Trama Jachi è un barbiere nella Cagliari della prima metà del 1500. Lavora nella bottega di famiglia con i suoi due fratelli ma, quando i guadagni non sono più sufficienti per tutti, decide di accettare la proposta di Juan, un amico d’infanzia diventato mercenario, e partire verso il nuovo mondo per cercare fortuna. Durante il viaggio conosce Federmann, il comandante della spedizione. Per averlo curato dopo un agguato, Jachi ottiene la sua amicizia. Sbarcati in America, nella provincia della Piccola Venezia, la posizione del comandante viene minata da alcuni giochi di potere che lo portano a essere bandito dalla provincia, ma non prima di aver trafugato e nascosto, presso la nuova bottega di Jachi, qualcosa di grande valore… Ma il destino e la morte sono in agguato… Recensione a cura di Antonella Giuffrida
Il nuovo mondo non era un luogo freddo, anzi. Nonostante fossero a gennaio, il caldo era paragonabile a quello estivo di Caller. Tuttavia, al calar del sole, il vento salmastro e l’umidità avrebbero potuto far passare una brutta nottata a chiunque avesse dormito all’aperto.
Apprestiamoci a percorrere con la nostra mente un viaggio nel nuovo mondo. Matteo Floris, nelle pagine del suo libro, “Il barbiere del conquistador”, edizioni Efesto, accompagna il lettore lungo un itinerario che partendo dalla Sardegna, attraverso l’Oceano Pacifico, lo porterà nel Nuovo Mondo, precisamente a Coro, una provincia della Piccola Venezia, attuale Venezuela, colonizzata dagli spagnoli. “Il Barbiere del Conquistador” è un thriller storico, un romanzo ricco di avventure e colpi di scena fino alla fine, senza soluzione di continuità. Il libro prende spunto dalla storia di un personaggio realmente esistito nella metà del 1500, Nicolas Federmann , che intraprenderà scambi commerciali con le Americhe, alla conquista di nuove città e alla ricerca dell’oro. Lo scrittore con uno studio attento e minuzioso, dove nulla è lasciato al caso, tesse la trama del romanzo arricchendola con personaggi che hanno una loro storia ed un proprio io da raccontare. Il protagonista, Jachi Rubia, ragazzo molto umile, buono, e apparentemente ingenuo, è un barbiere di 24 anni che abita a Caller; così veniva chiamata ai tempi della dominazione spagnola la città di Cagliari. Curiosità importante per il lettore: nel XVI secolo il Barbiere godeva di una certa importanza poiché si occupava anche di chirurgia, prestando cure ai bisognosi e soccorso ai pazienti nelle loro abitazioni. Jachi è ben consapevole dell’importante ruolo, della notorietà e dei riconoscimenti che il suo mestiere può ottenere. E non è un caso che lui decida di intraprendere un viaggio in compagnia di Juan Caller, suo amico d’infanzia e mercenario verso l’America. Juan e Jachi sono uniti dagli stessi desideri ma diversi come carattere e formazione culturale; lo scrittore  delinea in modo incisivo ma abbastanza piacevole la loro personalità. Entrambi, unendosi anche a Federman durante il lungo viaggio, si troveranno al momento giusto nei luoghi e nelle occasioni principali per poter carpire segreti, tattiche, strategie, spostamenti, sotterfugi e piani di azione al fine di tornare in patria molto più ricchi di prima. Purtroppo dovranno fare i conti con gli assassini, con i giochi di potere, con le malattie e le mille difficoltà che incontreranno nel loro viaggio. Spesso, durante la lettura, ci chiederemo cosa abbia potuto spingere un ragazzo di provincia, nel 1500, che non aveva mai fatto nessun tipo di viaggio tranne una “scampagnata fuori porta” ad intraprendere un cammino così lungo. Un viaggio in nave, con tutti i problemi che la traversata dell’Oceano può arrecare, verso una terra inesplorata e senza nessun punto di riferimento, non è semplice. Jachi è ingenuo, caparbio, desideroso di avventura, ha desiderio di soldi… Come si troverà? Troverà chi lo protegge? Lo scopriremo solo leggendo! Eppure molti di noi, si rispecchieranno in questo personaggio: chi parte senza una meta, in cerca di un domani migliore, deve senz’altro avere capacità di adattamento e soprattutto di sopravvivenza perché le insidie sono dietro l’angolo. Insomma, un viaggio pieno di incognite. Lo scrittore, con fluidità nella narrazione e nei dialoghi, descrive il paese di Coro: un paese da poco sviluppatosi, abitato non da gente aristocratica ma da persone di umili origini e anche da indigeni comprati dai capi delle spedizioni e tenuti come schiavi. E a proposito di incognite, il protagonista del romanzo dovrà confrontarsi anche con le popolazioni indigene, che in questa storia faranno compagnia alle truppe dei mercenari durante i loro viaggi. Fra questi indigeni spiccano le figure di due donne, madre e figlia, Ana e Isabela, che per sfuggire alle angherie dei signori della città ed evitare di essere vendute, vengono ospitate nella bottega di barbiere che Jachi ha allestito nel paese di Coro. Jachi si prenderà cura di loro e le due donne, dapprima diffidenti, inizieranno a fidarsi di lui.
L’indigena non sembrò convinta delle parole del barbiere, ma l’insistenza di Jachi la portò ad accettare la proposta. “Hai dato aiuto quando ho bisogno. Ora è il mio turno- rispose la giovane indigena, mossa evidentemente dalla riconoscenza. Non aveva dimenticato che la sua nuova vita era iniziata grazie all’’accoglienza sotto il tetto della bottega”.
