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Ferrara: i palazzi e le leggende

Ci avviciniamo alla seconda edizione di Scripta Manent – Piccolo salone del saggio e del romanzo storico, e vogliamo portarvi almeno virtualmente nella meravigliosa città che ci ospiterà: Ferrara. Prepariamoci per un tour particolare e affascinante tra i palazzi e le leggende che la contraddistinguono.

I fantasmi    

In Corso Giovecca troviamo la bellissima Palazzina di Marfisa d’Este dalla facciata formata da dodici finestre che celano giardini e logge. Il palazzo fatto costruire da Francesco d’Este, passò in eredità alla figlia Marfisa nipote di Lucrezia Borgia e Alfonso I.

Marfisa era una donna bellissima e molto colta dal temperamento fiero; ebbe due matrimoni, il primo con Alfonsino d’Este e il secondo con Alderano Cybo-Malaspina e si circondava di artisti e letterati tra i quali Torquato Tasso. Secondo la leggenda era una seduttrice, conquistava molti uomini che poi uccideva e gettava in un pozzo.

Si narra che il fantasma di Marfisa abiti tra le mura del palazzo e allo scoccare della mezzanotte tutte le notti, l’edificio si illumini di una luce verdastra, dalla porta principale esce il fantasma di Marfisa su un cocchio fiammeggiante trainato da cavalli e gira per le strade della città con al seguito gli scheletri degli amanti morti.

Le leggende

Ora facciamo tappa a Palazzo dei Diamanti. Qui si racconta una leggenda curiosa, la facciata di questo bellissimo palazzo è costituita da migliaia di piccole piramidi a forma di diamante: la leggenda narra che Ercole I d’Este abbia fatto nascondere un grosso diamante autentico in mezzo a tutte quelle piccole piramidi. Solamente lui e il capomastro conoscevano dove fosse stato incastonato. Ercole fece tagliare la lingua e accecare il povero capomastro così da mantenere il più assoluto segreto sul nascondiglio del vero diamante.

Camminando arriviamo al termine della via del Turco dove si trova il vòlto detto “del Diavolo” o “del Chiozzino”

Vicolo del Chiozzino, al quale si accede da un cupo ingresso ad arco il “Vòlto del diavolo”.

L’ingegner Bartolomeo Chiozzi nato nel 1744 era giunto a Ferrara dalla città di Mantova era un personaggio brillante appassionato di fisica e magia. Nel suo sfarzoso palazzo si racconta tenesse grandi feste dove lanciava fuochi d’artificio e inventava strane magie, per questo motivo fu soprannominato Mago Chiozzino. Un giorno in cantina l’ingegnere trovò un libro di stregoneria; pronunciando una formula magica fece apparire un omino che disse di chiamarsi Magrino, questo strano personaggio rappresentava il diavolo. Da allora Magrino accompagnò Chiozzino ovunque, servendolo ed esaudendo ogni suo desiderio a patto che si facesse guidare da lui.

Il Chiozzino accettò e, da allora, i suoi successi ebbero una rapida ascesa. Ma andare per le strade con questo strano individuo e sempre seguiti da inquietanti animali rese l’ingegnere impopolare tanto che decise di non volere più quel servitore scomodo. Complicato era liberarsi di Magrino, che non lo lasciava mai. Un giorno, con la scusa di aver dimenticato a casa la “tabacchiera”, chiese a Magrino di andare a recuperarla in modo di avere il tempo di farsi esorcizzare dai Frati Domenicani.

Quando il sortilegio stava per essere spezzato, Magrino irruppe arrabbiatissimo nella stanza ma venne raggiunto da alcune gocce di acqua santa e in quel momento prese le vere sembianze del diavolo; si mise quindi a scalciare e colpì la base di una colonna al di fuori della chiesa, imprimendo la famigerata “impronta del diavolo”, a forma di zoccolo caprino che possiamo vedere ancora oggi sullo stipite della porta della chiesa di San Domenico.

L’”impronta del diavolo”, al di fuori dell’oratorio della Chiesa di San Domenico, sul lato di Piazza Sacrati.

Ferrara ha spazio tra le sue leggende anche per i Templari: la Chiesa di Santa Maria del Tempio o della Rosa. È la chiesa templare per eccellenza di cui purtroppo oggi non è rimasto nulla se non un chiostro recentemente ristrutturato. Fu costruita nel 1156 e fu dedicata alla Vergine del tempio. Rimangono di questo edificio solo pochi frammenti di stemmi e pietre tombali legati all’Ordine.

Secondo alcune fonti venne colpita durante la quindicesima incursione area del 2 settembre del 1944 (secondo altre in quella di tre giorni dopo, del 5 settembre). Nel bombardamento notturno del 2 settembre, alle 21,33, dopo che i ricognitori ebbero lanciato i bengala, si gettarono quasi 500 bombe. Al mattino si contarono 32 decessi. La più piccola a perdere la vita in questo bombardamento fu Maria Martinelli, di 4 anni, deceduta al pronto soccorso S. Anna.

Ex-Chiesa di Santa Maria della Rosa

Un’altra leggenda molto curiosa è quella di Pietro Gonnella, detto anche Gonella, il buffone di corte di Nicolò III.
La sua fine fu tragicomica. Nel tentativo di risollevare il morale del suo padrone il marchese Niccolò III d’Este, affetto da una febbre quartana, lo fece adirare.

Pietro Gonnella, detto anche Gonella

Il marchese, per ringraziarlo, gli organizzò uno scherzo, simulando la condanna a morte del buffone stesso per decapitazione. Il giorno designato, in preda alla disperazione Gonnella, si inginocchiò dinnanzi al boia, poggiò la testa sul ceppo ignaro di tutto e convinto che di li a poco sarebbe passato a miglior vita e, invece di prendere il colpo dell’enorme scure sul collo, gli arrivò addosso una secchiata di acqua gelida.
Fra le risate della gente però, il povero Gonnella dalla paura morì colpito da un infarto.

Fonti:          

https://nonnokucco.blogspot.com/2018/11/la-leggenda-popolare-ferrarese-del-mago.html

https://www.elle.com/it/lifestyle/viaggi/a29798851/8-curiosita-sul-castello-estense-di-ferrara/

https://www.ferraranascosta.it/curiosita/

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