Narrativa recensioni

I Venturieri. La travolgente ascesa degli Sforza – Carla Maria Russo

Recensione a cura di Roberto Orsi

Qualche giorno fa Carla Maria Russo è stata nostra gradita ospite per una intervista in diretta sui nostri canali social molto interessante e vivace, oltre che seguita da un folto pubblico.

Autrice di tanti romanzi storici fin dal 2004 con la casa editrice Piemme, ci ha abituati da sempre al racconto di grandi personaggi che hanno segnato la loro epoca storica in un modo o nell’altro.
Partendo da Costanza d’Altavilla, passando da Caterina Dolfin ed Eleonora d’Aquitania, i romanzi di Carla Maria Russo ci hanno abituato a uno stile riconoscibile, dove a risaltare è il lato umano e profondo di uomini e donne del passato. Quei sentimenti, le passioni e le pulsioni che li hanno animati lungo l’arco della propria vita.

Parabole ascendenti e discendenti, movimenti alterni di successo e lenta decadenza, apice e pedice di vite complicate. Al centro delle vicende narrate sempre l’essere umano: le responsabilità e le conseguenze delle proprie decisioni, spesso inevitabili. 

Anche se il tempo è passato, il mondo è cambiato, non sono cambiati i sentimenti di fondo che albergano nell’animo. L’esternazione è diversa, anche l’atteggiamento pubblico molto spesso, ma immutato rimane ciò che spinge il desiderio e che colora un’emozione.

I romanzi di Carla Maria Russo si muovono in un preciso e perfetto contesto storico. Le vicende raccontate non stravolgono gli eventi documentati, garantendo momenti di intrattenimento letterario e di apprendimento storico.

Con “I venturieri” si chiude la serie sulla famiglia Sforza, già avviata con i precedenti “La bastarda degli Sforza” e “I giorni dell’amore e della guerra”, regalando ai lettori un’ideale trilogia che abbraccia tutti i grandi personaggi di questa dinastia.

Questo nuovo romanzo si colloca temporalmente all’inizio della serie e presenta la vita del capostipite, colui che diede vita alla casata degli Sforza: Muzio Attendolo. Lo ritroviamo giovane contadino, in una famiglia con un padre padrone arcigno e violento, dal quale fugge per arruolarsi come venturiero tra i soldati di Boldrino da Panicale.

Giovanni Attendolo, un omone tanto massiccio e imponente nel fisico quanto limitato nell’acume, torvo, avaro in ogni senso possibile del termine, a cominciare dalle parole, che sembrava dovesse pagare di tasca propria, tanto era parco nell’usarle, preferendo sostituirle con grugniti, rari anche quelli.

La sua indole avventurosa e lo spirito battagliero ben presto emergono prepotenti e non passano inosservati. Muzio si afferma nella gerarchia militare, ottenendo privilegi e titoli che in pochissimo tempo lo rendono famoso tra le corti della penisola.

L’inizio di una nuova vita. Muzio Attendolo, viene presto soprannominato lo “Sforza” per la sua capacità di non arrendersi mai, di cercare sempre di ribaltare le situazioni a proprio favore, e per il vigore con cui pretendeva bottini commisurati ai risultati ottenuti da ogni soldato in battaglia. La creazione di una sua compagnia di venturieri, lo portano a servire diversi signori dell’epoca: Ferrara, Napoli, Firenze, Milano.

La vita è una battaglia e i risultati si ottengono sul campo. Muzio non è un letterato, non ha studiato i grandi classici, ha un temperamento vigoroso e ribelle. Il potere è ciò che vuole, per essere un giorno non più un semplice venturiero ma un Signore come quelli che serve con la sua compagnia.

Non era uomo capace di fermarsi o accontentarsi di quello che aveva ottenuto. Un’ambizione mai doma, mai sazia lo divorava, un’inquietudine che lo lasciava sempre insoddisfatto di ciò che aveva conquistato, sempre proteso verso ciò che gli mancava, ciò che ancora non possedeva.

I punti salienti della sua vita vengono affrontati dall’autrice con dovizia di particolari, dalle battaglie agli intrighi amorosi, dagli assedi alle alleanze di corte.

A lui succedette il figlio Francesco Sforza, nato da un rapporto illegittimo con Lucia Terzani. Francesco porterà a compimento il grande progetto del padre, regalando onori e gloria alla dinastia degli Sforza: sarà il primo duca di Milano di questa casata.

Bellissimo e significativo il passaggio in cui padre e figlio discutono del potere e della ricchezza. Muzio Sforza sa quanto sia importante per il figlio coltivare la conoscenza e le sue capacità intellettuali.

Non c’è scrigno o fortezza in cui i tuoi averi materiali possano stare al sicuro. Ma la cultura, il sapere, lo studio, be’… quella è una ricchezza che si trova dentro di te, nella tua testa, nel tuo cuore, nel tuo modo di comportarti e quella nessuno potrà mai strappartela.

