Recensione a cura di Ivana Tomasetti
Una storia immaginaria, ma possibile; se si fosse realizzata, avrebbe potuto destabilizzare e riscrivere la Storia. Un misto di realtà e fantasia che entra nel verosimile e che tutti potevamo accettare nel nostro immaginario storico.
Dalla copertina, l’uomo in Argentina ci guarda con le sue rughe in bianco e nero, lo sguardo severo e inquietante, la sua fragilità imponente e nello stesso tempo, assente e distaccata.
La vicenda si svolge su due piani temporali diversi: nel 1975 troviamo il vecchio Adrian Schneider, arrivato dalla Germania dopo la guerra, ormai invalido, accudito dalla cognata, dalla badante e dal nipote che prova per lui un grande affetto; l’altro scorcio temporale è intorno al 1946, alla fine della seconda guerra mondiale e qui entriamo nell’imponderabile. La domanda che ci assale e che si rivolgono i personaggi vicini ad Adrian non trova risposte: che fine hanno fatto i gerarchi fascisti? Tutto il romanzo ruoterà intorno alla ricerca di una possibile risposta. Il colpo di scena che sconvolge la tranquilla vita dei personaggi è dato da un articolo di giornale che rivela, – ma sarà realmente vero? – come un amico di famiglia e soprattutto di Adrian, possa essere un nazista rifugiato in Argentina grazie ad amici conniventi. Non posso rivelare oltre, ma certo il finale lascia spiazzati. Che vi fossero stati nazisti protetti e nascosti sotto false identità in Argentina è una realtà che tutti ormai riconoscono, ma il romanzo ci consegna un’ipotesi veramente azzardata. Dovete leggere!

«Loida annuì, intuendo nelle sue parole un profondo disagio. Ania non aggiunse altro, la notizia che Adrian avesse avuto a che fare con la Germania non le piacque, parlare di quel Paese non le piaceva…»
Nella prima parte crediamo di conoscere i personaggi: una tranquilla famiglia che si è affezionata al vecchio Adrian, rimasto vedovo e dal carattere scorbutico; la cognata lo cura e gli trova una badante per cucinare e pulire la casa. Tutti vanno e vengono e si danno da fare: Loida che lo conosce da una vita, il marito di lei, che avrà parte importante nelle confidenze (finalmente!) dell’anziano Adrian, la badante Ania che fa scattare un campanello nel lettore quando si viene a conoscere la storia dei suoi parenti ebrei morti in un campo di concentramento. Non manca il punto di vista del giovane nipote con il quale viviamo i contrastanti sentimenti nel momento che il dubbio si insinua a causa della notizia sul giornale. C’è anche un disco che viene ascoltato da Adrian, che ha la sua parte di mistero. Del protagonista abbiamo un ritratto “obliquo”, non parla, rimane rintanato nei suoi pensieri, come se la realtà che lo circonda non gli appartenesse, in un vivere ostinato, abulico e indecifrabile, legato anche al ricordo della moglie morta.
«Se dovessi fare un film su di lei, lo inizierei con un primo piano sulla sua barba». La replica giunge immediata, quanto scocciata: «Addirittura, un film… come le viene in mente. Non c’è nulla da raccontare della mia vita. È tra le più insignificanti» «Lei dice?».
La suspance prosegue anche perché il vecchio non si esprime, non risponde alle domande, non chiarisce, se non nel minimo necessario… una vicenda che tiene in sospeso.
I personaggi vivono nel villaggio di San José, vediamo le passeggiate all’aperto, ma soprattutto l’appartamento dove vive Adrian, in cui le due donne che si occupano di lui, preparano il pranzo e dove spesso i parenti si ritrovano tutti insieme. Vi sono storie parallele: il giovane nipote si scopre amico con il figlio della badante e per lui lascerà la fidanzatina. Sarà una scelta consapevole?
Negli anni della fine della guerra siamo a conoscenza di un viaggio in sommergibile… di fatti accaduti nel bunker dove Hitler si uccise. Ogni ambiente è circondato da un alone di mistero perché non sappiamo fino in fondo se corrisponda davvero alla realtà.

L’alternanza dei tempi storici è descritta usando il tempo presente e l’autore usa una lingua che potrebbe essere paragonata a quella di un diario: descrizione minuziosa dei fatti e soprattutto delle azioni dei personaggi come fossimo in una sceneggiatura, in modo che ci ritroviamo nel bel mezzo della situazione in una apparente lentezza che tiene in sospeso fino alla fine.
«Le parole, talvolta, sono come il mare: nascondono un abisso che si indovina dal loro colore scuro: Ha la netta sensazione che la creatura stia cercando di affiorare dai pensieri dello zio e che egli stia invece lottando per tenerla laggiù, nelle profondità.»
Che cosa ci lascia questo libro? Non un argomento per conoscere ciò che già possiamo immaginare e per certi versi conosciamo. Invece una profonda riflessione che vale per i nostri giorni. Conosciamo fino in fondo quelli che vivono vicino a noi? I segreti degli altri ci riguardano o possiamo vivere ignorandoli, mentre ci mostrano la faccia migliore di loro stessi? Quanti colpevoli non riescono ad assumersi le proprie responsabilità e indossano un’altra identità per vivere? Quanti ancora oggi sfuggono alla giustizia e riescono a trovare amici conniventi?
Riflessioni amare che l’autore pone alla nostra attenzione, usando un romanzo a cavallo tra realtà e invenzione plausibile.
PRO
Una piacevole lettura che impegna a riflettere.
CONTRO
Un linguaggio talvolta lento, i personaggi descritti senza grande caratterizzazione.
Il modo pacato con cui i parenti accolgono la relazione omosessuale non sembra del tutto verosimile per gli anni ’70.
Roberto Maggiani è nato a Carrara nel 1968, dal 2001 vive a Roma, dove insegna. Laureato in Fisica, si è occupato di divulgazione scientifica e del rapporto tra poesia e scienza.
Altre opere: L’ordine morale del Paradiso, Affinità divergenti.

Trama
Argentina, 1975. In un paese della provincia di Cordoba, l’ottuagenario Adrian Schneider vive da solo dopo la morte della moglie. È accudito dalla cognata Loida, dal marito di lei e dal nipote. Li aiuta Ania, la badante. Ma un venerdì mattina, sul quotidiano c’è una notizia che suscita scalpore: un giornalista ha identificato a Miramar, nella provincia di Buenos Aires, un efferato nazista che Adrian aveva fatto conoscere alla propria famiglia come un lontano parente e con un nome diverso. Questo genera dei sospetti: ne era a conoscenza? È l’inizio di indagini di famiglia che cercano di fare luce su alcune incongruenze nella vita di Adrian. I rapporti con la badante si fanno tesi. Loida vorrebbe risolvere in famiglia ogni sospetto, contrariamente ad Ania. Tra nervosismi, tentativi di dialogo e l’ostinata chiusura dell’ottuagenario, la vicenda si evolve in un intenso dialogo familiare. Si scaverà nel passato e negli anni della Germania nazista collegando fatti storici noti, per alcuni dei quali l’autore propone una plausibile rilettura. Ed è proprio a partire dal passato che i personaggi di questo romanzo si rivelano.


