Recensione a cura di Raffaelina Di Palma
Il romanzo “La Ribelle di Marineda” di Emilia Pardo Bazán è un grido di rivolta collettiva femminile che spezza i legami di una società patriarcale.
“Perché nessuno mi risponde, né riesce a rispondermi? Dio ha creato due caste di uomini, per caso, una di poveri e una ricchi? Ha fatto alcuni per passeggiare, dormire, andare in giro eleganti, sazi e contenti e altri per sudare sempre e mettersi al lavoro e morire come cani, senza che nessuno si ricordi che sono venuti al mondo? Che giustizia è questa, porca miseria? Alcuni lavorano la terra , altri mangiano il grano: alcuni seminano e altri raccolgono;tu supponiamo, hai piantato la vigna e io vengo con le mie mani lavate e bevo il vino.”

Questo brano lo troviamo molto più avanti nel romanzo, ma ho voluto iniziare la recensione proprio con questo, perché non è soltanto un grido di ribellione, ma è anche un grido di dolore della protagonista, la giovane Amparo, che diventa il filo conduttore della storia, dipanandosi nel libro dalla prima all’ultima pagina.
Un grido di liberazione e di emancipazione femminile echeggia vigoroso grazie anche alla traduzione impeccabile di Fabiana Chillemi, pubblicato da Bonfirraro Editore.
Un’opera efficace e contemporanea che va ad arricchire la collana “Le Sibille” con lo scopo di dare risalto alle voci e alle opere che trattano grandi contenuti, con particolare attenzione alle tematiche femminili.
Un romanzo che rivoluziona e accompagna l’introspezione e la socialità di una generazione di donne che rappresentano, ancora oggi, un ponte tra passato e presente, portando ai lettori un messaggio di indipendenza che echeggia attraverso il tempo con straordinaria forza.
Ambientato nella Spagna del XIX secolo, “La ribelle di Marineda” narra la storia di Amparo, operaia della fabbrica di tabacchi di Marineda, che ha il coraggio di sfidare quelle regole sociali con una capacità e una risolutezza fuori dal comune. Emilia Pardo Bazán, antesignana del femminismo letterario, dipinge uno scorcio sociale intenso e attuale nel quale la lotta per l’indipendenza delle donne si incrocia con la passione politica della Rivoluzione di settembre del 1868.

“Aveva acquisito una grande scioltezza nel parlare; è vero che a volte usava parole e persino frasi intere il cui significato esatto non le era chiaro e, altre volte le confondeva ; ma anche in questo somigliava alla stampa trasandata e anti-letteraria di allora.”
Amparo, la protagonista, dà corpo al coraggio e alla determinazione di una donna che non si piega nei momenti avversi. Cresciuta in un ambiente di povertà dove le ingiustizie sociali imperano, si ribella alle condizioni tiranniche della fabbrica, ma anche ai pregiudizi di credenze popolari di una società patriarcale che cerca di reprimere la sua emozione e la sua voce. E le parole della Pardo Bazàn sono, ancora oggi, uno strumento di una moralità potente, in una città palpitante, ma prigioniera di ferrei schemi sociali, con componenti intensi e profondi che si rafforzano nella scrittura.
“Chi vedeva quei cannoni dorati, leggeri e di poco valore come le illusioni dell’infanzia, non poteva immaginare il faticoso lavoro che c’era dietro,” scrive la Pardo Bazán, che oltre a offrire uno spaccato reale della vita operaia dell’epoca denuncia le ingiustizie sociali con una incisività e una capacità narrativa eccezionali.
“«…della rivoluzione, stanno aspettando il momento in cui poter infliggere un colpo decisivo e liberticida. Non perdiamo però il coraggio. La Rivoluzione trionferà su tanti reazionari che fingono di servirle con fini sinistri. La reazione si nasconde dove uno meno se lo aspetta fissando con il suo occhio di tigre…»”
La giovane Amparo cresce e lavora nel negozio di famiglia, però inizia a maturare in lei il desiderio di realizzare da sola la propria indipendenza che la esorta ad andare a cercare lavoro lontano dalla famiglia. Lo trova in una fabbrica dove si lavorano le foglie di tabacco per fare sigari e sigarette. Questo le permette di fare un’esperienza diversa, non solo di una nuova capacità lavorativa, ma le dà la possibilità di conoscere in maniera profonda il mondo che ruota intorno alla fabbrica, il meccanismo di lavoro in essa presente: conosce le condizioni degli operai e delle operaie e quanto si dovrebbe e si potrebbe fare per migliorarle. Con queste nuove conoscenze, Amparo, la protagonista, vive e matura una crescita, poiché comincia a capire cosa significa “lotta sociale” cosa vuol dire rispettare i diritti dei lavoratori per oltrepassare le prevaricazioni e cosa si dovrebbe fare per farli rispettare.
“Il presidente si alzò subito e uscì dalla sala, rientrando presto seguito da un gruppo di donne. Amparo lo capitanava. Entrò con aria di trionfo, vestita con una veste di percalle chiaro e uno scialle di manila di un rosso vivo che attirava la luce del gas, il rosso dei panni dei toreri. […] «Questo signore incute rispetto come un vescovo», si disse Amparo. «Questa ragazza sembra la Libertà», mormorò il patriarca.”
La vita per Amparo, tuttavia, cambia direzione quando sulla sua strada incrocia quella di Baltasar. Lui, un giovane di bell’aspetto, proveniente da una famiglia agiata, mentre lei è di umili origini, ma questo non impedisce, almeno in apparenza, alla passione, di nascere tra loro.
Ma lui rivelerà presto la sua vera natura: quando lei resterà incinta, la lascerà al suo destino.

