Articolo a cura di Concetta Di Lorenzo
Da tempo le estati italiane sono accompagnate da cibi leggeri, aromatizzati con erbe o agrumi, e da bevande molto fresche proprio per mitigare il gran caldo che avvolge l’area mediterranea. Una delle piante aromatizzanti molto usata nella cucina italiana e in certi cocktails estivi è senza dubbio il basilico, la profumatissima pianta del pesto alla genovese, della pizza margherita, degli spaghetti al pomodoro fresco, delle freselle, della caprese e di tanti altri piatti estivi.
Ma noi di TSD siamo un po’ degli storici e non ci accontentiamo di poche notizie sentite qua e là; ci piace andare alle origini delle cose per scoprirne il fascino antico e condividerlo. Sappiamo, infatti, che dietro ogni attuale acquisizione, culinaria e non, si nasconde un cammino molto lungo, che ha origine nell’antichità più remota e che si trascina sempre dietro affascinanti miti e leggende. Il basilico non fa eccezione. Scopriamolo insieme.

La parola basilico viene dal greco, da basilikòn che significa esattamente pianta regale perché, in un primo momento, solo il basileus, il re, poteva coltivarla e farne uso, in particolare per produrne profumi e per la cura del proprio corpo. In realtà il basilico proviene dall’Asia Minore, esattamente dall’area intorno all’India. Grazie al suo profumo intenso e al fatto che teneva lontano zanzare e altri fastidiosi insetti, da subito diventa pianta sacra. Come pianta sacra entra nel circuito dei rituali religiosi, della purificazione e della sepoltura per cui veniva molto usata dagli antichi Egizi per l’imbalsamazione.
Gli antichi Hindu ritenevano invece che una foglia di basilico messa sul petto di un defunto gli procurasse l’immortalità. Era anche ritenuto un potente antidoto contro il veleno del basilisco, un drago/serpente capace di uccidere o pietrificare con lo sguardo, un po’ come la mitologica Medusa di cui doveva essere parente.
Il basilico arriva in occidente nel IV secolo a. C. con Alessandro Magno, esattamente in Grecia, dove si riveste di connotazioni luttuose e funeste. Dalla Grecia arriva poi a Roma. Ma i Romani non hanno il piglio tragico dei Greci. Più prosaici e gaudenti, inizialmente influenzati dai Greci, i Romani considerano questa pianta sconosciuta in modo negativo e la ritengono portatrice di disturbi al fegato, allo stomaco, alla vista e persino alla mente. Poi però ci penserà Marco Gavio Apicio a far cambiare idea ai suoi connazionali, colpendoli là dove erano più deboli, alla “pancia”.
Sarà poi Plinio il Vecchio, evidenziando le qualità afrodisiache delle foglie di basilico, a vincere la diffidenza dei Romani e a dar loro la spinta definitiva verso il consumo della pianta. Il basilico diventerà dunque elemento importante delle ricette e, in particolare delle salse romane, dalla cui evoluzione nascerà il pesto alla genovese.

Nel Medioevo il basilico diventa la pianta dell’amore sia per l’uomo che per la donna, che usavano mettere un rametto di basilico sotto le vesti, sul petto, per trovare l’amore. I crociati che andavano in guerra ne portavano dietro una gran quantità per tenere lontani fastidiosi insetti, mentre nel suo Decamerone Giovanni Boccaccio ci racconta la tragica storia di due giovani amanti, Lisabetta, nobile messinese, e Lorenzo, umile garzone, ammazzato dai tre fratelli di lei per gelosia. Lisabetta riesce a recuperare la testa di Lorenzo e la custodisce in un vaso di basilico che innaffia ogni giorno con le sue lacrime.
A Napoli il basilico viene chiamato vasinicola, nome legato a un re, o altro barone, di nome Nicola, che inizia a coltivare basilico nel suo castello e a commerciare con i paesi vicini, diventando molto ricco. Quando il re muore senza eredi, il palazzo va in rovina e l’unica cosa che sopravvive sono i suoi vasi di basilico. La popolazione continua a prendersi cura dei “vasi di Nicola” e a far prosperare il basilico in tutto il regno.

A Genova il pesto alla genovese nasce ufficialmente verso la metà del XIX secolo da una ricetta di Giovanni Battista Ratto pubblicata nel 1863 nel suo ricettarioLa Cuciniera Genovese ossia la vera maniera di cucinare alla Genovese; in realtà esso deriva dall’usanza degli antichi Romani di pestare erbe e formaggi insieme a pinoli e aglio per farne saporite salse. Per il pesto alla genovese è però d’obbligo usare un basilico DOP, di una qualità ‘più dolce’.
Comunque sia, il basilico è ed è stato una delle piante più versatili che abbia accompagnato la crescita culturale e culinaria di tanti popoli, compresa la nostra. Oggi l’uso di questa profumatissima pianta è fondamentale; senza di essa molte ricette non sarebbero le stesse.



