Articolo a cura di Concetta Di Lorenzo
La prima volta che lessi un libro di Robert Ludlum, credo fosse The Chancellor Manuscript, ero una giovane universitaria della York University di Toronto, Canada. Ricordo che quel libro mi prese talmente tanto che lo portavo con me di classe in classe e lo leggevo in ogni momento di pausa o in attesa che arrivasse il prof. Poi lo mettevo via a malincuore e aspettavo con ansia di poterlo riprendere. Ero incredibilmente presa e non riuscivo a staccarmene. “No, questo non è uno scrittore qualunque – mi dicevo – quest’uomo è un agente segreto, una spia o qualcosa di simile!” e lo credevo davvero.
Sbagliavo chiaramente, ma avevo buoni motivi per crederlo: le sue descrizioni del modus operandi dei servizi segreti e investigativi statunitensi, CIA e FBI, erano talmente veritiere fin nei dettagli, che gli stessi agenti segreti lo hanno preso a modello diverse volte.

Quello che più mi colpiva era l’incredibile rete di intrighi in cui veniva a trovarsi il protagonista, che non riusciva a capire fino all’ultima pagina chi gli fosse veramente amico e chi no. Solo dopo continui colpi di scena inaspettati, che ti facevano arrivare il cuore in gola, egli riusciva ad avere la meglio contro nemici molto superiori. E dopo aver letteralmente sudato le famose sette camice.
Ludlum fu il mio autore preferito di quegli anni universitari e accompagnò la mia crescita letteraria a lungo. La lettura dei suoi libri maturò in me la voglia di conoscere chi fosse in realtà quest’uomo, ma allora non c’era internet e le informazioni su di lui dovevo cercarle in biblioteca, sulle quarte di copertina dei suoi libri che prendevo a prestito. Ben poche, in verità. Ho dovuto aspettare diversi anni prima di sapere chi fosse in realtà il mio autore preferito.

Robert Ludlum, re delle spy stories, nacque a New York il 25 maggio del 1927 da George Harthford Ludlum, uomo d’affari, e da Margaret Wadsworth, il cui padre importava seta dall’Asia, e questo permise un certo benessere a tutta la famiglia. Sebbene Robert avesse perso il padre nel 1934, a soli sette anni, più tardi poté accedere all’università senza problemi grazie alle ricchezze familiari. Si laureò in arte drammatica alla Wesleyan University, Connecticut, dove conobbe Mary Ryducha, la donna che poi divenne la sua prima moglie e da cui ebbe tre figli. Quando poi Mary morì nel 1999, Ludlum si sposò una seconda volta con Karin Dunn. Prestò servizio militare nel corpo dei Marines dal 1945-47 e fu inviato nel Pacifico meridionale, dove raccolse le sue impressioni in un manoscritto di circa 200 pagine, purtroppo andato perduto.
Negli anni ’50, Ludlum iniziò la carriera di attore teatrale e televisivo. «Di solito», ricordava Ludlum, «venivo scelto per interpretare avvocati o assassini omicidi… Ma mi annoiavo della totale mancanza di controllo che ha un attore, ed è stato allora che ho deciso di diventare produttore» (‘Ludlum, Robert’, in World Authors 1980-1985, a cura di Vineta Colby, New York: H. W. Wilson, 1991, p. 554).
Dopo 20 anni nell’ambiente teatrale e dopo aver prodotto circa 370 opere, Ludlum si dedicò alla scrittura. Era il 1971 quando pubblicò il primo thriller e aveva già 44 anni, ma questo non gli impedì di essere un autore molto prolifico. Fu scrittore a tempo pieno e arrivò a pubblicare un libro all’anno, spesso anche due e in quel caso usava degli pseudonimi, Jonathan Ryder o Michael Shepherd, per non svalutare il suo nome con un’eccessiva pubblicazione editoriale. Viaggiava spesso in tutto il mondo per raccogliere materiale per i suoi romanzi e fece di Parigi la sua città preferita e lo sfondo per alcuni suoi romanzi.

