Narrativa recensioni

I Malarazza – Ugo Barbàra

Recensione a cura di Mara Altomare

“Quello che lasciavano in Sicilia li avrebbe resi grandi in America”

Se dovessi pensare ad una e una sola immagine rappresentativa di questo romanzo, aprirei il libro al capitolo che racconta l’arrivo della nave che approda in America, dopo il lungo viaggio della famiglia Montalto dalla Sicilia a New York. Potrei vedere chiaramente la fotografia di quel momento, che per me è uno dei passi più suggestivi, e segna uno spartiacque tra il prima e il dopo della vita dei protagonisti. Ed ecco cosa ci ritroverei…

…mentre Rosaria Battaglia non voleva saperne di uscire sul ponte con gli altri, Antonio Montalto, circondato dai figli, indicava tutte le terre puntando un dito su una carta geografica e dava loro un nome: dall’isola del governatore, all’isola di Ellis, a Brooklin. Poi indicò la massa di edifici che svettavano alle spalle del porto e disse ai suoi figli: “Guardate, guardate quanta imponenza!”

I ragazzi spalancarono la bocca ammirando i palazzi alti più di dieci piani! I passeggeri si affollavano sui parapetti per guardare, una ressa di uomini e donne alzavano i bambini sulle proprie teste e gridavano nomi e saluti in tutte le lingue possibili…

Ecco descritta la meraviglia della scoperta di una terra nuova, accompagnata da paure e timori, verso un futuro promettente ma incerto, con lo sguardo e il cuore rivolto indietro verso la terra lasciata, forse per sempre, la Sicilia.

Capostipite della famiglia e protagonista del romanzo “I Malarazza” è Antonio Montalto, un uomo che, a differenza di tanti emigranti, non proviene da una realtà povera da cui scappare: in Sicilia ha già raggiunto una stabilità economica, tramite la sua attività di produzione di vino e olio, e in realtà è il contesto politico a spingerlo a partire.

“Non era questione di inseguire un sogno. Non la smania di conoscere nuove terre che lo spingeva, ma l’assoluta certezza che il futuro fosse oltre gli stretti confini dell’isola. Da ragazzo li aveva vissuti come una gabbia, adesso che era un uomo li percepiva come un’opportunità: il mare avrebbe potuto portarli ovunque.”

L’occasione di partire e lasciare la Sicilia è dunque servita sul piatto d’argento dal particolare momento storico: siamo nel 1860 a Castellammare del Golfo, in Sicilia appunto, e sta accadendo un fatto che sui libri di storia ci viene raccontato come epocale: la spedizione dei Mille e l’arrivo imminente dei Garibaldini a Marsala.

Tuttavia agli occhi dei siciliani rappresentati nel romanzo, la percezione della spedizione dei Mille non è affatto quell’impresa memorabile e patriottica che consegnerà l’Italia all’unità. I Garibaldini sono accolti con disincanto, come gli ennesimi conquistatori, e Antonio dice: “I romani, i normanni, i saraceni e gli spagnoli, cambiavano le facce ma non cambiava mai la sostanza, perché dovreste essere diversi? Noi continueremo a spezzarci la schiena sulla zappa, in attesa che qualcuno venga a prendersi i frutti.”

“Se voi venite qui a parlare di fare l’Italia vi trovate a vaneggiare coi sordi, i Borbone non mi hanno fatto nulla di male… Io sarò dalla parte in cui sono sempre stato: la mia!”

In tale contesto politico, Antonio si trova coinvolto, a causa di una serie di scelte rischiose, in questioni pericolose e compromettenti per la sua vita, ed è così che matura la scelta ambiziosa di lasciare la Sicilia e cercare un futuro concreto e glorioso oltreoceano. I fatti gli daranno ragione, perché a New York la famiglia Montalto, in tutti i suoi componenti, riuscirà davvero a spiccare quel volo, laddove in Sicilia non sarebbe stato possibile fino in fondo.

Di certo una scelta consapevole, coraggiosa ma anche sofferta, una scelta che Antonio impone a sua moglie Rosaria e ai suoi figli, costretti ad assecondarlo, in un clima iniziale di perplessità e incertezza.

E allora vorrei ritornare all’immagine del ponte di quella nave in arrivo a New York…

“Antonio Montalto si voltò e incrociò lo sguardo di Rosaria Battaglia, immobile, e vi lesse un monito: che stesse attento, perché qualunque errore avrebbe fatto, da quel momento in avanti non gli sarebbe stato perdonato!”

Rosaria Battaglia: maestosa! Viva, intelligente, scaltra, intuitiva, carismatica, esce dalle pagine del libro e si impone a testa alta, con i suoi sguardi e con le mani sui fianchi… e comunque mantenendo il senso materno tutto italiano di protezione e cura della sua famiglia: madre, confidente, un porto sicuro per tutti. Solo in apparenza dà un’immagine di sottomissione, remissività nei confronti del marito e degli eventi, ma con lo scorrere dei capitoli emerge tutta la sua forza e capacità di tenere testa a lui e alle situazioni di difficoltà, a quella discriminazione che nasce già all’interno dalle mura domestiche.

“Spatriare, spatriare. Ti ci riempi la bocca con questa parola. Ma neppure sai che significa. Perché per spatriare dovremmo prima averla una patria … E cosa farò io lì?”

Antonio Montalto la guardò dritta negli occhi: “La moglie.”

“Non mi hai chiesto se fossi d’accordo!”

“Tu sei mia moglie, tu DEVI essere d’accordo.”

