Narrativa recensioni

I delitti di Whitechapel – Guido Sgardoli, Massimo Polidoro

Recensione a cura di Luigia Amico

Molto si è scritto sul serial killer Jack lo Squartatore e molto si scriverà ancora; il mistero che avvolge la sua figura continua a interessare e scuotere gli animi. Ad oggi, ancora non è del tutto chiaro chi, nascosto da un mantello e in preda a una follia omicida, pose fine alla vita di cinque giovani donne nel lontano fine Ottocento londinese.

L’idea iniziale degli autori Guido Sgardoli e Massimo Polidoro era di creare un romanzo incentrato sulla figura del misterioso omicida, ma raccogliendo notizie e consultando documentazioni varie, alla fine Jack sembra quasi passare in secondo piano lasciando spazio, a mio avviso meritato, alle povere vittime riuscendo in un certo qual modo a riscattarle e ripulendo la loro immagine dall’etichetta di donne dedite al meretricio. Bastava poco all’epoca dei fatti per ritrovarsi additate come prostitute: un divorzio, la vedovanza, donne ridotte alla povertà che per sopravvivere girovagavano per quartieri di terz’ordine in cerca di poche monete per sfamare sé stesse o i propri figli, vittime anche loro di una società cieca e retrograda.

Prima di buttarmi a capofitto nell’elaborazione della recensione, ho voluto cercare qualche notizia più dettagliata sulle condizioni di queste donne abbandonate a sé stesse e ho scovato quello che ai miei occhi risulta essere sconcertante e deplorevole. Riguardo a questa grave situazione, infatti, un alto funzionario del governo vittoriano scrisse:

Tutto sommato è un bene che siano finite nelle mani di questo genio chirurgico sconosciuto. A ogni modo, l’assassino ha dato il suo contributo alla soluzione del problema di come liberare l’East-End dai suoi abitanti dissoluti.

Questo infimo pensiero, purtroppo, rispecchia tutto il marciume di una società atavicamente ancorata a ideologie maschiliste e sessiste. Questa è una delle tante tematiche affrontate nel romanzo scritto a quattro mani da due autori che sono stati in grado di dar vita a una narrazione sì avvincente, ma anche pregna di spunti di riflessione.

Sybil Conway è la protagonista, una ragazza giovane e benestante che vive dalla zia Elisabeth dopo l’abbandono della madre in tenera età. Della figura materna non vuole avere notizie e non vuole contatti, troppo il dolore per quel gesto, fino a quando arrivano notizie sconvolgenti da Scotland Yard: la donna risulta essere la quarta vittima di un killer che sta seminando terrore nel quartiere di Whitechapel. Le convinzioni della giovane iniziano a vacillare e decide di trasferirsi con la zia per qualche tempo presso la cugina per cercare di capire cosa realmente nasconde la drammatica vicenda.

Sybil non poté mai scoprirlo, poiché, poche ore dopo, la donna -quella donna- fu rinvenuta cadavere in una piazzetta dell’Est End di Londra.
Si chiamava Catherine Eddowes.
Ed era sua madre.”

Sybil abbandonerà così le vesti di giovane ragazza remissiva e timida per vestire i panni di “detective” sui generis; vuole a tutti i costi scoprire cosa è successo alla donna che fino a pochi giorni prima le risultava essere totalmente estranea. Inizia così a raccogliere informazioni, anche importanti, e a riportare nero su bianco su un quaderno qualsiasi notizia riesce a scovare, anche la più insignificante. Sybil si addentrerà nei meandri più oscuri dei quartieri poveri dell’Est End, incontrerà persone segnate dal disagio e dalla miseria. Vedrà con occhi la devastazione della povertà, segni tangibili che hanno annerito anche le anime pure. Vuole e ha bisogno di capire perché sua madre è stata etichettata come prostituta, che vita conduceva prima di cadere nelle mani di Jack?

Attraverso i ragionamenti e le supposizioni della ragazza, scopriremo che in realtà le cinque donne uccise con violenza inaudita erano semplicemente vittime di un destino crudele e nefasto. Abbandonate, additate e in preda alla disperazione cercavano semplicemente un luogo sicuro, un pasto caldo, un abbraccio. Sul finire del 1800, nei quartieri desolati di Londra, essere una donna sola e povera senza la protezione di un marito significava essere classificata come meretrice, non c’era via di scampo. Da qui la frase abominevole riportata poc’anzi.

