Narrativa recensioni

Diva – Goodwin Daisy

Recensione a cura di Laura Pitzalis

Se dico Maria Anna Cecilia Sofia Kalogheropoulou sono sicura che molti si chiederanno chi sia. Se, invece, dico Maria Callas?

Quella voce ci affascinò come un sortilegio, un prodigio che non si poteva definire in alcun modo … Ma non si può rendere appieno la tempesta di emozioni che suscitava in chi l’ascoltava per la prima volta. Perché Maria è un regalo di Dio che non si può definire nel tempo: Maria c’è sempre stata e ci sarà per sempre.” Franco Zeffirelli.

In effetti, grazie a lei la lirica tornò a essere (forse per l’ultima volta) arte popolare, business, colonna sonora delle nostre vite. Merito del suo talento da “soprano drammatico d’agilità“, definizione ottocentesca riesumata per il suo timbro unico, deciso, per il tono acuto, altissimo ma che sa trasformarsi nel diretto contrario, con note gravissime, in un saliscendi melodico quasi disturbante. Per questa sua eccezionale estensione vocale si è spesso parlato delle “tre voci” di Maria Callas.
Ascoltando la sua voce la si ama perdutamente: una voce che nasconde passione e una sofferenza interiore, corposa e cristallina, una voce che ferisce l’anima.

Da “brutto anatroccolo”, (di costituzione robusta aveva sviluppato molto presto un’importante disfunzione ghiandolare che le causò un’abnorme aumento di peso), riesce a perdere più di 30 chili e la sua figura cambia drasticamente ma non la sua voce, ormai matura, che raggiunge livelli di perfezione. Si affida, per la cura della propria immagine alla stilista italiana Biki e insieme creano l’immagine, il ‘look’, si direbbe oggi, di una divinità sofisticata e raffinata, icona d’eleganza: libera e fluida nei movimenti, aggiunge un senso coreografico alle sue interpretazioni, imponendo un modello di recitazione fortemente espressionistico, dalla gestualità raffinata e nervosa. E sarà la regina indiscussa nel suo campo unendo il fascino di Audrey Hepburn, suo modello di vita, la presenza scenica di Eleonora Duse e la mimica delle grandi attrici Hollywoodiane.

avevano ammirato anche lo stile della Callas, il taglio impeccabile del vestito, l’arte con cui teneva lo scialle intorno alle spalle per mostrare, di tanto in tanto, uno scampolo di spalla o la curva del collo. Nemmeno all’Opéra di Parigi i cantanti erano sempre eleganti: in fondo erano lì per deliziare le orecchie, non gli occhi, ma la Callas sembrava in grado di fare entrambe le cose senza alcuno sforzo.

Questa è la CALLAS, il personaggio, la “DIVINA” follemente celebrata dal suo pubblico ma immensamente odiata dai colleghi. Della sua vita, sempre sotto i riflettori anche nel privato, esistono molte, moltissime biografie, eppure, poche volte sono riusciti a catturare la sua vera essenza mettendo a “nudo” la MARIA  DONNA, con le sue fragilità, le sue debolezze, piena di contraddizioni, severa con sé stessa, che brama un po’ di cibo, che ha torturato il suo corpo per raggiungere la perfezione delle dee greche interpretate sul palcoscenico, con dentro di sé, anche dopo aver raggiunto una fama mondiale, quella ferita di figlia non amata.

DIVA l’ultimo romanzo di Daisy Goodwin, “Diva”, Sonzogno editore, 2023, fa proprio questo. Dice nelle note finali Ida Amlesù, che ha tradotto il libro:

Non è soltanto uno dei romanzi più avvincenti mai scritti su Maria Callas; è anche un romanzo con Maria Callas”.

