Narrativa recensioni

Il castello delle congiure – Davide Cossu

Recensione a cura di Anna Cancellieri

Ancora una volta un grande artista e umanista del Rinascimento si trova invischiato nelle indagini per un misterioso affare. L’investigatore è Leon Battista Alberti, architetto, scrittore, matematico e filosofo, convocato a Ferrara per motivi squisitamente artistici e coinvolto suo malgrado in un caso di omicidio.

A chiedergli aiuto in nome di un’antica amicizia è Leonello d’Este, marchese di Ferrara, che vede nella losca faccenda un pericolo per la sua stabilità politica. Leonello, benché designato erede dal padre Niccolò III, ha una nascita illegittima, una macchia condivisa con lo stesso Alberti. Non sarebbe un vero problema, se non ci fosse nei paraggi anche un figlio legittimo, ancora troppo giovane per reclamare i suoi diritti, ma con una madre ben presente e determinata. E non è il solo a insidiare la sua posizione.

Insieme ai compagni Tommaso, morigerato erudito, e Niccolò, gaudente veneziano, vediamo Leon Battista aggirarsi in una Ferrara notturna e nebbiosa, dominata dalla possente dimora degli Este.

Il mistero è in realtà iniziato con il rifiuto della nozze da parte della giovanissima Laura, rampolla di una delle famiglie più ricche della città. La ragazzina ha scelto un sistema infallibile per sottrarsi al penoso dovere: farsi monaca. Chiusa in convento, guardata a vista dalla superiora in odore di santità, persino all’Alberti riesce difficile parlarle e farsi spiegare le sue motivazioni.

La voce dietro la grata tacque e apparve ai due la visione di una bambina vestita di bianco. […]
Battista e Tommaso avanzarono con passo incerto verso la giovane quando dall’oscurità emerse, lieve e spettrale, una monaca. Con le mani cinse le spalle di Laura, riservando un’occhiata terribile ai nuovi venuti, come a proteggerla dalle insidie del mondo che s’era lasciata alle spalle.
«Cosa volete da questa povera figlia?» tuonò.

Gli eventi precipitano qualche giorno dopo, quando la città si accende di colori in occasione di un magnifico torneo ispirato alla leggenda di Tristano e Isotta. Tutti i cavalieri “soccombono” sotto i colpi di un gigante, tranne uno, il più bello, splendente, ammirato. Insomma quello per cui tutti fanno il tifo.

La sua armatura riluceva di una patina argentata su cui erano incisi versi di poesie d’amore. Il cavaliere roteava la lancia con maestria puntandola verso le più belle fra le gentildonne che assiepavano la tribuna, e incitava il cavallo a trottare lungo il campo per raccogliere gli applausi.

È Folco, il promesso sposo della fanciulla ribelle, un giovane che oltre alle qualità sopra elencate è noto anche per la sua arroganza, crudeltà e depravazione. Come da copione è lui ad atterrare il temibile avversario, ma subito dopo crolla per una ferita insignificante e tira le cuoia. L’incomprensibile tragedia desta grande compianto e costernazione, ma anche sospetti, sui quali è invitato a investigare Leon Battista.

È così che quella cominciata come una cauta inchiesta diventa una vera e propria indagine per omicidio. Ben presto l’artista si accorge che l’oscura trama si intreccia in modo significativo proprio con la tragica leggenda dei due amanti, a cominciare dal cinico e corrotto abate Meliaduse, fratello di Leonello, il cui nome è ricalcato quasi fedelmente su quello del padre di Tristano. Ma ancora più forti e tenebrosi sono i legami che accomunano la storia di Tristano e Isotta con una tragica vicenda della famiglia d’Este, da molti taciuta ma tutt’altro che dimenticata, su cui con pazienza certosina Battista riesce a fare luce.

Ad aiutarlo, oltre ai due fedeli amici, sarà anche la bellissima Margherita Pio, fresca sposa di Taddeo D’Este, abile combattente e condottiero molto più anziano di lei. Con prudenti allusioni lo indirizza verso una possibile soluzione, ma non manca di puntare il dito sul destino quasi sempre drammatico di molte giovani donne, lei compresa, costrette a matrimoni con uomini sgradevoli, vecchi, brutali, sacrificate in nome di una convenienza politica o economica. Giovani donne la cui opinione non conta nulla.

«È una bambina condannata a una vita che le è stata imposta. Noi non abbiamo volontà, soltanto doveri… La invidio, sai», e distolse lo sguardo, «invidio il suo coraggio. la forza di rifiutare la prigione che avevano deciso per lei, e pagarne il prezzo. Mi chiedo cosa possa provare…».
«Provare?»
«A essere libera.»

La leggenda di Tristano e Isotta dona un sapore dolce-amaro ai destini delle donne-ragazze che si muovono in questa storia: per molte di loro l’amore da poema cavalleresco rimarrà solo un sogno. Per quelle che cercano l’amore rubato, l’alternativa non potrà che essere tragica.


Pro
Ho ammirato l’abilità con cui l’autore tesse un intreccio in cui si mescolano elementi storici (personaggi di spicco e vicende documentate) con le storie meno note di famiglie minori su cui si può ricamare grazie alla scarsità di notizie.

Contro
Nelle narrazioni in cui gli indizi portano a un colpevole, ci aspettiamo una logica a prova di bomba. Qui vedo invece almeno due falle. Di una non posso parlare perché farei spoiler, all’altra posso accennare senza entrare nel dettaglio: come mai le lettere cifrate inviate al nemico sono ancora nello scrittoio della presunta spia? Allora non sono state inviate! Forse sarebbe stato più logico e convincente trovarne una sola, l’unica ancora da inviare. Ci tengo a sottolineare che la presenza delle suddette lettere viene considerata essenziale ai fini dell’indagine.
Ho sentito la mancanza di una postfazione con qualche notizia storica, che ho invece dovuto cercare in rete, scoprendo con sorpresa che alcuni degli oscuri misteri legati alla Casa d’Este sono veri. Così come è vero che Leon Battista Alberti era un crittografo. Le postfazioni negli storici sono desiderabili, a prescindere da chi le legge.

Link cartaceo: Il castello delle congiure
Link ebook: Il castello delle congiure

Trama
Ferrara, autunno 1442. Leon Battista Alberti è invitato a corte per partecipare, in qualità di giudice, a un concorso indetto dal marchese Leonello d’Este: al vincitore sarà commissionato un monumento in onore del suo defunto padre, Niccolò III. Nel frattempo, approfittando dell’antica amicizia che li lega, il marchese incarica Leon Battista di indagare su un fatto spinoso che sta turbando la città: la giovane Laura Pendaglia, erede del cittadino più ricco di Ferrara e promessa sposa di Folco Bonacossi, ha deciso di rinunciare alle nozze e rifugiarsi in convento per farsi monaca. Mentre Leon Battista cerca di orientarsi tra giochi di potere e trame ordite dalle famiglie dei mancati sposi, il giovane Folco muore in circostanze che rimandano alle pagine dei romanzi d’amor cortese. Con l’aiuto dei suoi fidati compagni, il dotto Parentucelli e l’avventuriero de’ Conti, e di Margherita, un’audace e bellissima nobildonna, l’Alberti, in una giostra di amori, tradimenti e rivelazioni inaspettate, tenta di far chiarezza sulla scia di sangue che macchia la corte di Ferrara. Una traccia che conduce a una tragedia confinata nel passato oscuro degli Este, la cui ombra minaccia il potere di Leonello e la sorte stessa del suo casato..

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