Recensione a cura di Raffaelina Di Palma
“I ragazzi della Rosa Bianca ci mettono davanti a una provocazione: per tenere viva la lealtà con se stesso l’uomo ha bisogno di un’amicizia ideale, che non distrae dalla realtà, ma che introduce in essa senza dover censurare niente.” (Tanja Piesch)
Il clima in Germania all’epoca dei fratelli Scholl, particolarmente durante l’attività del gruppo “La Rosa bianca” (tra giugno 1942 e febbraio 1943), fu contraddistinto da condizioni meteorologiche estremamente rigide, che si aggiunsero a un clima politico e sociale buio e oppressivo.

Dopo un autunno freddo, l’inverno portò condizioni severe, con gelate frequenti che continuarono fino ad aprile in zone come Berlino. Il freddo condizionò la vita quotidiana, già duramente provata dalla guerra, dalla mancanza di riscaldamento e di cibo.
Oltre ai fratelli Hans e Sophie Scholl, il nucleo principale del gruppo antinazista La rosa bianca a Monaco era composto dagli studenti: Alexander Schmorell, Willi Graf, Christoph Probst e dal professor Kurt Huber. Questi giovani intellettuali coordinarono una resistenza non violenta, che oltre al gruppo contava su una rete di supporto, tra cui facevano parte Traute Lafrenz, Heinz Kucharski, Margaretha Rothe e Erna Stahl.
I fratelli Scholl studiavano all’università di Monaco, dove iniziarono a operare cercando di diffondere volantini, che diventarono la loro arma contro la guerra e il regime nazista. Li lasciavano nelle università, nelle stazioni, nei mercati, nei negozi. In città il clima punitivo era alto.
La Germania era “congelata”sia fisicamente che moralmente.
Hans e Sophie Scholl, avevano rispettivamente quindici e dodici anni quando la famiglia si trasferì a Monaco. Hitler era appena stato eletto al potere e tutti speravano che le sorti della Germania sarebbero migliorate. I ragazzi Scholl cominciarono a sentir parlare di politica e proprio in quel periodo iniziarono a ragionare sul concetto di Patria, fino a quando non si unirono ai camerati della gioventù hitleriana: facevano con loro escursioni, riunioni, trascorrevano insieme lunghe serate in compagnia a parlare, leggere, cantare, giocare, realizzare lavori artigianali.
Loro non riuscivano a capire il dissenso del padre, credevano davvero di poter avere una vita migliore e potere esprimere le loro idee liberamente messe in pratica nel gruppo della gioventù hitleriana, i cui ideali non corrispondevano, quantomeno all’inizio, a quelli di Hitler. Solo più tardi Hans e Sophie realizzarono cosa significasse essere sottoposti al suo governo.
“Ma nostro padre parlava al vento e il suo tentativo di trattenerci si infranse contro il nostro entusiasmo giovanile. […] Non era forse una cosa grande trovarsi d’un tratto ad avere qualcosa in comune, un legame con dei ragazzi che diversamente non avremmo forse mai avuto occasione di avvicinare? […] Ci prendevano sul serio, stranamente sul serio; e questo ci dava un incitamento particolare, ci riempiva di orgoglio. Ci sembrava di far parte di una grande organizzazione bene articolata, che comprendeva tutti e prendeva in considerazione ciascuno, dai ragazzi di dieci anni agli adulti.”
Dal racconto della sorella Inge, diretta testimone, insieme con gli amici, delle loro ultime ore, dalle quali si delineava una passione per la vita, un sentimento forte che nemmeno il terrore del regime riuscì a spegnere.

Benché il libro sia un tributo ai fratelli, lo stile di Inge Scholl, si sottrae dal trasformarli in divinità, presentandoli semplicemente come persone coraggiose, giovani entusiasti, privandoli di un alone di santità artificiosa, il suo lavoro è diventato un classico della storia del terzo Reich, indispensabile per la cognizione dell’opposizione interna tedesca nel dopoguerra.
“«Sarebbe tutto così bello! C’è solo la questione degli ebrei che non mi va giù!», esclamò un giorno, all’improvviso, una camerata quindicenne, mentre riposavamo nella tenda sotto un vasto cielo stellato, dopo un lungo giro in bicicletta. […] alcune compagne le diedero ragione e dalle loro parole trapelò d’un tratto quello che si diceva nelle loro famiglie.”
“«Possiamo chiamarli eroi?»” si chiede la sorella Inge. Scesero in campo per difendere i diritti e la libertà di ogni persona, senza differenza di ceto, di colore, di religione, di nazionalità. E questo concetto saliva ancora più in alto, oltrepassava l’eroismo, giovani che reclamavano il “semplice” diritto alla libertà: un sentimento più alto e più profondo della vita stessa.
Un gruppo di giovani che in un primo momento potevano sembrare ingenui idealisti, forse, ma non sprovveduti. Sapevano di camminare su un terreno irto di pericoli, circondati da una stragrande maggioranza di accaniti o, tutt’al più, di ignavi silenti, incapaci di far sentire la loro voce, la loro opposizione.
Ma erano consci “dell’azzardo”, nel loro intimo sapevano che non dovevano cedere a nessun compromesso. “La libertà è un bene inestimabile, l’unico che abbiamo” sostenevano nei loro volantini e per quella libertà erano disposti a pagare anche con la vita.
Questo periodo dedicato ai gruppi giovanili sarebbe dovuto finire anche senza la Gestapo. Questo capì Hans nella sua prima esperienza con la buia cella di un carcere.
Sentì che la bellezza e l’appagamento armonioso dell’esistenza e il silente maturarsi, non gli bastavano più a proteggerlo dai pericoli, dalle limitazioni che i tempi comportavano. Non trovava risposta in quell’umiliante vuoto, non c’era risposta in quell’angosciante mancanza e non trovava risposta in contesti più intensi: né in Rilke, né in Stefan George, né in Nietzsche e nemmeno in Hölderlin. Hans, aveva però la netta sensazione che la sua profonda ricerca gli avrebbe indicato la strada giusta.

