Narrativa recensioni

La signora delle Fiandre – Giulia Alberico

Recensione a cura di Roberto Orsi

Una biografia romanzata a due velocità quella scritta da Giulia Alberico “La signora delle Fiandre” per Piemme Edizioni.

Uno è il moto costante, lento e misurato di una vita che è giunta al termine dei suoi giorni, il momento in cui ci si guarda indietro con un pizzico di nostalgia, a volte di rammarico se non di rimorso, ma anche con la maturità del vissuto.

L’altro è il moto accelerato e dinamico di una giovane donna che ha davanti a sé una vita intera, piena di speranza e di grandi aspettative.

Volevo un luogo dove fosse lontanissimo il rumore delle armi, la violenza dei tumulti, dove i giorni non vedessero sangue, morti, tribunali.

Margherita d’Austria si è rifugiata in una delle sue tenute nei territori del centro Italia: Ortona a Mare. È qui che passa gli ultimi mesi della propria esistenza, cullata da un paesaggio lontano dai fasti delle corti d’Europa, dagli intrighi di corte, le alleanze e le battaglie per il potere.

Per Margherita è arrivato il momento della calma e della riflessione, dei bilanci e dei rimpianti. Riavvolgere il nastro della vita, con la compagnia sempiterna della dama Greta e dell’Ingegnere e studioso De Marchi, diventa l’espediente narrativo per raccontare la straordinaria esperienza della regina.

La “Signora delle Fiandre” è figlia illegittima dell’Imperatore Carlo V e dell’amante Giovanna Van Der Gheynst, da cui fu allontanata fin da subito per essere cresciuta alla corte di Margherita d’Asburgo prima e di Maria D’Ungheria dopo.

Ognuno, me per prima, era obbligato a recitare un ruolo e a non tradirlo mai. Ero la figlia di Carlo V. La sua volontà era la mia e sarebbe dovuto essere sempre cosi.

Essere donna nel XVI Secolo non è semplice, ancor di più se si è la figlia dell’Imperatore. Il sentiero è segnato, il destino è deciso: pedina nelle mani altrui. Ed è quanto avviene a Margherita, giovane sposa di Alessandro De’ Medici a Firenze e successivamente di Ottavio Farnese, nipote del pontefice romano.

Matrimoni di convenienza, che servivano per stringere alleanze, ottenere privilegi e benefici economici.

La vita di Margherita passa da una corte all’altra. Dalle Fiandre a Firenze, da Roma a Parma e nuovamente nelle Fiandre.  Raccontati in prima persona, gli episodi del romanzo si inseriscono in un mosaico più ampio, come piccole tessere che contribuiscono a delineare la personalità di una donna decisa, volitiva ma allo stesso tempo conscia del suo ruolo e dell’obbedienza dovuta al padre Carlo V in prima battuta e successivamente al nuovo Re Filippo II di Spagna.

La mia esistenza non mi è mai appartenuta. Mi è stata sottratta, m’è stata approntata come una gabbia, un nodo scorsoio. E l’ho vissuta quasi sempre come per sfuggire a un’esecuzione capitale.

Inseguita da sogni ricorrenti che le ripropongono i volti di una vita intera, personaggi del calibro di Ignazio di Loyola, di Papa Paolo III, del duca Lamoral di Egmont, condottiero fiammingo. Gli episodi raccontati affiorano sulla superficie storica del XVI secolo, quello delle riforme luterane, della grande ribellione contro Santa Madre Chiesa e la sua corruzione che l’aveva incancrenita nell’animo.

All’impero di Carlo V, cattolico ma con un senso moderato ed equilibrato di giustizia e necessità di convivenza tra religioni diverse, segue il periodo duro e intransigente di Filippo II che condusse una politica repressiva di estrema durezza contro dissidenti politici e religiosi.

Margherita si ritrova nel mezzo di questo vortice impetuoso e lo attraversa con tenacia, cercando di mediare con il senso di giustizia ereditato dal padre, e il pugno di ferro voluto dal fratellastro Filippo II.

Come in una sorta di diario, Giulia Alberico, ci riporta le sensazioni, le ansie, i timori, la gioia e i momenti di felicità di una donna che ha dovuto mantenersi sempre un passo indietro.

Colpevole di aver condiviso un’utopia, un sogno di libertà, di pacifica convivenza, che era anche il mio e di mio padre, quello di una cristianità che potesse tenere insieme popoli di lingue, culture, consuetudini molto diverse ma non ostili tra loro, rispettose delle loro identità.

Le esperienze di Margherita ci vengono raccontate con una semplicità di linguaggio e di esposizione che ci consentono di avvicinare in punta di piedi un personaggio forte ma allo stesso tempo delicato.

Una contrapposizione di termini e di stile che saranno caratteristica principe di tutto il suo mondo. L’autrice attraversa oltre mezzo secolo di Storia, con la delicatezza di narratrice esperta.

Una biografia romanzata che consente di fare luce su alcuni aspetti anche più intimi della Duchessa consorte di Parma e Piacenza, delle sue passioni amorose mai pienamente espresse e sopite sotto una cappa di rimpianti che negli ultimi mesi di vita si fanno sentire ancora più prepotenti.

La vita di Margherita viene riproposta al rallentatore, con i principali avvenimenti che ne caratterizzarono l’ascesa ai vertici della società e le dinamiche complicate di una donna di potere che non ha mai completamente realizzato ciò che avrebbe voluto.

Editore: ‎ Piemme (4 maggio 2021)
Copertina rigida: ‎ 251 pagine
ISBN-10: ‎ 8856679418
ISBN-13: ‎ 978-8856679410
Link di acquisto cartaceo: La signora delle Fiandre
Link di acquisto cartaceo: La signora delle Fiandre

Trama
Ortona a Mare, ottobre 1585. Margherita d’Austria si è ritirata in Abruzzo da alcuni mesi. È qui che, infatti, dopo tanto peregrinare per l’Europa, ha deciso di trascorrere i suoi ultimi anni, qui ha trovato una terra che ama e, soprattutto, che è soltanto sua. Non una pesante eredità paterna, non un privilegio del matrimonio. Sta facendo costruire un palazzo sul mare, un edificio imponente e prezioso che accolga e mitighi la sua vecchiaia. Ma il tempo di Margherita è quasi finito, un male oscuro si sta insinuando inesorabile nel suo corpo e proprio grazie a quest’immobilità forzata si concede, per una volta, di rifugiarsi nei ricordi di una vita piena, importante ma anche carica di sofferenze. Figlia bastarda e molto amata dell’imperatore Carlo V, moglie di un Medici e poi di Ottavio Farnese, duchessa di Parma e Piacenza, governatrice delle Fiandre, sorellastra di Felipe di Spagna e di Juan, l’eroe di Lepanto, madre di uno dei più grandi condottieri del suo tempo, Alessandro Farnese. Ha attraversato un secolo di splendori e di sangue, è stata una pedina nelle mani dell’imperatore e di due papi, ha visto la fine di un mondo e, soprattutto, del sogno paterno: quello di un’Europa unita, imperiale e cristiana. Ma è stata anche amante del bello, dai gioielli all’arte, alla musica. E ora, sola con la sua dama di compagnia, si trova a chiedersi quale sia il significato profondo della sua esistenza.

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