L’autrice immerge le radici nella storia della Spagna, alla guida di un governo che il popolo respinge, facendo immergere il lettore nel mondo della fabbrica dove gli operai non lavorano soltanto per sfamare la famiglia, ma sono impegnati anche in una lotta impari contro il governo, con lo scopo di migliorare le loro vite e le loro condizioni lavorative. Lo spirito ribelle di Amparo la porta a lottare per la propria indipendenza e per il diritto di dare libertà alla sue idee.
“Detto ciò, gli diede una spinta e gli voltò le spalle, uscendo con passo veloce, la fronte alta e lo sguardo infuocato, nonostante il cedimento, per la rara commozione interiore che le suggeriva di evitare tali scene.”
Pro
La ribelle di Marineda è un esempio di letteratura naturalista spagnola del XIX secolo e la trama narrativa si integra nella rivoluzione del 1868 con la derivante nascita di un nuovo governo dove non ha posto la monarchia di Isabella II (i Borbone torneranno al potere nel 1874). Mette in risalto l’influenza dell’ambiente sociale e dell’ereditarietà genetica sulla vita e sul comportamento dei personaggi.
Contro
Un contro non alla scrittrice, ma un contro a una certa critica. Il libro ricevette numerosi attacchi, venne considerato un manifesto in favore della pornografia francese e della letteratura atea, ma soprattutto in quanto scritto da una donna. L’opera venne considerata come un testo immorale di una donna sposata e rispettabile sulla letteratura francese, considerata atea e pornografica.

La ribelle di Marineda – Edizione e-book
Trama
Emilia Pardo Bazàn è universalmente riconosciuta come la pioniera della letteratura naturalista in Spagna. Il suo romanzo storico, La ribelle di Marineda, rappresenta il primo capolavoro di questo movimento nella Spagna del XIX secolo. Preceduto solo da tre opere di Zola, questo romanzo offre uno sguardo audace e senza compromessi sulle disuguaglianze sociali e sul coraggio delle donne nell’ambiente industriale dell’epoca. Nelle pagine di quest’affascinante opera, Pardo Bazan dipinge un ritratto vividi della Spagna durante la tumultuosa rivoluzione del 1868, gettando sulle vicende storiche del momento. La protagonista, Amparo, incarna la determinazione e la passione delle donne operaie che lottano per la propria dignità e libertà. Operaia nel negozio di famiglia, decide di andare a lavorare in una fabbrica di tabacco. Lì Amparo abbraccia fervidamente l’ideale repubblicano e diventa portavoce e leader della lotta per las giustizia sociale. Il suo destino si intreccia con quello del giovane Baltasar, proveniente da una famiglia agiata di Marineda, il cui interesse per Amparo si trasforma in amore. Tuttavia, quando Amparo rimane incinta, Baltasar la abbandona a causa delle differenze di classe. Il romanzo culmina con la nascita del bambino e la proclamazione della Repubblica. Attraverso la penna incisiva e penetrante di Pardo Bazàn, il lettore è trasportato in un mondo ricco do contraddizioni e conflitti, dove le barriere di classe e genere si scontrano con il fervente desiderio di libertà e autodeterminazione. L’autrice ci conduce lungo le strade polverose della lotta di classe e negli eleganti salotti della borghesia, offrendo uno sguardo appassionato sulla vita e sulle aspirazioni dei suoi personaggi. La ribelle di Marineda non è soltanto un romanzo storico, ma un’opera che parla direttamente al cuore dei lettori moderni, invitandoli a riflettere sulle ingiustizie del nostro mondo e sulle lotte ancora in corso per l’uguaglianza e la giustizia sociale.