La sua vita è affrontata come un racconto leggendario, dove tutto, dal tormentato rapporto con la madre a quello ambivalente con il marito fino alla passione travolgente per l’armatore greco Aristotele Onassis, ne è tassello. Ne emerge quindi non la figura di Maria Callas come mito, ma la ricostruzione di una donna che la scrittrice definisce “irresistibile, umana, geniale, moderna”. Moderna perché non aveva paura degli uomini. Chiese di essere pagata alla pari dei suoi colleghi maschi e per questo veniva considerata difficile, ma se fosse stata un uomo non l’avrebbero definita in questo modo.

La Goodwin, quindi, mira a mettere le cose in chiaro sulla leggendaria star dell’opera e, sullo sfondo di scintillanti teatri d’opera e feste dell’alta società, ne dipinge un vivido ritratto emotivo.

C’era qualcosa, negli applausi, che le dava la forza: era una sensazione difficile da trovare altrove, la più profonda forma d’amore che avesse mai conosciuto

 È un romanzo storico ma non una biografia, direi più una biografia scritta alla maniera di un romance, una “finzione biografica”, concedetemi questa espressione ossimorica, poiché si riscontra un delicato equilibrio tra fatti reali e licenza creativa che la Goodwin ha creato con grande competenza.

Perché, il voler scrivere un libro in cui si vede il mondo attraverso gli occhi di Maria, comporta l’inserimento di dialoghi e situazioni verosimili là dove ci sono gli “spazi vuoti”, prendendo atto che l’esagerazione è sempre dietro l’angolo. D’altra parte, è questo il lavoro del romanziere.

Il romanzo è strutturato come una partitura d’opera con un’Overture che prevede un prologo e tre atti, “In scena”, “Due concerti”, “Skorpios”. Ogni atto si divide in capitoli, in tutto 24, il primo coincide con il finale della storia per poi andare indietro nella cronologia fino all’ultimo capitolo intitolato “Applausi” che chiude il cerchio. Non vi sono salti temporali troppo netti, si tratta piuttosto di ricordi, sotto forma di flashback, della sua infanzia travagliata.

In “Diva” la Goodwin ci mostra una Callas all’apice della sua carriera e approfondisce il peso del talento e i sacrifici personali immolati sull’altare del successo: una ferrea autodisciplina, la sua dieta, numerose restrizioni e rinunce.

Il cedere alle tentazioni ha un costo molto alto, una notte a una festa di Capodanno porta direttamente alla malattia e a una prestazione scadente il giorno dopo.

ma mentre arrivava al glissato di note discendenti che precedeva gli abbellimenti finali, avvertì un raspo secco in fondo alla gola. Non le impedì di finire la frase, ma lei sapeva che era un presagio infausto … con il proseguire dell’atto, il raspo si intensificò e divenne uno stridio; e nel grande duetto con Pollione, quando provò a cercare la nota non trovò altro che il guscio vuoto di quel suono …Tentò di nuovo, e questa volta quello che uscì non fu una nota, ma un grido

Dietro il fascino della vita di una grande icona storica, si nasconde una vita di fatica, promemoria del fatto che anche le vite delle figure più leggendarie sono composte dagli stessi dolori e gioie che definiscono la nostra.

Dover esercitare tutte queste restrizioni ha i suoi costi. Questo la rende pericolosamente indifesa quando si presenta l’ultima tentazione, sotto forma del ricco magnate greco Aristotele Onassis. La loro scandalosa storia d’amore, le loro battaglie personali, gli incontri intimi, oltre ad essere al centro del romanzo, rende la sua storia particolarmente umana.

Il modo in cui l’aveva osservata l’aveva messa a disagio, ma anche, in egual misura, eccitata. C’era ammirazione nel suo sguardo, ma non del genere che riceveva dalla gran parte delle persone, il prodotto della fama e del talento. Piuttosto, in lei aveva ammirato non la Callas, la grande diva, bensì Maria, la donna. Ricordò il tocco della pelle di Onassis, la peluria scura delle sue braccia, e per un attimo si immaginò distesa al sole, senza sentire nient’altro che il calore e la vicinanza del corpo di lui.

E si innamorò perdutamente.