Negli anni ’90 la sua produzione letteraria calò a causa dei problemi di salute della prima moglie e riprese solo più tardi, dopo la morte di lei, spesso in collaborazione con altri autori.
Ludlum mori il 12 marzo 2001 a causa di ferite riportate in un incendio che aveva coinvolto la sua casa nel precedente mese di febbraio. Molti suoi lavori furono pubblicati postumi.
Se Ludlum è oggi uno degli scrittori più letti al mondo lo si deve alle intricate trame complottistiche dei suoi romanzi, al realismo con il quale descrive fatti e ambientazioni in cui si muovono i suoi personaggi, ma soprattutto lo si deve all’atmosfera di avvincente suspense che riesce a creare. Quest’ ultima caratteristica gli deriva dalla lunga esperienza teatrale, come egli stesso afferma in un’intervista: “Quindi suppongo di equiparare la suspense al buon teatro in modo molto simile. Penso che sia tutta una questione di suspense e di ‘cosa succederà dopo’. Da questo punto di vista, sì, credo di essere teatrale.” (Robert Ludlum in Bestsellers: Top Writers Tell How di Richard Joseph, Chichester: Summersdale, 1998, p. 253)
Nei suoi romanzi figurano anche personaggi reali come Carlos lo sciacallo, acerrimo nemico di Jason Bourne, liberamente ispirato a Ilich Ramirez Sanchez, famoso criminale venezuelano. La vasta produzione letteraria di Ludlum ha superato una vendita di 200 milioni di copie, pubblicate in 40 nazioni e in 33 lingue diverse.
Sarebbe impossibile elencare uno a uno tutti i lavori di un autore così prolifico, per cui mi limito a elencare quelli più famosi e che hanno fatto di lui il brillante scrittore che era.
Romanzi più famosi di Ludlum

L’eredità scarlatti (the Scarlatti Inheritance, 1971), un romanzo sul nazismo e la finanza internazionale.

La striscia di cuoio (the Osterman Weekend, 1972), portato sul grande schermo dal regista Sam Peckinpah, da inizio a una serie di romanzi sullo spionaggio internazionale.

Il dossier Matlock (The Matlock Paper, 1973), in cui un protagonista solitario si trova ad affrontare una vasta cospirazione criminale.

Sporco baratto (The Rhynemann Exchange, 1974), in cui, alla vigilia della seconda guerra mondiale, un doppiatore radiofonico viene reclutato per gestire una rete segreta a Lisbona.

Il Treno di Salonicco (The Gemini Contenders, 1976). Il Vaticano, Hitler e Churchill vogliono disperatamente un antico documento la cui ricerca porta alla morte violenta di diverse persone. Negli anni ‘70 la ricerca continua ancora tra mille ostacoli, una caccia disperata per il documento che potrebbe alterare il corso della storia.

Il Manoscritto (The Chanchellor Manuscript, 1977), basato sulla tesi che un gruppo segreto possa aver ucciso J. Edgar Hoover, direttore dei servizi investigativi statunitensi per quasi 50 anni.

Il Patto (The Holcroft Convenant, 1978). Nel 1945 molti bambini del Terzo Reich vennero segretamente nascosti in tutto il mondo per riformare a tempo opportuno il Quarto Reich. Un piano molto elaborato e 780 milioni di dollari aspettavano in una banca svizzera il tempo opportuno. Un solo uomo, Noel Holcroft, poteva far sì che il piano si realizzasse…
Negli anni ’80 Ludlum dà inizio alla fortunata serie di Jason Bourne, agente della CIA affetto da amnesia a seguito di un incidente nautico durante una missione, portato sugli schermi dall’attore Richard Chamberlain, solo il primo, e poi tutta la serie dall’attore Matt Damon.

Un nome senza volto (The Bourne Identity, 1980), in cui il protagonista viene trovato quasi morto nel Mediterraneo e senza memoria. Un dottore alcolizzato cercherà di aiutarlo a ritrovare la memoria e a fargli ricordare chi veramente sia.

Doppio inganno (The Bourne Supremacy, 1986), in cui il protagonista Jason Bourne riacquista stralci di memoria e ricorda che la sua missione era ammazzare Carlos lo sciacallo, pericoloso criminale internazionale, ma la missione è fallita a causa del tradimento di qualche suo collega. Per la fine del libro, Bourne non è più un freddo assassino, ma un uomo che cerca disperatamente sé stesso.

Il ritorno dello sciacallo (The Bourne Ultimatum, 1990), in cui si svelano le origini del personaggio e in cui egli ancora una volta è costretto ad affrontare ex colleghi e nuovi nemici.
Dopo la morte di Ludlum, i suoi eredi hanno cercato con cura un autore e un editore che si occupassero di pubblicare postumi i suoi scritti e continuare l’opera lasciata interrotta. Inoltre, la fortunata serie cinematografica su Jason Bourne invogliò i familiari a continuare il sequel dei libri su Bourne e ad affidarlo a un nuovo autore che avesse caratteristiche letterarie simili a Ludlum. La scelta cadde sullo scrittore Eric Van Lastbader che ha felicemente portato avanti il sequel.


