare ai posteri qualcosa di utile. Qualcosa che gli desse l’impressione di non essere passato nel mondo senza imprimere traccia alcuna.”

Sulla scena del delitto viene ritrovato un quadro raffigurate la scena macabra di una donna con una falce insanguinata, a simbologia della morte. Da dove viene quel quadro?

“Come far pervenire un messaggio a Mantova senza farsi scoprire? Semplice: commissionando a un pittore rinomato la realizzazione di un dipinto particolare. Qualcosa che celasse simboli e allegorie comprensibili solo al destinatario. Da sempre gli artisti inviavano messaggi in quel modo.”

Perchè proprio quel quadro si trova sulla scena del delitto e quale messaggio nascosto cela? Non tutti possono capirlo, i messaggi nascosti nelle opere d’arte sono spesso incomprensibili senza una chiave di volta che ne permetta la decifrazione. Chi meglio del pittore Giulio De’ Tatti, anch’egli già conosciuto nel precedente romanzo, può aiutare il notaio Gallerani nel cercare il messaggio celato dietro le immagini?

Il dipinto sembra non essere recente e balza subito all’occhio il dettaglio che lo raffigura come parte di un trittico. I messaggi sono quindi molteplici e le tracce da seguire portano a una ricerca decisamente più complessa di quanto si possa immaginare all’inizio.

“Era di un certo pregio, sebbene avesse colori un po’ troppo cupi per i suoi gusti. Ritraeva dei personaggi muscolosi, schiacciati da colonne e capitelli in frantumi. Sopra di loro, tra le nuvole, una donna dal volto malefico brandiva una falce acuminata”

Un viaggio che attraversa le signorie più importanti del tempo: da Milano a Mantova, da Roma a Viterbo, da Napoli a Firenze. Barone sposta il livello narrativo dal giallo storico in cui si cerca il colpevole dell’omicidio a un livello politico e finanziario, forte della sua conoscenza in materia. Il filo conduttore della narrazione si muove sui binari degli intrighi di corte, le condanne per eresia, i giochi di potere economico che determinavano la fortuna e la disgrazia di nobili famiglie e intere città.

I protagonisti della storia vengono delineati con le loro caratteristiche principali, si muovono come palline impazzite in un flipper tra un viaggio e l’altro, lungo tutta la penisola. Il notaio Gallerani è il saggio della compagnia, colui che ha sempre una parola per tutti e un modo più filosofico di affrontare ciò che incontrano. De’ Tatti è colui che ha l’estro pittorico, l’intuizione legata all’arte, ma rimane un uomo insicuro del proprio talento e del sentimento che prova per la bella Bianca Donati. La donna è sicura, conscia del proprio fascino e della propria capacità intellettuale che sfrutta a proprio favore soprattutto nelle condizioni più difficili.

Le scene sono brevi e dirette come i capitoli che compongono il romanzo, con dialoghi precisi e ritmati. Le descrizioni dei luoghi di Mantova e non solo, aprono le scene dei vari capitoli ma non si dilungano troppo lasciando spazio all’azione che non manca di diversi colpi di scena lungo tutta la narrazione.

I nodi dell’intera vicenda vengono districati, per il lettore, attraverso i vari salti temporali tra un capitolo e l’altro, tornando alle vicissitudini di quasi un secolo prima al tempo della discesa in Italia di Carlo VIII di Francia, nel 1494, delineando come la Storia sia intrecciata nelle sue ripercussioni continue.


pro

Il grande ritmo narrativo tipico dei romanzi di Barone e di Newton Compton, con un occhio all’arte e alla bellezza artistica e patrimoniale delle Signorie del XVI secolo. Una trama particolare con un intreccio non banale

contro

I flashback che delineano, piano piano, il mistero dietro alle morti dei due inviati del duca Gonzaga, portano il lettore in un punto di vista più avanzato rispetto agli stessi protagonisti. Ci sono, in alcuni passaggi, maggiori informazioni per il lettore rispetto a ciò che chi investiga nel romanzo già conosce. Questa metodologia potrebbe portare a un leggero scollamento nel rapporto tra lettore e investigatore.

Trama

Mantova 1591. Durante una battuta di caccia, il duca Vincenzo Gonzaga ritrova i cadaveri di due emissari che aveva inviato a Milano pochi giorni prima. A rendere la scoperta ancora più agghiacciante è un dipinto, lasciato vicino ai corpi, che ritrae una donna dall’espressione malefica con una falce insanguinata. Impossibile non pensare alla leggenda delle Ninfe del Mincio, che con la luna piena si trasformerebbero in streghe per far strage di chiunque incontrino. Ma l’anziano notaio Ranuccio Gallerani, a cui è affidata l’indagine, non si lascia suggestionare: insieme alle due vittime, quella notte, c’era anche la favorita del duca, Bianca Donati, che ora pare scomparsa nel nulla. Con l’aiuto del pittore di corte Giulio De Tatti, il notaio segue le tracce della dama e del quadro, tra carte dell’Inquisizione e giochi di potere che risalgono a un secolo prima. Scoprirà a sue spese che arte e realtà sono spesso più intrecciate di quanto sembri…

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