Hitler e i suoi complici erano visti come una manica di malviventi incolti, che erano emersi dal nulla per attrarre le masse. La rosa bianca, invece, che riportava, Schiller, Goethe e Novalis sei suoi volantini, affermava la realtà mai venuta meno, di “un’altra Germania” improntata dall’anima cristiana e da una filosofia culturale profonda.
“Un’altra importante attività cui si dedicavano era, oltre che la preparazione, la diffusione dei volantini. Dovevano arrivare nel maggior numero possibile di città, agire nel raggio più vasto. Hans e i suoi amici non avevano mai fatto nulla di simile prima di allora. Dovevano escogitare e sperimentare tutti i mezzi. Quali possibilità c’erano di far giungere quei volantini alla gente?”
In quell’epoca era un grande sostegno poter trovare delle persone che condividessero lo stesso pensiero e che avessero il coraggio di dichiararlo.
Quando Sophie venne a sapere che era stato Hans a stampare i volantini lo sgridò per il pericolo cui si esponeva, ma presto lo appoggerà totalmente, distribuendo anche lei i volantini. In nome di quel senso di giustizia innato in lei, parteciperà poi interamente alla resistenza.
“Un’altra importante attività cui si dedicano era, oltre che la preparazione, la diffusione dei volantini, dovevano arrivare nel maggior numero possibile di città, agire nel raggio più vasto. Hans e i suoi amici non avevano mai fatto nulla di simile prima d’allora. Quali possibilità c’erano di far giungere quei volantini alla gente?”
Una mattina, Hans e Sophie, pur sapendo che la Gestapo gli stava dando la caccia, diffusero altri volantini, lanciandoli dalle scale dell’università, senza notare che un bidello li stava guardando: questi li denunciò alla Gestapo, l’università fu chiusa e il 18 settembre 1943 Hans, Sophie e Christoph Probst furono arrestati.
Maximilian Probst, nipote di Cristoph, giustiziato lo stesso giorno dei fratelli Scholl, racconta come questa timida ragazza sia passata nella memoria collettiva, da ombra del fratello a icona stessa del gruppo di opposizione de “La rosa bianca”.
La vita di Sophie è stata troppo breve, 21 anni, ma lunga è invece la sua continuità nella rievocazione culturale, che dura ormai da più di 80 anni.
“Come ci si può aspettare che il destino conceda vittoria a una giusta causa, quando nessuno è pronto a sacrificarsi pienamente per essa?” (Sophie Scholl)
I fratelli Scholl, con i loro amici cercarono di dire la verità, fino alla morte. Tentarono di aprire gli occhi ai loro concittadini su quello che stava facendo il nazismo, attraverso volantini divulgativi.
Durante la prigionia anche i loro carcerieri furono colpiti dalla fermezza e dalla calma di quei giovani “rivoluzionari”.
Solo col tempo, con il cambio generazionale e la storiografia successiva, la loro storia è stata rivalutata, trasformandoli da “traditori” a simboli della coscienza tedesca e dell’eroismo civile.

La Rosa Bianca – Edizione ebook
Trama
La storia dei fratelli Hans e Sophie Scholl che diedero vita al movimento di opposizione al nazismo e che furono giustiziati il 22 febbraio 1943. Attraverso il racconto della sorella Inge, di amici e di testimoni delle loro ultime ore, emerge una passione per la vita che nemmeno il terrore del regime poté soffocare. «Possiamo veramente chiamarli eroi?» Non hanno fatto nulla di sovrumano. Hanno difeso una cosa semplice, sono scesi in campo per una cosa semplice: per i diritti e la libertà dei singoli, per la loro libera evoluzione e per il loro diritto a una vita libera. Non si sono sacrificati per un’idea fuori del comune, non perseguivano grandi scopi. Ciò a cui aspiravano era che gente come te e me potesse vivere in un mondo umano. Il vero eroismo consiste forse proprio nel difendere con costanza la vita quotidiana, le cose piccole e ovvie». (Inge Scholl)