Onassis la introdusse a una vita di lusso incredibile, inondandola di gioielli e soggiornando nei locali internazionali più alla moda con celebrità come Elizabeth Taylor, Richard Burton e il Duca e la Duchessa di Windsor. E poi, all’improvviso, era finita, lasciando a Maria il compito di raccogliere i pezzi.

La scena d’apertura del “primo atto”, nel momento in cui Aristotele Onassis sta sposando la ex first lady Jackie Kennedy, ci presenta una Callas nella sua ultima e, forse, più riuscita performance: di fronte al dolore personale e all’umiliazione, mentre il suo cuore si sta in realtà spezzando, si mostra pubblicamente a Parigi, indifferente, trionfante, a sorseggiare champagne con il suo compagno e amico di sempre Franco Zeffirelli. Pagine, queste, che raffigurano il suo dolore in modo commovente, rivelandone tutta la sua vulnerabilità e imprimendola nelle nostre menti.

Maria sentì la nota di vittimismo nella sua voce e, dentro di sé, fremette. Era un tasto che veniva suonato per lei sin dall’infanzia. Sua madre che piangeva nella cucina di via Patission, dicendo: «Ho sacrificato tutto per te, Maria»; suo marito, Battista Meneghini, nella loro villa sul lago di Garda, che insisteva: «Ho dedicato la mia vita a te.» Aveva imparato presto che a nessuno importava davvero cosa fosse meglio per Maria, ma solo per la Callas, la diva dalla voce miracolosa. Soltanto un uomo l’aveva considerata una donna …  e ora quell’uomo aveva sposato un’altra …


PRO

Romanzo assolutamente affascinante, ottima scrittura, cover pazzesca.
Durante la lettura del libro, mi sono ritrovata costantemente a “farmi da parte” per portare alla luce filmati storici o videoclip di Maria Callas che canta le arie a cui si fa riferimento nella storia e vedere i dettagli del suo abbigliamento, del suo aspetto e del suo comportamento prendere vita davanti ai miei occhi.

CONTRO

Ma solo per scrivere qualcosa: mi è sembrato che la Goodwin abbia un po’ esagerato con la “licenza poetica” quando ha inserito Elsa Maxwell a catturare la reazione di Maria Callas alla notizia del matrimonio di Onassis con Jacqueline Kennedy: quando questo avvenne la Maxwell era morta già da tre anni.

Link cartaceo: Diva
Link ebook: Diva

Trama
Ottobre 1968. Mentre sull’isola di Skorpios si celebrano le nozze fra il milionario Aristotele Onassis e Jackie Kennedy, la vedova del presidente, a Parigi Maria Callas sorseggia champagne in compagnia dell’amico di sempre Franco Zeffirelli. La sua carriera di cantante è sul viale del tramonto, e l’armatore greco – di cui era stata la compagna per dieci anni – l’ha tradita e abbandonata. Ma nemmeno in questo momento i riflettori su di lei si spengono: voce d’oro della lirica ed elegantissima diva, la sua vita è ormai da anni un palcoscenico su cui sono puntati gli occhi del mondo intero. E sotto questa luce abbagliante Maria vive d’arte e d’amore, trasformando la realtà quotidiana in teatro e il teatro in realtà. Dal giorno in cui incontra il suo destino di artista ad Atene fino all’ultima, sensazionale recita di Tosca al Covent Garden, la Callas arderà dello stesso fuoco delle eroine che incarna in scena, rendendo la sua esistenza un racconto epico di ambizione, desiderio e passione, mentre intorno a lei vorticano calunniatori e adoratori, nemici e salvatori, falsi amici e fedelissimi compagni di strada. Il dramma di una delle stelle più grandi e tragiche del Novecento, ma anche una Maria inedita, intima, piena di sentimento e fragilità: in un romanzo ardente eppure dalla penna leggerissima, Daisy Goodwin ci restituisce il ritratto di una diva irresistibilmente umana, spesso incompresa eppure in grado di comunicare tutto, cuore a cuore, al suo pubblico.

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