Articolo a cura di Paola Milli
Parlare delle opere di Gabriele d’Annunzio non significa solo elencare libri, ma tracciare la parabola di un uomo che cercò di trasformare l’esistenza stessa in letteratura.
Il cammino di d’Annunzio inizia con la folgorante precocità di Primo vere e Canto novo, dove la natura abruzzese esplode in una sensualità pagana e vitale. Ma è con il trasferimento a Roma che il giovane scrittore diventa il portavoce dell’estetismo. Nel 1889 pubblica Il piacere, introducendo la figura di Andrea Sperelli. In questo romanzo descrive un mondo di salotti, duelli e amori tormentati, dove il protagonista cerca la bellezza assoluta ma finisce per soccombere alla propria vacuità morale. È la fase dell’esteta che, pur circondato dal lusso, avverte già il grigio diluvio democratico minacciare il suo isolamento dorato.

Dopo una breve parentesi influenzata dai grandi romanzieri russi, visibile nel tono più intimo e psicologico de L’innocente e del Poema paradisiaco, d’Annunzio incontra il pensiero di Nietzsche. È la scintilla che trasforma l’esteta debole in un individuo dominatore.
Il romanzo Il trionfo della morte segna questo passaggio cruciale, ma è con Le vergini delle rocce che il Superuomo dannunziano si manifesta pienamente: il protagonista, Claudio Cantelmo, non vuole più solo godere della bellezza, ma vuole generarla e imporla al mondo. Questa nuova energia prosegue ne Il fuoco, un inno alla creazione artistica e alla potenza della parola, ambientato in una Venezia magica e decadente, specchio della sua relazione con Eleonora Duse.
Se i romanzi gli diedero la fama, è con la poesia che d’Annunzio raggiunge l’eternità. Il progetto delle Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi rappresenta il tentativo di celebrare l’intero universo. Il terzo libro, Alcyone, è considerato il capolavoro assoluto della lirica italiana del Novecento. Qui la retorica del Superuomo si placa per lasciare spazio al panismo: il poeta si fonde con la natura, diventa corteccia, foglia, pioggia. In liriche come La pioggia nel pineto, la parola si fa musica, perdendo ogni funzione logica per diventare sensazione.

Parallelamente, d’Annunzio rivoluziona il teatro, cercando di riportarlo alle radici tragiche e popolari. Con La figlia di Iorio, egli mette in scena un Abruzzo mitico, fatto di riti arcaici e passioni violente, lontano dalla cronaca e immerso nel destino. È un teatro di poesia che cerca di scuotere le folle e di prepararle all’azione eroica.
L’ultima fase della sua produzione è forse la più moderna. Durante la Prima Guerra Mondiale, ferito a un occhio e costretto all’immobilità al buio, d’Annunzio scrive il Notturno su sottili strisce di carta. Lo stile magniloquente scompare: le frasi si fanno brevi, frammentarie, cariche di sofferenza e di riflessione sulla morte, abbandonando ogni posa eroica. È il d’Annunzio segreto che si chiuderà infine nell’isolamento del Vittoriale degli Italiani, continuando a scrivere pagine di memoria e confessione fino alla fine dei suoi giorni.
Le opere di d’Annunzio sono moltissime, perciò è utile organizzarne l’elenco per genere letterario, seguendo l’ordine cronologico all’interno di ogni categoria.
Ecco le principali:

1. Romanzi
Sono le opere che gli diedero la celebrità internazionale e definirono l’immaginario del Decadentismo.
- Il piacere (1889)
- Giovanni Episcopo (1891)
- L’innocente (1892)
- Il trionfo della morte (1894)
- Le vergini delle rocce (1895)
- Il fuoco (1900)
- Forse che sì forse che no (1910)
2. Opere Poetiche
La sua produzione in versi è considerata il suo lascito più prezioso alla lingua italiana.
- Primo vere (1879)
- Canto novo (1882)
- Intermezzo di rime (1883)
- Isaotta Guttadauro e altre poesie (1886)
- L’Isotteo – La Chimera (1889)
- Elegie romane (1892)
- Poema paradisiaco (1893)
- Le Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi (1903-1912):
- Maia (1903)
- Elettra (1903)
- Alcyone (1903)
- Merope (1912)
- Asterope (pubblicato postumo nel 1948)
3. Opere Teatrali
Molte di queste tragedie furono scritte appositamente per la sua musa, Eleonora Duse.
- Il sogno d’un mattino di primavera (1897)
- Il sogno d’un tramonto d’autunno (1897)
- La città morta (1898)
- La Gioconda (1899)
- Francesca da Rimini (1901)
- La figlia di Iorio (1904)
- La fiaccola sotto il moggio (1905)
- Più che l’amore (1906)
- La nave (1908)
- Fedra (1909)
- Le Martyre de Saint Sébastien (1911) – Scritta in francese
4. Raccolte di Novelle
Opere giovanili di stampo verista, ispirate alla sua terra natale.
- Terra vergine (1882)
- Il libro delle vergini (1884)
- San Pantaleone (1886)
- Le novelle della Pescara (1902) – Raccolta definitiva delle precedenti
5. Prose di Memoria e Confessione
Opere dell’ultima fase, più intime e frammentarie.
- La Leda senza cigno (1916)
- Notturno (1921)
- Le faville del maglio (1924-1928)
- Cento e cento e cento e cento pagine del Libro segreto di Gabriele d’Annunzio tentato di morire (1935)
Oltre alla letteratura, d’Annunzio fu autore di numerosi discorsi e proclami legati alle sue imprese belliche – come il Volo su Vienna – e alla Reggenza del Carnaro a Fiume, tra cui la celebre Carta del Carnaro (1920), la costituzione dello Stato di Fiume.

Un libro particolare: Solus ad solam
Solus ad solam è un’opera atipica nella produzione di d’Annunzio, una sorta di diario d’amore che si distingue per la sua genesi drammatica e per il tono lontano dalla solita magniloquenza superomistica.
Il libro non nasce per la pubblicazione immediata, ma come un diario privato scritto nel 1908. d’Annunzio lo redasse durante un periodo di profonda crisi spirituale e fisica, legato alla fine della sua tormentata relazione con la contessa Giuseppina Mancini, chiamata Giusini o Amaranta. La donna era scivolata nella follia a causa del senso di colpa per il tradimento verso il marito, e d’Annunzio visse questo evento con un misto di disperazione e ossessione.
Il titolo latino, che significa Solo a lei sola, suggerisce immediatamente un’intimità esclusiva e quasi religiosa. A differenza del d’Annunzio Vate che si rivolge alle folle, qui troviamo un uomo fragile e spaventato. La prosa è febbrile, frammentaria, quasi un monologo interiore che anticipa la sensibilità del Notturno. Non c’è il trionfo dei sensi, ma il dolore, il senso di colpa e l’ombra della follia che incombe sulla persona amata.
Sebbene scritto nel 1908, il libro fu pubblicato solo nel 1939, un anno dopo la morte del poeta che ne aveva però curato meticolosamente la revisione negli ultimi anni al Vittoriale. Questo rende l’opera un ibrido. È un documento di vita vissuta in tempo reale ma è anche un’opera letteraria rifinita dall’autore ormai anziano che voleva consegnare ai posteri l’immagine di un uomo capace di soffrire profondamente per amore.
Solus ad solam fa parte di quella che viene chiamata la prosa notturna o di memoria. Insieme al Libro segreto, rappresenta il vertice del d’Annunzio che abbandona la maschera del superuomo per esplorare la propria interiorità e la decadenza fisica.
È un’opera particolare perché distrugge il mito dell’infallibilità dannunziana: qui il poeta non è il seduttore implacabile, ma un uomo che assiste impotente al naufragio mentale della donna amata, trasformando il proprio dolore in una preghiera laica e disperata.
L’opera fu pubblicata per la prima volta postuma il 25 marzo 1939 dalla casa editrice Sansoni di Firenze. Questa edizione storica fu curata da Jolanda De Blasi, che ne scrisse la prefazione. Ne esistono diverse varianti: dalla brossura standard alle pregiatissime tirature di lusso in pelle, con riproduzioni di autografi dell’autore.
Dopo la prima uscita, l’opera è stata ripubblicata diverse volte da vari editori. Sebbene un tempo fosse considerato un libro quasi sconosciuto o raro, come lamentavano alcuni critici negli anni ‘50 e ‘60, oggi è facilmente reperibile in libreria grazie alla riscoperta del d’Annunzio segreto.



