Narrativa recensioni

Anco Marzio. L’ultimo Sabino. Il quarto re. – Franco Forte – Luca Di Gialleonardo – Liudmila Gospodinoff

Recensione a cura di Laura Pitzalis

Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marco, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo: i Sette re di Roma, argomento storico nascosto in qualche angolo polveroso della mia memoria. Gli unici ricordi che ho sono scolastici, risalgono ai tempi giurassici della terza elementare quando la storia si studiava grazie alle mitiche leggende: Romolo e Remo con la Lupa, Attilio Regolo, Muzio Scevola, Orazi e Curiazi, Le oche del campidoglio, per citarne alcune.

A rinfrescare  la memoria ai tanti come me, ci ha pensato un progetto editoriale, curato da Franco Forte, dedicato ai sette re di Roma, sette romanzi uno per ogni re, scritti da un team di ben quattordici autori. Progetto che, confesso, non mi ha coinvolto più di tanto, non essendo il periodo storico trattato tra i miei preferiti, fino a quando non ho avuto l’opportunità di leggerne uno “Anco Marzio. L’ultimo Sabino. Quarto re di Roma” di Franco Forte, Luca Di Gialleonardo, Liudmila Gospodinoff.

­– Anco Marzio non era l’uomo che hai descritto – gli disse, accovacciandosi sull’orlo della fossa e sedendo con i piedi penzoloni – E non tutti lo odiavano, anche se forse non era facile amarlo. –
Ci pensò su e aggiunse: – È stato un grande re. Io sono l’unico che lo conosceva davvero – Si chinò a cercare lo sguardo del morto. – Custodiva un segreto, ma per svelartelo devo cominciare dall’inizio, quando non ero ancora al suo fianco. Con il passare del tempo ho scoperto che tutto è cominciato il giorno del rapimento della vergine. All’epoca, su Roma regnava Tullo Ostilio. Un uomo divorato dall’odio per gli dei, al punto che quando si trattava di onorarli era sempre l’ultimo ad arrivare … ~.

Il primo impatto è stato quello di entrare in un mondo completamente diverso dall’immagine che la mia mente mi presenta alla frase “antica Roma”: la magnificenza e bellezza del periodo imperiale. Qui si parla di templi e regge e le descrivono come capanne più o meno grandi, muri d’argilla, porte di legno, tetto di paglia intrecciata. Le strade, sentieri polverosi d’estate che si trasformano in acquitrini quando piove perchè non lastricati … Questa è la Roma del periodo monarchico. E ancora una volta, grazie alla lettura di un romanzo, la foschia e la confusione che regna nella mia cultura storica per alcuni periodi, si dipana rendendomi chiara la cronologia degli eventi, la collocazione temporale e spaziale dei protagonisti che hanno fatto la Storia e che ci hanno reso quello che oggi siamo.

Anco Marzio. L’ultimo Sabino.” è un romanzo che ci racconta la vita del quarto re di Roma dalla giovinezza fino alla morte. Una biografia romanzata perché nulla di certo si sa di questo periodo, essendo le fonti posteriori di alcuni secoli e le poche informazioni ricavate prevalentemente dalla tradizione orale che, tramandate negli anni, hanno assunto un taglio leggendario.

E sono queste che ci narrano di Anco Marzio re, il più politico dei primi re, quello che ha saputo governare con guerra e pace, quello che ha costruito le basi che portarono Roma a diventare una potenza economica e militare. Si sa quindi quello che ha fatto come monarca ma nulla sulla sua vita privata.

A questa ci hanno pensato gli autori, Luca Di Gialleonardo e Liudmila Gospodinoff, che, prendendo come base le fonti storiche, costruiscono la trama del romanzo in modo del tutto fantasioso ma molto verosimile tanto che non capisco, quando lo leggo, quali siano le parti “storiche” e quali quelle di pura immaginazione. E lo fanno con uno stile narrativo che risulta piacevole, vivace e di facile lettura, lontano anni luce dalle biografie storiche dalla forma saggistica dove si perde l’uso della lingua comune e si vieta ogni discorsività, per chiudersi in un linguaggio da iniziati, inaccessibile ai più.

Non solo. La genialità degli autori sta anche nell’esposizione degli eventi che non sono raccontati seguendo una rigida cronologia temporale data dal susseguirsi di fatti e date, ma servendosi dei personaggi: noi siamo informati degli eventi con i loro racconti, i loro ricordi, le loro chiacchiere e i loro pettegolezzi.

Per esempio, il discorso che Anco Marzio tiene davanti al popolo, dopo che il Senato l’ha eletto quarto Re di Roma, ce lo racconta, con movenze e toni caricaturali abbastanza divertenti, Mezio il servo di Anco:

Fratelli vi ringrazio di essere qui – disse Mezio passeggiando impettito nell’atrio della reggia – Tullo Ostilio ci ha reso forti e temuti da tutti e Roma non è mai stata così grande, ma adesso sta per iniziare una nuova fase della sua vita –
– Sai a memoria tutto quello che ho detto? – chiese Anco, sospettoso.
– Tutto. È stato un grande discorso! […]
– Finora siamo stati come un ragazzo che cresce troppo in fretta – riprese Mezio con voce tonante – Siamo diventati alti, la nostra voce si è fatta profonda, ma non siamo ancora abituati al nostro nuovo corpo […] –
Abbandonò il tono altisonante per tornare a quello di sempre
– Bellissima questa cosa del ragazzo che cresce troppo in fretta. Come t’è venuta in mente? –
– Ho detto proprio così? –
– Parola per parola, giuro. Ero in prima fila, non te n’eri accorto? ” […]
Mezio fece un mezzo giro su se stesso, sistemandosi una toga immaginaria sulla spalla.
– Tullo ci ha fatto crescere, ma non ha saputo gestire il nostro corpo adulto […] Ci hanno scagliato contro un’epidemia che ha spezzato tante vite, ma ora siamo pronti a rinascere, fieri di una nuova alleanza con gli dei. –
Si applaudì da solo e lanciò delle grida di giubilo, imitando il popolo.