Jachi non conosce le dinamiche del luogo, ma le osserva, le studia e al momento opportuno se ne serve. E’ riflessivo; forse in cuor suo pensa che la spedizione duri solo pochi mesi. A confortare Jachi e i suoi compagni di missione, c’è Francisco, un prete domenicano. Interessante, a volte enigmatica, la figura del frate si scontra con gli altri personaggi del romanzo: in qualsiasi avvenimento, lieto o drammatico, egli, spinto dalla fede, riesce a mantenere la calma e agisce come se tutto ciò che lo circonda non riguardasse la sua persona, anche davanti ad un incombente pericolo. La sua pacatezza, la costante preghiera, il desiderio di convertire la comunità: stati d’animo descritti con leggerezza e con tratti poetici da Matteo Floris; stati d’animo che donano alle pagine del romanzo momenti di tranquillità e di misticismo che contrastano con la complessità e con la tragicità degli avvenimenti circostanti. Francisco, con fervida passione si adopera alla conversione degli indigeni che lui definisce:
Creature primitive senza malizia e cattiveria, quindi non sono capaci di ribellarsi perché sono mansueti per natura. Ciò non significa che non soffrano. Dio ha creato loro deboli, ma noi in grado di aiutarli. E poi guardali. Sono magri e gracili, non di certo come gli africani. Non sono fatti per i lavori pesanti.
Ovunque esistano situazioni difficili, troviamo la presenza di una persona che rassicura, che dà conforto, che lenisce le pene. Nel 1800 i personaggi manzoniani dei Promessi Sposi, Frà Cristoforo, Renzo, Lucia, Don Abbondio, si rifugiano nella fede e invocano la Provvidenza ; anche nei Malavoglia di Verga “La Provvidenza” è un simbolo di vita , di speranza e di guadagno ma ben presto si trasformerà in fonte di guai. Anche Matteo Floris affida le parole e la speranza alle preghiere di un sacerdote: è una sicurezza, un conforto per il nostro barbiere. Nel nostro romanzo, Padre Francisco sarà la Provvidenza di Manzoni o di Verga? La penna dello scrittore tesse in modo originale la psicologia dei personaggi. Jachi si adatta al nuovo mondo con furbizia e astuzia. Federmann, conquistatore temerario, coraggioso e senza scrupoli, sempre lucido e distaccato dall’evoluzione degli eventi. Matteo Floris, descrive in modo scorrevole, equilibrata e mai pesante il rapporto fra i mercenari e gli indigeni – schiavi , portendo sicuramente il lettore a rievocare il rapporto fra i dittatori e i popoli a loro asserviti. Altro personaggio che sicuramente attirerà l’attenzione è Maria, la sorella di Jachi; il suo ruolo nel romanzo è secondario ma non per questo meno importante. Degne di rispetto e di approfondita lettura e riflessione sono le pagine occupate dalle lettere che il barbiere scrive alla sorella, inizialmente a scadenza mensile, poi annuale. In esse troviamo le speranza, le curiosità, le preoccupazioni, le delusioni, le confessioni, i rimorsi di questo barbiere partito da Caller verso il Nuovo Mondo; queste lettere costituiscono, pertanto, un leitmotiv, una sorta di diario di bordo, che accompagnerà il lettore in questo viaggio fantastico.
…sono stato costretto ad agire per sopravvivere in quelle terre desolate che chiamano Nuovo Mondo. E’ come il vecchio mondo, solo più caldo e ostile. Dio ci dona la vita ed io faccio in modo di serbarla per tornare.
Ogni libro è appassionante, proietta il lettore in una vita parallela alla propria quotidianità. Il libro “Il Barbiere del Conquistador” porta non solo la mente ma anche il cuore al di là dei confini, in un tempo lontano e in luoghi ancora non del tutto esplorati. Il lettore è assalito da dubbi, tristezze, sorprese e sentimenti contrastanti. Matteo Floris con una scrittura elegante, ci permette di salpare con Jachi, Francisco, Federmann e tutto l’equipaggio da Caller nel 1529 e seguire la tratta che conduce al Nuovo Mondo. Un viaggio nel tempo e nello spazio durato fino al 1542. Chissà quante navi sono partite dal 1500 alla ricerca di quella terra appena scoperta, una terra lontana, una terra piena di speranze, sogni e ambizioni. Ma che prezzo avranno dovuto pagare Jachi e gli altri personaggi di questo romanzo? È valsa la pena combattere, vivere tribolazioni e sventure per ottenere soddisfazioni economiche, oppure sarebbe bastato restare a Caller e andare avanti con gli introiti che la bottega di barbiere, umile ma dignitosa, avrebbe fruttato? Chissà come la penserà Jachi a conclusione della sua avventura; chissà cosa penseranno i lettori alla fine del romanzo! Matteo Floris, al suo primo esordio come scrittore, mette nero su bianco gesta realmente esistite intrecciate con pennellate di fantasia, creando un Thriller storico affascinante con una miscela di sentimenti, di guerra, di avventura e sogni. Buona lettura! Editore: Edizioni Efesto (2 marzo 2020) Lingua: Italiano ISBN-10: 8833811492 ISBN-13: 978-8833811499 Link di acquisto cartaceo: Il barbiere del Conquistador  

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