A cura di Eufemia Griffo

Quando parliamo di caccia alle streghe, si pensa soprattutto all’Europa tra tardo Medioevo ed età moderna, “dove la demonologia incontra antiche credenze e paure diffuse fra la popolazione per dare origine a un corto circuito che ha portato a persecuzioni e condanne, ma anche alla nascita di concezioni riguardo ai poteri di streghe e stregoni, all’elaborazione del sabba, a un dibattito teologico e scientifico che non hanno paragoni altrove “(Streghe, Marina Montesano, De Vecchi 2020).

Tutto ciò conduce a persecuzioni di massa, accompagnate da tutto quel sistema coercitivo e di violenza, quali la tortura, la condanna, le uccisioni. Inoltre, per quanto si pensi che l’origine della caccia alle streghe risalga al 1400, in realtà essa è molto più lontana.

Excursus storico e l’inizio della caccia alle streghe

Già nel 340 d.C. troviamo notizie di persecuzioni contro chi praticava la magia. Nel 643 l’Editto di Rotari, oltre a condannare le streghe, indicava anche i provvedimenti da prendere nei confronti di chi arrecava loro danno, in quanto venivano considerate soltanto vittime della propria superstizione.

Nel 727, l’Editto di Liutprando poneva attenzione, all’aspetto eretico delle stregoneria, in quanto a causa dell’atteggiamento pagano, offendeva la religione cristiana.

Nei testi medioevali, i giuristi consideravano le streghe dedite ai rapimenti dei bambini per succhiar loro il sangue. Pur ammettendo che alcuni aspetti, come il volo, non fossero reali, sostenevano che avessero rapporti con il diavolo.

A partire dal XII secolo, cominciò a farsi avanti l’idea dell’esistenza di donne capaci di danneggiare il prossimo tramite l’arte magica, e questo, nonostante Giovanni di Salisbury continuasse ad affermare che il sabba fosse pura fantasia.

Ricordiamo inoltre, che il XII secolo fu anche un secolo di fermento religioso, con la comparsa di movimenti eretici di massa, tra cui quello dei Catari, che è il più noto, nato attorno al mille, movimento preoccupante per la chiesa, che  fin da subito li combatté aspramente con guerre e stragi.

Pur essendo i Catari un movimento sociale e religioso in piena regola, ad essi vennero attribuite anche alcune azioni che in seguito diverranno tipiche delle streghe, come il patto col diavolo, il bacio della vergogna, la trasformazione del diavolo in gatto.

Nel 1218,  Federico II decise che la stregoneria fosse imputabile di offesa alla maestà divina.

Nel 1233,  Papa Gregorio IX promulgò la bolla Vox in Rama, nella quale analizzò  la situazione creatasi nell’Oldenburgo, dove si era sviluppato un movimento di contestazione contro l’arcivescovo di Brema. Papa Gregorio indirizzò questa bolla a Enrico, re di Germania e figlio dell’Imperatore Federico II. Essa iniziava con un prologo che si serviva di immagini bibliche, dove si descrivevano i mali che avevano colpito la Chiesa, tra cui la presenza di streghe presenti soprattutto nel nord della Germania. La lettera appare notevole nei dettagli e palesa l’angoscia del Papa che si fa testimone del degrado del cristianesimo ortodosso. Il testo pontificio, che riecheggia alcuni elementi polemici impiegati contro gli eretici catari, accusava i ribelli di adorare animali mostruosi, (metamorfosi di demoni), di commettere sacrilegi, di praticare rituali orgiastici. Il papa decretò che per i colpevoli di stregoneria non bastava più la scomunica, ma che essi dovessero essere puniti con il rogo. La bolla inaugurò un cliché presente dal Trecento al Settecento in vari testi, dove compaiono anche le streghe che ballavano et el diabolo sonava.

Nel XIII secolo, Tommaso d’Aquino spiegava nella Summa teologica (Ia, q. 51, a. 3 ad 6) in che modo il diavolo si accoppiava con donne, generando figli (una spiegazione ripresa due secoli dopo per accusare le streghe di unioni carnali col demonio).

