Narrativa recensioni

Recensione di “Madame Clicquot. Lo Champagne sono io” – Adriana Assini

Recensione a cura di Roberto Orsi

Adriana Assini ha abituato i suoi affezionati lettori a storie di Donne del passato: ha ridato voce e colore, attraverso la sua penna, a personaggi del passato come Giovanna di Castiglia, Giulia Tofana, Berthe Morisot. In questo nuovo romanzo storico, ancora una volta targato Scrittura & Scritture, la protagonista risponde al nome di Madame Clicquot.

Barbe-Nicole Ponsardin, vedova Clicquot o veuve Clicquot alla francese, fu un’imprenditrice di fine Settecento. Vissuta a cavallo della Rivoluzione e del periodo napoleonico, Madame Clicquot passò alla storia per la sua grande intraprendenza e la capacità di portare l’azienda di vini, ereditata dal marito, ai vertici del mercato di riferimento.

Il matrimonio con François-Marie Clicquot fu sicuramente atipico per il periodo storico: un rapporto dettato dal sentimento prima della convenienza economica. Non un matrimonio combinato dalle famiglie ma un vero amore sbocciato tra i vitigni della Champagne.

“Tra Barbe-Nicole e François-Marie l’intesa era stata immediata, e il loro amore, cresciuto in fretta come una pianta di gelso, nulla aveva a che spartire con i calcoli economici o con altri vincoli che non fossero quelli dei sentimenti.”

Eppure, un amore sfortunato che non ebbe la possibilità di maturare come il vino in botte. Un’esistenza, quella di François-Marie, che si chiuse troppo velocemente a soli trent’anni, ufficialmente per una febbre tifoidea ma con più di un sospetto mai davvero fugato. Barbe-Nicole passò gli anni felici del matrimonio imparando i segreti dei vitigni delle campagne di Reims e i primi rudimentali principi di conduzione dell’attività. Nelle sue mani il marito lasciò l’azienda di famiglia concentrata nel commercio di lana e nella produzione di Champagne francese.

“Eccolo, dunque, il mondo operoso dei Clicquot: stoffe fiorite e nettare di Bacco, secondo le consolidate tradizioni commerciali della Champagne, regione ridente dal clima favorevole alla coltivazione della vite, e nel contempo caratterizzata da vaste aree steppose, ideali per gli allevamenti degli ovini che fornivano le lane.”

L’eco delle notizie dal mondo si propaga di bocca in bocca dalla capitale, Parigi, fino ai territori di provincia: la Rivoluzione è un dato di fatto, incontrovertibile, almeno nelle intenzioni, ascesa del ceto popolare contro l’ordine monarchico costituito e gli storici privilegi della nobiltà. A Reims sembra un fatto apparentemente lontano, si seguono le vicende del governo centrale, si disserta su questo o quello esponente repubblicano, si salta sul carro dei vincitori pronti a scendere alla prima battuta d’arresto.

Si assiste all’ascesa del generale còrso Napoleone Bonaparte, convinto di poter esportare i valori repubblicani della Rivoluzione al di fuori dei confini nazionali, ma presto assorbito da un ego smisurato e la volontà di affermarsi in prima persona, ispirato dalle gesta dei grandi del passato come Alessandro Magno o Giulio Cesare.

A Reims tutto questo viene affrontato nei salotti delle persone più in vista: non manca occasione di poter parlare di politica nazionale e internazionale, mantenendo quella etichetta nobile che tarda nell’essere influenzata dalla nuova corrente nazional popolare.   

“Dai Ponsardin-Le Tertre l’etichetta e la politesse erano vangeli. E pazienza se fuori dal loro perimetro valevano le regole imposte dalla Rivoluzione, con cerimoniali più spartani e differenti convenzioni. Tra quelle mura superbe, i sacerdoti del saper vivere e dell’arte di piacere in società restavano quelli di un tempo.”

Mentre Napoleone mette a ferro e fuoco mezzo continente, con le sue mire espansionistiche, le politiche di contrasto di paesi come Inghilterra, Austria, Prussia e Russia, mettono in ginocchio le diverse attività commerciali d’oltralpe. Le esportazioni di diversi prodotti vengono bloccate e tra queste quelle del vino di Madame Clicquot, costretta ad affrontare ulteriori difficoltà a quelle intrinseche di una gestione in solitaria dell’azienda di famiglia.

