Narrativa recensioni

La scomparsa di Josef Mengele – Olivier Guez

Recensione di Concetta Di Lorenzo    Alcuni libri non ti danno subito l’idea di quello che in realtà sono; sembrano romanzi tranquilli, raccontati con un certo distacco, quasi a voler mantenere le distanze tra l’autore e quello che si racconta. Sembrano raccontare semplicemente una storia, piacevole o drammatica che sia, senza alcun coinvolgimento emotivo. È […]

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Sopravvivere non basta – Dianora Tinti

Il principale punto di forza dell’opera risiede senza dubbio nel coraggio di esplorare la complessità etica della “zona grigia” della Seconda Guerra Mondiale, evitando risposte semplici o rassicuranti. L’autrice non si limita a una rappresentazione bidimensionale del dolore o a una netta divisione tra buoni e cattivi, ma scava a fondo nelle scelte più ambigue e tormentate, dettate spesso dall’opportunismo e dal puro istinto di sopravvivenza, di chi si è trovato a gestire una struttura complessa come l’ospedale ebraico di Berlino sotto il controllo del regime nazista.

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Il partigiano Johnny – Beppe Fenoglio

Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, si potrebbe definire “il romanzo della Resistenza,” ma non sarebbe completa come esposizione. Intanto si può estenderla dicendo che è un romanzo che racconta la Resistenza come fu realmente, autentica e senza false illusioni: si può dire che rispecchia pienamente lo stile caratteristico di Fenoglio: i suoi estimatori ne riconoscono l’impronta sin dalle prime pagine.

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La Rosa Bianca – Inge Scholl

Benché il libro sia un tributo ai fratelli, lo stile di Inge Scholl, si sottrae dal trasformarli in divinità, presentandoli semplicemente come  persone coraggiose, giovani entusiasti, privandoli di un alone di santità artificiosa, il suo lavoro è diventato un classico della storia del terzo Reich, indispensabile per la cognizione dell’opposizione interna tedesca nel dopoguerra.

Accadde oggi Viaggio nella storia

Il progetto Lebensborn: la storia di un esperimento sociale e di un abuso di potere

Nel 1935, nella Germania governata dal regime nazista, nacque un progetto che non faceva rumore come le armi e non lasciava subito macerie visibili. Si chiamava Lebensborn, “sorgente di vita”. Il suo scopo, almeno in apparenza, era semplice: far nascere bambini. Ma non qualsiasi bambino, solo quelli che, secondo l’ideologia nazista, meritavano di vivere e di rappresentare il futuro della nazione. Approfondiamo questo delicato argomento nel nostro articolo…