Ma Rosaria è una leonessa in gabbia, una donna che di certo non si accontenta: partendo dalla sua lunga esperienza di speziale in Sicilia, arriva addirittura a fondare una banca e a diventarne presidente (attenzione: una presidente donna!), dimostrando le sue capacità non solo sul piano dialettico, ma anche su quello imprenditoriale. Anche Antonio sarà persuaso a riconoscere pubblicamente la determinazione di sua moglie, della sua grande personalità, modernità e  lungimiranza, superando i confini culturali e sociali in cui le donne della sua epoca sono racchiuse.

 “Quando siamo scesi da quella nave hai lasciato la mia mano e hai cominciato ad andare avanti da solo. Ti aspettavi che rimanessi indietro?”

…Ancora una volta ritorno all’immagine della nave in arrivo a New York, perché ci sono altri due viaggiatori che scendono e non appartengono alla famiglia Montalto, ma di sicuro complicano le loro vicende: la giovanissima cameriera, Bianca, e Nicola Scudera, ragazzo amico di famiglia che da Castellammare cerca oltreoceano un futuro migliore e sicuro. Protagonisti fin dai primissimi capitoli di una storia nella storia, ci catapultano subito sulla scena di un omicidio, che dalla Sicilia all’America tiene le redini della trama e fa mantenere il fiato sospeso per tutto il romanzo. Sulla scia di questo evento terribile, scopriamo uno dei personaggi più feroci che ci possa capitare di incontrare, il terribile Rocco Trupiano.

Rocco Trupiano non si dimentica facilmente, la sua vita è mossa da una sete talmente insaziabile di vendetta, che compie l’impossibile attraversando l’oceano per scovare l’assassino di suo fratello e vendicarlo; uccide e prova piacere nel farlo, partecipando anche alla guerra tra nordisti e sudisti, esperienza che alimenta ancora di più la sua violenza.

Tanti sono i personaggi che arricchiscono la trama e si intrecciano con le vite dei protagonisti, e anche i minori vengono raccontati in profondità, intensamente: si lasciano leggere con passione, descritti con grande cura, i più delicati trasmettono amore e sentimento, i più spregiudicati emergono in tutta la loro bestialità, manifestando anche istinti primordiali; si materializzano tutti, sia nella bellezza che nel degrado assoluto; li ascoltiamo parlare in dialetto, avvicinandoci ancora di più alla loro intimità; memorabili i dialoghi e i battibecchi irriverenti tra Rosaria e Antonio, e l’originale scelta dell’autore di menzionarli, solennemente, sempre con nome e cognome.

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Il tutto racchiuso in una cornice descritta magistralmente con approccio storico e a tratti giornalistico: dall’impresa dei Mille, al pensiero di Abramo Lincoln, alle riflessioni sulla schiavitù, si avverte uno spessore culturale che arricchisce chi legge, perché solleva interrogativi stimolanti senza mai ergersi a giudice.

Una voce narrante e competente che ci presenta il tema della scelta e della rinuncia in tutte le sue sfaccettature: tra nordisti o sudisti, Savoia o Borbone, tra il partire o il restare, tra uccidere o salvare…

Scelte vissute tra i quartieri più miseri di New York e le sale da ballo, tra le foreste incontaminate americane e le coste miti del nostro mare… ma in tutti questi luoghi ci sarà sempre permesso, con grande libertà, di guardare, o meglio di leggere, con affetto, i due grandi punti fermi del romanzo, i due cuori, le due grandi madri: la Sicilia, che lascia andare i suoi figli alla vita, ma che è lì ad aspettare paziente il loro ritorno… e poi l’America delle opportunità, che accoglie i suoi nuovi figli adottivi, li cresce e li fa grandi.    

“In America poteva guardare da un orizzonte all’altro senza vedere niente, a parte il cielo. La stessa impressione che aveva avuto sulla nave, dove l’immensità dell’oceano non l’aveva spaventato, anzi, gli era parsa una sconfinata promessa di libertà”


pro

Una lettura a 360 gradi, tra storia, romanzo, sentimenti, lacrime e sorrisi tra le righe.

contro

Un epilogo che non conclude proprio tutte le vicende e lascia alcuni tra i personaggi in un clima sospeso, con uno spazio temporale ancora da raccontare, lasciando intendere la necessità di un seguito.

Trama

Castellammare del Golfo, 1860. Mentre Garibaldi si prepara a sbarcare in Sicilia, Antonio Montalto ha un’intuizione: cedere parte delle terre che hanno fatto la fortuna della sua famiglia – che da sempre produce olio e vino – in cambio di un piccolo veliero. Al paese intero pare un folle, ma a lui non interessa; ha capito prima di tutti dove sta soffiando il vento del cambiamento e non può restare a guardare. Sa che se vuole realizzare le proprie ambizioni deve staccarsi dalla terra dei padri per guardare oltreoceano. Inizia così l’avventura dei Montalto che, tra l’arsura di Castellammare e il fragore di New York, incroceranno la grande Storia e daranno vita a un impero fondato sulle imprese visionarie di Antonio, ma soprattutto sulla caparbietà della moglie Rosaria, capace di gettare le basi per un progetto che travalica il loro tempo: la creazione di una banca americana con una presidente donna. Intorno a loro e ai sei figli, una schiera di figure memorabili, tra cui la giovane Bianca che, lasciata la sua esistenza siciliana per seguire la padrona Rosaria, si rifà una vita come speziale nella città americana. E Nicola, suo segreto amore, che scopre come i fantasmi possano inseguirlo anche di là dal mare. Con voce magistrale, Ugo Barbàra dà vita a una narrazione portentosa, cesellando in un ritmo incalzante una vicenda che ha in sé gli ingredienti di ogni grande romanzo: personaggi umanissimi, amori e destini da sovvertire.

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