Fu in questo secolo che iniziarono anche i processi alle streghe, e furono accesi i primi roghi: nel 1275 in Francia, e nel 1296 in Val d’Adige.

Nel 1326 Papa Giovanni XXII (1249-1334) promulgò la Super illius, dove si equiparavano definitivamente le pratiche o le credenze magiche, all’eresia, consentendo di applicare ad esse le normali procedure dell’Inquisizione. Con questo documento, Giovanni XXII scomunicava quanti stringevano un’alleanza con la morte e stipulavano un patto con l’inferno.

Celebri giuristi si appassionarono alla controversia sulla natura dei poteri magici, ma uno tra loro, il giureconsulto laico Bartolo da Sassoferrato iniziò a dubitare dei poteri delle streghe, affermando di credere a questo fenomeno solo perché era la Chiesa ad affermarne l’esistenza.

Tra la fine del Trecento e del Quattrocento comparvero le opere di numerosi inquisitori, generalmente domenicani, che palesavano la preoccupazione nei confronti di questo crescente fenomeno, ponendo una vera e propria questione magico-stregonica. In quell’epoca ci fu una sorta di psicosi collettiva che dilagò in ogni parte dell’Europa occidentale, conducendo le persone all’abbandono di ogni logica e ragionamento, convinte dell’esistenza di streghe e di stregoni, emblema del male e del diabolico, quindi da perseguire, seviziare, fino all’atto finale (roghi, impiccagioni, annegamento). Innumerevoli furono i tipi di torture fatte per indurre a confessare di essere una strega, e che potevano susseguirsi per giorni, alcune  fatte anche pubblicamente.

Il 5 dicembre 1484, Papa Innocenzo VIII (1432-1492) promulgò la bolla Summis desiderantes (dal latino,  per desiderare con supremo ardore).

Apparentemente essa si poneva in continuità con quei documenti con i quali già nei due secoli precedenti, il pontificato aveva espresso la propria preoccupazione verso i fenomeni ereticali e magici, ma in realtà con questo autorevole documento avvenne una svolta importante, poiché si ufficializzarono le procedure contro chi era accusato di praticare il culto del diavolo, scatenando una persecuzione sistematica che avrebbe coinvolto milioni di persone in Europa e in America, tanto in campo cattolico che in campo protestante. Con l’accusa di stregoneria, sia i cattolici, sia i protestanti, eliminarono tutte quelle pratiche che risalivano ai culti religiosi precristiani o a confessioni cristiane dissidenti.

La bolla di Innocenzo VIII ratificò l’operato degli inquisitori domenicani, al punto che nel 1487 venne pubblicato il Malleus Maleficarum (letteralmente Il martello delle malefiche, cioè “delle streghe”), un trattato in latino, scritto dal frate domenicano Heinrich Kramer, con la collaborazione del confratello Jacob Sprenger, allo scopo di reprimere in Germania l’eresia, il paganesimo e la stregoneria.

Gli interrogatori che precedevano i processi, erano un susseguirsi di torture in cui la maggior parte delle volte l’imputata confessava solo per porre fine al dolore.

Una delle credenze più comuni era che una strega potesse essere purificata soltanto dal dissanguamento. Venivano perciò sfregiate sopra il naso e la bocca e lasciate dissanguare fino alla morte.

Una delle punizioni più conosciute, era la morte per mezzo di roghi, in manifestazioni pubbliche, stessa sorte che toccava anche gli eretici.

Eufemia Griffo è l’autrice di “Sagome di carta. Le streghe di Triora” pubblicato da Le Mezzelane Casa Editrice, di cui puoi leggere la recensione qui.

Copertina rigida : 224 pagine

ISBN-13 : 978-8833281407

ISBN-10 : 883328140X

Editore : Le Mezzelane Casa Editrice (25 gennaio 2019)

Link d’acquisto cartaceo: Sagome di carta

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