Intelligente, spavaldo, attratto dalla bella vita e dalle belle donne, Francesco ha dalla sua il vantaggio di crescere nelle grandi corti per cui il padre ha combattuto. Ha un acume politico e strategico che gli permette di stare un passo avanti rispetto al genitore. Il rapporto con Bianca Maria Visconti, in un matrimonio nato per convenienza ma presto trasformato in grande amore, sarà una spalla fondamentale per la gestione di un Ducato molto difficile come quello di Milano, centro di un equilibrio latente tra le grandi forze italiane e straniere di quel tempo. I preziosi consigli di un grande personaggio del tempo, Cicco Simonetta, faranno il resto del lavoro.

Muzio e Francesco sono i due personaggi maschili principali raccontati in questo romanzo, con un cenno finale al giovane Galeazzo Maria Sforza, animo turbolento forse più del padre e del nonno; ma questi uomini non sarebbero stati gli stessi se non avessero avuto delle donne forti ed emancipate al loro fianco. Donne carismatiche che hanno saputo sostenere e supportare, da vicino o da lontano, ma anche ribellarsi e far sentire la propria voce se necessario. Complemento di anime, quint’essenza della definizione umana.

Un romanzo storico che non delude, un affresco sul XV secolo in cui è la vita a giocare da protagonista. Vite intensamente vissute con sprezzo del pericolo, capacità di comando, prese di posizione e azioni dettate dalla grande capacità di ragionamento. Veri condottieri capaci di trasformarsi in politici e regnanti.

Carla Maria Russo ci racconta la loro parabola avventurosa, lasciando al lettore tanti spunti di riflessione. Tra i tanti, ho scelto quello che segue per chiudere la recensione e lasciare un pensiero quanto mai attuale.

I periodi belli e gratificanti sono proprio quelli che ci provocano i maggiori affanni, che ci impongono di dare fondo a tutte le nostre risorse e capacità, delle quali non saremmo mai stati neppure consapevoli, se non fossimo stati costretti a ricercarle in noi stessi. Non può esistere vittoria, senza lotta. E la lotta è persino più importante della vittoria, perché ci inebria, rende la vita difficile, certo, ma anche avvincente, genera un’enorme fiducia in noi stessi e nelle nostre qualità. Quanto più ricco e fervido sarà stato quel periodo, tanto meno saremo condizionati dalla paura di morire, perché teme la morte solo chi non è vissuto intensamente, chi ha sprecato invano il suo passaggio su questa terra.

Trama
Muzio Attendolo è un ragazzone alto e robusto, ma anche sveglio e acuto, costretto dal padre, uomo intransigente e violento, a fare il contadino. Nel segreto più assoluto si incontra con Imelda, che è innamorata di lui ma non lo sposerà mai, perché appartiene alla potente famiglia dei Pasolini, nemica capitale degli Attendolo. Una sera, a cena, Muzio percepisce che la tresca con Imelda è giunta alle orecchie del padre e rischia di pagare carissimo la sua imprudenza. Senza pensarci un istante, abbandona la tavola e fugge, arruolandosi come venturiero nelle schiere di Boldrino da Panicale.
Quella scelta improvvisa e precipitosa imprimerà alla sua vita una svolta, che, attraverso pericolose vicissitudini, guerre feroci, nemici irriducibili e il grande amore per la popolana Lucia, lo porterà a diventare Muzio Sforza, il temutissimo capitano di ventura conteso e ricercato da tutti i signori d’Italia. Lucia gli darà molti figli, ma il più amato resterà sempre il primogenito Francesco, per il quale il padre sogna un destino ancora più felice e fortunato del suo. Pur non mancando fra loro divergenze e contrasti, padre e figlio si amano e si stimano reciprocamente ma Francesco, grazie anche alle opportunità che ha potuto cogliere nella vita, rivela doti persino maggiori di quelle di Muzio, non solo militari ma anche di lungimiranza, diplomazia, acume politico e fascino personale, che gli consentiranno, attraverso percorsi avventurosi e spesso difficili, di conquistare l’amore appassionato e indomabile di una grande donna e il titolo di duca di Milano, strappandolo all’ambiguo e inquietante Filippo Maria Visconti.

Carla Maria Russo, con la maestria che la contraddistingue, riesce a riportare alla vita personaggi celebri, a mostrarceli nei loro tratti più umani, nelle ombre che, come spesso accade, danno maggior risalto alla luce, e ci permette di comprendere chi siano nella realtà gli uomini e le donne celati dietro al mito.

Editore: Piemme (30 marzo 2021)
Copertina flessibile: 512 pagine
ISBN-13: 978-8856679540
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