Narrativa recensioni

La luce di Akbar – Navid Carucci

Recensione a cura di Roberto Orsi

Leggere questo libro di Navid Carucci è una festa.

Così Franco Cardini, nella prefazione al romanzo, descrive questa esperienza di lettura. Ed è effettivamente un libro molto particolare quanto affascinante. Le atmosfere che si vivono sono quelle dell’impero Moghul del XVI secolo, con colori e luci sfavillanti, tessuti ricolmi di pietre preziose, meravigliose dimore dal profumo speziato d’Oriente.

Ogni superficie calpestabile era ricoperta da tappeti persiani, turchi o afgani, i più preziosi in cima. I loro motivi floreali, geometrici, zoomorfi accendevano la fantasia. La danza di persone che si aggiravano in giacche di seta o di broccato sui pajama lunghi fino alla caviglia, con shal di lana del Kashmir (il Re ne portava due) che ondeggiavano leggeri quando si levava il vento, aggiungeva vita e colore alla fiaba che stavo vivendo.

Un viaggio senza precisi schemi ingabbiati e definiti dalla linea del tempo. Un’atemporalità che rende ancora più magica la vicenda raccontata. L’autore ci presenta le vite dei protagonisti, al di là degli intrighi di corte e dei rapporti interpersonali, come anime facenti parte di un tutto. Di un mondo apparentemente lontano nel tempo e nello spazio, ma forse molto più simile al nostro di quanto immaginiamo.

Un crogiuolo di religioni e pensieri filosofici, tra sunniti, sciiti, gesuiti, indù, ebrei, zoroastriani. Pensieri contrapposti in cui è una semplice parola a fare la differenza, ma dove la sostanza dei contenuti è molto vicina.

“Il Signore che ci ha dato la sovranità, che ci ha dato un cuore saggio e un braccio vigoroso, che ci ha giudicati con equità e giustizia, e ha scacciato dai nostri pensieri tutto tranne l’equità, la Sua descrizione oltrepassa la soglia del pensiero, lodata sia la sua maestà”

In un contesto di corte dove gravitano personaggi di ogni etnia e credo religioso, il sogno di Akbar, sovrano dal pensiero illuminato e illuminante, è quello di creare un’unica fede. Progetto ambizioso, coraggioso e temerario. Inviso ai più.

Una rottura degli schemi che destabilizza, ma Akbar non ha paura. Nemmeno quando deve fare i conti con i propri figli, soprattutto Sultan Salim, il primogenito, capace di attaccare il genitore per ottenere il trono.

Akbar è luce, il suo regno risplende, ingrandito dalle conquiste sul campo, e dalla ricchezza garantita da una riforma amministrativa lungimirante.

I nomi dei personaggi sono tanti e in alcuni casi non semplici da ricordare, così come le varie cariche dell’organizzazione politico sociale di un impero così importante, ma il lettore non deve scoraggiarsi. Alcuni passaggi possono risultare più ostici ma è il contesto complessivo quello che conta.

L’interscambio tra culture, la capacità visionaria di superare le barriere razziali, gli insegnamenti che si possono trarre dai numerosi passaggi intrisi di forza interiore, benevolenza e generosità.

Samir, il giovane protagonista che racconta in prima persone le vicende, unico personaggio inventato dall’autore insieme al padre Jamal, responsabile della sicurezza e ordine pubblico della città, entra alla corte di Akbar molto giovane. Lega subito con Salim, il primogenito dell’imperatore, con il quale non mancheranno anche momenti di screzio. I due hanno un destino comune, due vite parallele con diversi punti di contatto. Il giovane sultano schiacciato dal peso di un genitore così importante, l’altro, al contrario, costretto a emanciparsi da un padre che non godrà di grande fortuna e favore presso la corte. Entrambi con una grande voglia di riscatto e di diventare qualcuno.

Attraverso le vicende vissute da Samir, il lettore fa la conoscenza di un mondo antico e affascinante. Dove il pensiero, la capacità di integrazione e condivisione giocano un ruolo fondamentale nell’economia di un popolo. Navid Carucci racconta la Storia del Moghul Akbar perdendosi in un altro tempo e un altro spazio, laddove è l’animo umano a risplendere con le sue mille sfaccettature, le contraddizioni e le illuminazioni.

Trama

Nell’Hindostan del XVI secolo Akbar, terzo imperatore della dinastia moghul, domina una corte eclettica che accoglie islamici sunniti e sciiti, gesuiti, indù, ebrei, zoroastriani. La sua apertura a ogni etnia e dottrina suscita indignazione tra i custodi dell’ortodossia religiosa, che fanno del loro meglio per ostacolare o addirittura rovesciare il sovrano. In questo ambiente inquieto, e spesso spietato, inizia la parabola del funzionario hindu Jamal e di suo figlio Samir. La loro traiettoria incrocia quella degli astri di corte e in particolare del principe Salim, primogenito di Akbar, che patisce l’ombra del padre e teme quella dei fratelli. Samir e Salim diventano amici, accomunati dal risentimento verso i genitori e dall’amore per Man Bai, sensuale principessa celata nell’harem. La somiglianza dei nomi rimanda all’intreccio dei loro destini, tra separazioni e riavvicinamenti. Quasi tutti i personaggi sono storicamente esistiti e raccontati con fedeltà. Si muovono negli interstizi della grande Storia per illuminare non solo la loro epoca ma anche, indirettamente, la nostra. Il re Akbar, l’erudito Abul Fazl, l’inflessibile mullah Badauni, l’ardente gesuita Rodolfo Acquaviva, gli eterni rivali Shahbaz khan e Aziz koka, attraverso le reciproche interazioni esplorano temi sempre attuali: il dibattito religioso, la natura del potere, il dialogo tra civiltà diverse. In primo piano la difficoltà ad accettare l’eredità dei padri, dilemma senza tempo nel quale potrà specchiarsi anche il lettore di questo romanzo.

Editore ‏ : ‎ La Lepre Edizioni; 1° edizione (11 febbraio 2021)

Lingua ‏ : ‎ Italiano

Copertina flessibile ‏ : ‎ 256 pagine

ISBN-10 ‏ : ‎ 8899389829

ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8899389826

Link d’acquisto cartaceo: La luce di Akbar

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