Ingegnosi i dialoghi resi dinamici da parole che provengono per lo più dal parlato quotidiano ma improntati alla regola latina: il servo che si rivolge al Re dandogli del “tu”, tutti si danno del “tu” perché in latino non esiste un’altra possibilità.

L’Anco Marzio che più appassiona in questo libro non è il Re, il Condottiero, il Valoroso, l’Artefice d’importanti opere ma l’Anco Marzio Uomo.

Trovo azzeccatissima la scelta che fanno Di Gialleonardo e Gospodinoff di dare ampio risalto all’aspetto introspettivo di Anco Marzio raccontandoci l’evoluzione di un ragazzo aperto e fiducioso, nonostante un’infanzia non facile oppressa dalla violenza e prepotenza del padre, in un uomo chiuso, freddo, imperscrutabile che nasconde sempre e dovunque i suoi pensieri e sentimenti. Si percepisce la sua sofferenza interiore iniziata con il tradimento di chi riteneva il suo amico più caro, Elio Camilio detto Corvo, sofferenza che aleggia in tutto il romanzo e che lo porta a un atteggiamento inespressivo, a non lasciar trasparire alcuna emozione , sempre controllato, distante.  Con tutti, anche con le mogli e i figli ai quali non riesce a esprimere il proprio affetto, magari con una carezza o solo dimostrando loro attenzione, per poi essere invaso dai sensi di colpa quando non lo potrà più fare

“Io sono felice.”
Anco si era alzato prima dell’alba, nell’ultimo giorno di vita di Camilia, mentre lei dormiva, e questa era stata l’ultima frase che aveva sentito da lei. Perché non le aveva risposto? Perché non le aveva preso una mano, nel buio? […] Un bacio. Avrebbe potuto darle un bacio, nell’oscurità. E invece era rimasto immobile, spento. Quanti baci aveva dato a Camilia? Uno? Due? Nessuno?”

Un uomo prigioniero di se stesso, quindi, “Re di Roma ma non più di se stesso”, che non riesce a liberarsi neppure con le due persone che gli staranno vicino fino alla morte: il servo Mezio e la ninfa Egeria. Sono nelle pagine del libro che parlano di loro che gli autori concentrano uno degli aspetti emozionali del romanzo che più mi hanno coinvolta: il senso dell’Amicizia che trova il suo apice nel magnifico Epilogo. Ė l’esaltazione della vera Amicizia, quella dell’amico che non ti abbandona mai, che c’è sempre quando ne hai bisogno per ascoltarti e per consigliarti. L’amico che rispetta le tue decisioni, la tua libertà di essere l'”altro” te stesso, i tuoi segreti. Perché tutti siamo Janus e Janua, tutti abbiamo due facce della nostra vita che nessuno deve violare perché non tutti possono mostrare agli altri il loro doppio volto. E il servo Mezio e la ninfa Egeria sono stati le uniche persone Amiche di Anco, le uniche che hanno veramente sentito il vuoto che lui ha lasciato dopo la morte

Gli uomini vanno e vengono, ma alcuni di loro lasciano un vuoto che non si riesce a colmare

Un libro non solo per gli appassionati del genere ma per tutti, soprattutto per quelli poco attratti dalla Storia perché ritenuta materia arida e noiosa. Sono romanzi come questo che incuriosendoci con leggende, miti, superstizioni e un’esposizione vivace degli eventi, possono suscitare l’interesse per il passato, catturare la nostra attenzione tanto da portarci a volerne sapere di più e scoprire che questa Storia non è poi così male.

Trama
Anco appartiene a una delle famiglie sabine più in vista di Roma: suo nonno era il leggendario re Numa Pompilio, e suo padre è il prefetto urbano, una delle figure più vicine al re Tullo Ostilio. Ma questo non basta a difenderlo da una famiglia su cui aleggia la violenza e non lo mette al riparo dal tradimento delle persone più care. Un’infanzia che lo segna profondamente e lo trasforma in un uomo gelido e astuto, capace di prevedere le mosse degli avversari e farli inciampare nelle proprie debolezze. A suo modo, però, Anco ha ereditato la saggezza e la religiosità del nonno Numa: lo disgusta la follia di Tullo Ostilio, la sua ostinata e blasfema opposizione agli dei, che attira la loro furia sull’Urbe. C’è una sola via per salvare Roma: conquistare il potere. Per farlo, Anco è disposto a ricorrere a ogni espediente, persino all’inganno nel nome degli dei. È così che sarà acclamato re, portando a compimento l’antica profezia. Tra le sue mani Roma diventerà una potenza economica e militare, l’oggetto del desiderio di nemici sempre più pericolosi.

Editore: ‎ Mondadori (22 giugno 2021)
Copertina flessibile: ‎ 396 pagine
ISBN-10: ‎ 8804739487
ISBN-13: ‎ 978-8804739487
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