Adriana Assini ci disegna una donna tutta d’un pezzo, che sembra non avere mai un vero dubbio sulla strada da percorrere; idee chiare in testa e una visione strategica invidiabile, la renderanno una delle prime donne imprenditrici della Storia. Frizzante e volitiva come una bottiglia di suo Champagne Veuve Clicquot, la giovane Madame non esita un attimo nel gettarsi a capofitto in una avventura a cui molti altri probabilmente avrebbero rinunciato fin da subito.

“Il Codice Civile costituiva una pietra miliare nella movimentata storia del Paese dei Lumi, facendone lo Stato Europeo più moderno e più avanzato, ovvero una minaccia per i monarchi e un incoraggiamento per i popoli.”

Le riforme sociali volute dal post-rivoluzione e da Napoleone stesso portarono una ventata di novità e modernità al Paese. Purtroppo, però, per le donne si trattò di un’arma a doppio taglio, con molti diritti precedentemente acquisiti, cancellati con un colpo di spugna. E proprio in questo sta la grande forza di Madame Clicquot, capace di ribaltare le convenzioni e ottenere quel posto di rispetto che fino a quel momento era risultato appannaggio del solo genere maschile. Se ancora oggi tutto il mondo conosce le Veuve Clicquot Ponsardin come le bottiglie tra le più gettonate in commercio, lo si deve a Barbe-Nicole che trasformò in pochi anni un’azienda a dimensione locale in una multinazionale dalle grandi prospettive.

L’intuito innato da imprenditrice navigata consentì a Madame Clicquot di aprirsi sui mercati dell’est Europa, specialmente quello russo, anche grazie a mosse azzardate tese ad aggirare i divieti legali imposti da Napoleone.

“Sapeva che a causa di pregiudizi dalle radici profonde come quelle dei tigli, era chiamata a pagare pegno per essere una donna che pretendeva di fare il mestiere di un uomo”.

Con questo romanzo l’autrice permette al lettore di affrontare un intero periodo storico, ricco di cambiamenti non solo politici quanto sociali. Il fermento di una intera nazione, spinta dai moti rivoluzionari del popolo prima e animata dal fervore di un condottiero immortale poi. Le vicende di Reims e della Maison Clicquot si coniugano perfettamente con quelle di Napoleone e della macrostoria raccontate da Adriana Assini con la solita, impeccabile, capacità evocativa dettata da una scrittura melodica e intimistica.

L’autrice e la casa editrice hanno confezionato un altro romanzo che riporta in auge la storia di una donna diversa, emancipata e fuori dal proprio tempo; una nuova storia al femminile raccontata per tutti per avere ancora più chiaro da dove veniamo e dove possiamo arrivare.

Trama

Sul finire del Settecento, in una delle famiglie più agiate di Reims, nella ridente Champagne, tra i dettami di una Rivoluzione che in provincia non ha alzato troppo i toni, Barbe-Nicole Ponsardin cresce sotto l’influenza di un padre liberale e colto. In seguito, mentre sullo scenario politico si fa largo un personaggio controverso come Bonaparte, mademoiselle Ponsardin, che non sa distinguere un Pinot nero da uno Chardonnay, s’innamora di un giovane produttore di vino, François Clicquot, e lo sposa. Una storia la sua che sembra destinata a confondersi con quella di tante donne del suo stesso ceto, divise tra la cura della prole e le frequentazioni dei salotti alla moda. Ma una sorte malefica la mette con le spalle al muro, facendola ritrovare molto presto vedova e con una piccola Maison di champagne da gestire. Sollecitata a chiudere bottega, tanto più che la legge vieta al gentil sesso di lavorare, firmare contratti, Barbe-Nicole lascia tutti di stucco aggirando i divieti e mostrando al mondo il suo vero volto: all’insegna del motto “voglio una sola qualità, la primissima”, decide di mettersi lei a capo dell’impresa. Nessuno scommetterebbe un franco sulla sua riuscita, e invece…

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