Narrativa recensioni Uncategorized

Il silenzio dei lupi – Cécile Baudin

Recensione a cura di Natascia Tieri

Quando, in una gelida mattina di marzo, ai piedi dell’austero castello che ospita l’ospedale psichiatrico di Saint-Auban, viene ritrovato nella neve il corpo senza vita di un giovane studente di medicina in servizio presso l’istituto, il pensiero di tutti non può che tornare all’animale sanguinario che qualche decennio prima aveva terrorizzato la regione, mietendo decine di vittime.

Fin dalle prime pagine, il romanzo “Il silenzio dei lupi” di Cécile Baudin ti cattura, catapultandoti nella Francia del 1835. L’atmosfera è carica di mistero e tensione, con l’eco di una leggenda sanguinaria che si scontra con una morte inspiegabile. Il libro parte in quinta, e ti immergi subito nell’indagine, seguendo il giudice Victor Chastel. Inizialmente, il personaggio di Chastel sembra il classico eroe solitario, un lupo che combatte contro tutto e tutti. Tuttavia, dopo un po’, l’impressione è che la sua figura si perda, diventando quasi un inetto, e più volte ci si chiede se non sia stato caricato troppo all’inizio.

Man mano che la storia si sviluppa, però, arriva un’illuminazione: il vero protagonista non è lui. Sono due donne, Marianne e Constance, i motori di tutta la vicenda. Sono loro a essere il vero cuore pulsante del romanzo, donne sveglie e intelligenti in un’epoca in cui non avevano voce in capitolo, soprattutto se di umili origini. L’autrice ci porta a riflettere su come spesso la vera barbarie non sia quella degli animali selvatici, ma quella degli uomini. Una riflessione che trova perfetta espressione in una delle citazioni più toccanti del libro:

“Ecco, Constance, la vera storia di questa cicatrice. Mi sarebbe piaciuto poter dare la responsabilità agli animali selvatici. Purtroppo, però, è opera degli uomini, della loro barbarie gratuita e della loro ignoranza. E me lo ricorda puntualmente, ogni volta che si riflette negli sguardi di chi mi sta di fronte.”

Il romanzo affronta un tema molto profondo: quando la giustizia è corrotta e non viene fatta, l’unica via per ottenerla è la vendetta. E in questo caso, la vendetta è orchestrata con un’implacabile maestria, frutto di un intricato disegno che qualcuno credeva sepolto per sempre. La trama si infittisce e ti tiene col fiato sospeso fino alla fine, con una sensazione che cresce pagina dopo pagina: quella di non potersi fidare di nessuno. Neanche di chi si crede di conoscere. È un sentimento che si condensa in un’altra frase chiave del libro:

“La nonna di Constance sospirò e riprese a contemplare la valle addormentata di fronte a sé, le braccia strette intorno alle ginocchia. «Ti avevo detto di non affezionarti a lui. Ho fatto di tutto per tenerti lontana da questa casa e da quel ragazzo. E dal giudice. Ma tu hai voluto fare di testa tua.»”

Il finale tira le fila e lascia il lettore con un senso di completezza. In fondo, la Baudin ci regala un romanzo storico avvincente, in cui le donne, pur in un’epoca di disuguaglianze, riescono a diventare le artefici del proprio destino, anche se a costo di decisioni estreme.

Pro

  • La trama è avvincente e ben costruita, con un ritmo incalzante che tiene incollati alle pagine.
  • La figura delle donne è potente e ben delineata, rendendole le vere eroine del romanzo.
  • L’ambientazione storica è curata e realistica, offrendo uno spaccato affascinante della provincia francese dell’epoca.

Contro

  • Il personaggio del giudice Chastel sembra perdere mordente nel corso della narrazione.
  • Il finale, sebbene efficace, risulta un po’ troppo veloce, e si avrebbe voluto forse più spazio per sviluppare gli ultimi avvenimenti.

Trama

Francia, 1835. Quando, in una gelida mattina di marzo, ai piedi dell’austero castello che ospita l’ospedale psichiatrico di Saint-Auban, viene ritrovato nella neve il corpo senza vita di un giovane studente di medicina in servizio presso l’istituto, il pensiero di tutti non può che tornare all’animale sanguinario che qualche decennio prima aveva terrorizzato la regione, mietendo decine di vittime. Ma quella della Bestia del Gévaudan sembra ormai solo una leggenda, e l’assenza di ferite visibili sul corpo del malcapitato fa piuttosto pensare a una caduta accidentale e a un successivo assideramento. Eppure l’ombra del passato torna a addensarsi sul caso non appena Marianne, l’infermiera dell’istituto, rinviene le prove che il giovane è stato intenzionalmente torturato e poi lasciato a morire di freddo. Nessuno sarebbe disposto a dare credito alle opinioni di una donna, tranne Victor Chastel, il giudice di pace del cantone, il cui oscuro passato gli ha fatto guadagnare la fama di lupo solitario. Avendo sperimentato sulla propria pelle cosa vuol dire trovarsi soli a lottare contro tutto e contro tutti, Chastel decide di fidarsi dell’intuizione di Marianne e prosegue le indagini nella cittadina d’origine della vittima, dove ancora una volta si scontrerà con la diffidenza e le reticenze dei notabili della zona. E ancora una volta sarà una donna, Constance, arguta domestica di una facoltosa famiglia locale, a indicargli la strada che lo condurrà sulle tracce di un segreto tenuto nascosto per anni, un sopruso verso i più deboli che qualcuno credeva ormai sepolto per sempre, ma su cui covava un intricato quanto implacabile disegno di vendetta. Con il pretesto di un’avvincente indagine, Baudin ci regala un romanzo storico ambientato nella provincia francese sullo scorcio della Rivoluzione industriale, ancora dominata dalla sopraffazione e dalle disuguaglianze, ma in cui le donne hanno smesso di accontentarsi e cominciano finalmente a diventare padrone del proprio destino. Anche a costo di uccidere…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.