Narrativa recensioni

Vermeer, il tempo perduto – Giovanna Strano

Recensione a cura di Anna Cancellieri                              

È difficile definire questo libro, che si potrebbe collocare a metà fra la categoria dei saggi e quella dei romanzi.

Il vero protagonista non è Vermeer, né sua moglie vedova affranta, né i ricercatori o gli studiosi che ne analizzano e raccolgono l’opera. I veri protagonisti sono i suoi quadri, dapprima dispersi e dimenticati e infine, dopo ben due secoli, recuperati con pazienza certosina e oggetto di vere e proprie avventure.

È stata una sorpresa apprendere che un pittore oggi così amato e apprezzato sia stato quasi ignorato per tutto questo tempo.

A scoprirlo a metà del XIX secolo sarà Théophile Thoré, critico d’arte, giornalista e collezionista, quando in visita al museo Maurithuis dell’Aia viene folgorato da un dipinto stupefacente: la Veduta di Delft (da cui è tratta l’immagine di copertina).

“Théophile stava immobile, come pietrificato. Sembrava che un fulmine lo avesse colpito, tramortendolo.
«Quanta poesia c’è in quest’opera…» si avvicinò alla tela, cercando di cogliere la consistenza delle pennellate. L’effetto di luce diffusa, accentuata da piccoli tratti bianchi che giocavano con le tinte, così come realmente fanno i raggi del sole quando colpiscono la materialità del mondo lo scosse ulteriormente. «È una sfinge. Magnifica nella sua bellezza. Una bellezza che turba, in quanto incomprensibile. Eppure resta impressa nelle nostre anime alla ricerca del mistero velato che ne determina la perfezione. Devo, a ogni costo, scoprire cosa scatena questo turbamento.»”

Da quel momento inizia una ricerca instancabile che lo porterà in giro per l’Europa a caccia di documenti di archivio, atti legali, mercanti d’arte, collezionisti. A poco a poco molti dipinti dispersi in collezioni private vengono rintracciati, acquistati, riuniti e valorizzati in preziose mostre. Vermeer trova infine il posto che merita nella Storia dell’Arte.

La ricerca, di cui nel libro sono elencati i numerosi accadimenti, poggia le sue basi su una puntigliosa e fedele ricostruzione storica, che l’autrice cerca di romanzare colorando di rosa confetto la liaison amoureuse (anch’essa rigorosamente storica) fra Théophile e Apolline Biffe, moglie dello scrittore Paul Lacroix, di lui migliore amico.

“Il subbuglio interiore aveva mosso le loro vite per alcuni mesi. Si erano guardati, profondamente.
Le loro anime si erano toccate ma, timorose, avevano oscillato nel passo che le avrebbe portate molto vicine. Poi tutto era precipitato con una scusa, un battito di ciglia, una mano sfiorata che aveva aperto la porta all’impossibile, e reso imprescindibile ciò che prima sembrava assurdo.
Specchiare i propri occhi in quelli dell’altro era diventata l’unica ragione dell’esistenza e la vita era ormai insopportabile senza che quella foga venisse placata a ogni istante.
Si erano dati appuntamento in un parco, per chiarire quei turbamenti, finendo per baciarsi dietro a un tronco, col rischio che qualcuno li vedesse.
Da allora erano diventati amanti.”

Dopo un salto di alcuni decenni i dipinti di Vermeer vivono un’altra sorprendente avventura a opera di Han van Meegeren, un pittore dalla tecnica prodigiosa che sceglie di restare fedele alla tradizione piuttosto che accettare i canoni estetici dell’avanguardia di inizio Novecento. Trascurato dalla critica, trova un modo sensazionale per tirarsi fuori dalle ristrettezze economiche.

“«Dipingerò un’opera nello stile del grande maestro. Inizieremo con la ricerca di una tela antica delle giuste dimensioni, dei pigmenti, dei leganti, degli utensili da lavoro. Proveremo le varie tecniche di preparazione e invecchiamento […]. Non sarà né una copia né un pastiche. Si tratterà di un soggetto completamente inedito, qualcosa che il maestro non ha mai dipinto riferito al periodo giovanile, quello che i critici ritengono influenzato da Caravaggio, per intenderci. Sto pensando a un soggetto religioso del Nuovo Testamento.»”

Ed eccolo cimentarsi in un’impresa da falsario di classe, che lo porterà alle vette della notorietà… per motivi che preferisco non rivelare, anche se sono cronaca documentata.

Ho trovato incredibili alcuni avvenimenti raccontati nel libro, al punto da chiedermi: è storia o invenzione? Purtroppo l’autrice non cita le fonti, ma la curiosità mi ha spinto a fare ricerche personali. Ho scoperto che anche le notizie più strabilianti hanno solide basi storiche. Dunque perché non citarle?

Più controversa la questione riguardante un misterioso dipinto che Han tiene nascosto e mostra solo ai suoi complici.

“Al centro vi era una donna intenta a suonare un liuto, davanti alla classica finestra che inondava la stanza di luce. Dietro di lei uno specchio svelava allo spettatore i dettagli della scena da un’altra angolazione. I dettagli costituivano un quadro dentro il quadro. Il viso bianco  della dama era incorniciato dalla classica cuffietta bianca delle donne del tempo. […]
«Quello che vedete non è un Van Meegeren, ma un autentico Vermeer» commentò Han.”

È un Vermeer autentico o un falso? Lascio al lettore la scoperta.

Pro

Emozionante la sezione dedicata a Han van Meegeren e affascinante la descrizione di come si crea un falso in grado di sfidare le perizie più rigorose

Contro

Ho trovato stucchevole la storia d’amore fra Théophile e Apolline e piuttosto ripetitivi i capitoli intermedi in cui l’autrice si dilunga in considerazioni di natura filosofica.

Una buona sforbiciata avrebbe reso il testo più agile e scorrevole.

Si sente la mancanza di una postfazione in cui trovare almeno una parte delle notizie documentate raccolte durante la ricerca.

Vermeer, il tempo perduto – Edizione cartacea
Vermeer, il tempo perduto – Edizione e-book

TRAMA

Johannes Vermeer emerge come un maestro indiscusso, capace di trasmettere l’essenza dell’arte pittorica nella sua forma più pura. Con una tecnica impeccabile, ritrae la società olandese del Seicento, immergendo lo spettatore in un mondo di luce e silenzio. La sua arte diventa un filo conduttore che attraversa i secoli, collegando la sua epoca con il Novecento. Le vicende legate alle opere di Vermeer si intrecciano con le storie di uomini e donne che, in modi diversi, hanno interagito con il suo genio, dallo studioso Théophile Thoré-Bürger, allo scrittore Marcel Proust, fino al falsario Han Van Meegeren. In questo romanzo, l’arte si erge a simbolo di rivelazione, capace di svelare l’invisibile attraverso il lavoro incessante dell’anima umana. Ci guida verso riflessioni profonde sul significato del tempo e sul valore della vita. E in questo intreccio di storie, l’amore si afferma come la forza salvifica che muove il mondo, infondendo agli uomini il coraggio di combattere per i propri ideali. A fare da protagoniste, figure femminili straordinarie come Catharina, Apolline e Johanna: tutte diverse, ma unite da una dolcezza e una determinazione senza tempo. Un viaggio che esplora non solo l’arte, ma anche la profondità dell’esperienza umana

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