Nell’agosto del 1901 le edicole e i chioschi della Gran Bretagna vennero presi letteralmente d’assalto. I lettori di allora attendevano con trepidazione maniacale l’uscita del nuovo numero della celebre rivista The Strand Magazine. Il motivo di tanto fermento? Tra le sue pagine debuttava la prima puntata de Il Mastino dei Baskerville, l’opera che avrebbe segnato il trionfale ritorno in scena di Sherlock Holmes dopo ben otto anni di assenza.
Nel 1893, infatti, il suo creatore Sir Arthur Conan Doyle aveva tentato di liberarsi del detective “uccidendolo” nelle famigerate cascate di Reichenbach nel racconto Il problema finale. Tuttavia, la pressione incessante del pubblico e degli editori — unita all’ispirazione per una spaventosa leggenda locale inglese — convinsero lo scrittore scozzese a regalare ai lettori un nuovo, immortale capitolo.

Tra nebbia, paludi e maledizioni familiari
Ambientato tra i paesaggi brulli, solitari e minacciosi della landa di Dartmoor, nel Devon, Il Mastino dei Baskerville è considerato a tutti gli effetti il capolavoro assoluto della produzione doyliana.
La trama prende il via da una sinistra maledizione che pende da secoli sulla nobile casata dei Baskerville, perseguitata da un’imponente e demoniaca creatura canina dagli occhi infuocati. Quando il Sir Charles Baskerville viene trovato morto nei pressi della sua dimora — stroncato da un infarto ma circondato dalle orme di un gigantesco segugio —, spetta a Sherlock Holmes e al fedele dottor Watson immergersi nelle nebbie della brughiera per districare l’enigma prima che la bestia colpisca il nuovo erede, Sir Henry.
In questo romanzo, Conan Doyle compie un vero e proprio miracolo letterario: fonde magistralmente il razionalismo logico del giallo deduttivo con le atmosfere cupe e inquietanti della narrativa gotica. Tra antichi manieri isolati, sabbie mobili letali, fuggiaschi nascosti tra le rocce e ululati che spaccano la notte, la suspense si mantiene costante fino all’ultimo capitolo.

L’eredità d’agosto e l’impatto sul thriller moderno
L’uscita serialized a partire da quell’estate del 1901 non fu soltanto un fenomeno editoriale senza precedenti per l’epoca vittoriana, ma stabilì i canoni definitivi del mystery d’ambientazione storica.
La figura del mastino scuro che semina il terrore nella brughiera è diventata un archetipo della cultura pop, capace di influenzare generazioni di autori di gialli, thriller e persino horror. Da Agatha Christie a Umberto Eco — che nel suo Il nome della rosa renderà omaggio all’investigatore chiamando il protagonista Guglielmo da Baskerville —, l’eco di quella leggenda d’agosto continua a risuonare nella letteratura mondiale.
A più di un secolo di distanza, rileggere questa straordinaria indagine sotto l’ombrellone o nelle sere d’estate mantiene intatto il suo fascino magnetico: un perfetto promemoria di come la ragione umana possa squarciare anche le tenebre più fitte della superstizione.
Conoscevate i retroscena del ritorno di Sherlock Holmes nell’agosto del 1901? Qual è il vostro adattamento preferito (cinematografico o televisivo) del Mastino dei Baskerville?
Raccontatecelo nei commenti qui sotto!