Sybil non si arrenderà di fronte alle difficoltà che il suo status le causerà, la sua intraprendenza non è vista di buon occhio e si renderà conto che probabilmente il primo rischio per la sua persona è nascosto tra le mura domestiche.
Dovrà destreggiarsi tra indizi labili e notizie fuorvianti e quando sarà a un passo dalla verità si renderà conto troppo tardi che la sua vita è in serio pericolo.

I molteplici personaggi sono ben inseriti nel contesto narrativo e, considerando che il romanzo è tratto da una storia vera, è inevitabile che figure appartenenti a realtà storica interagiscano con altre frutto della fantasia degli autori. Le vie malfamate dell’Est End ci vengono restituite in tutta la loro miseria e squallore; le atmosfere gotiche, grigie e lugubri rispecchiano in pieno il periodo storico trattato.

I delitti di Whitechapel è un romanzo storico avvincente ma anche sorprendentemente attuale, tratta argomenti quali il femminicidio, il degrado, la condizione femminile che ancora oggi risulta essere complicata, Sybil personifica il concetto di eguaglianza tanto voluto quanto desiderato.

in un mondo perfetto le donne avevano sogni, ambizioni, possibilità. Ma il mondo era tutt’altro che perfetto, era guasto, e quel che una donna desiderava non aveva la minima importanza.”

Donna non è solo essere madre e moglie.

Leggendo le note a conclusione degli autori, è stato sorprendente scoprire che Sybil Conway rientra tra i personaggi realmente esistiti: la ragazza descritta nel romanzo era realmente la figlia della quarta vittima di Jack lo Squartatore.

Questo dettaglio di rilevanza ha regalato alla mia lettura un qualcosa in più, è impossibile non  empatizzare con la protagonista ma dopo la piacevole scoperta, Sybil occuperà un posto particolare nel cuore del lettore.

La voce di Sybil è un omaggio alle donne che non hanno avuto parola, né allora (perché tacciate di prostituzione), né negli anni a seguire, quando troppo spesso è stata celebrata la prodezza dell’imprendibile Squartatore e la cattiva fama delle vittime.”

ASIN ‏ : ‎ B09X1YQVWF
Editore ‏ : ‎ De Agostini (13 settembre 2022)
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Copertina rigida ‏ : ‎ 351 pagine
ISBN-13 ‏ : ‎ 979-1221202410
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Trama

Mendicanti, marinai appena sbarcati al porto, ubriaconi, ladri. Questa è la gente che si aggira per i vicoli bui e maleodoranti dell’East End di Londra. Difficile uscire da quelle strade indenne. Impossibile se sei una donna e l’ora di Jack lo Squartatore è scoccata. Sybil Conway però è quanto di più lontano dal miserabile mondo di Whitechapel. È una giovane donna acculturata e benpensante, che abita fuori Londra insieme a sua zia Elizabeth. Conduce una vita monotona e semplice, priva di grandi emozioni. Fino al giorno in cui riceve un telegramma da Scotland Yard che le rivela che sua madre è la quarta vittima dello Squartatore. Davanti a una notizia così scioccante Sybil vorrebbe provare qualcosa ma… non è facile empatizzare con la donna che l’ha abbandonata da piccola, diventando una senzatetto, una prostituta da due soldi. Zia Elizabeth in effetti sostiene che se la sia cercata. Anche i giornali, in un certo senso. Come se lo Squartatore, con le sue vittime, stesse ripulendo le strade. Sybil però non è disposta ad accettare un pensiero solo perché è la convenzione. Intende scoprire lei stessa chi fosse sua madre e perché sia stata assassinata. Ma addentrarsi per le vie di Whitechapel non è mai saggio, soprattutto se la scia di sangue lasciata da Jack lo Squartatore è ancora fresca… Un romanzo misterioso e dalle tinte oscure, che catapulta nella Whitechapel di fine Ottocento, raccontando in modo inedito le donne di Jack lo Squartatore.

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