Fu veramente “maledetto”?
Articolo a cura di Laura Pitzalis
Edgar Allan Poe è stato uno scrittore, poeta, critico letterario, giornalista, editore e saggista statunitense. Conosciuto come “The Master of Horror”, “Il maestro dell’orrore”, basò le sue opere horror più riuscite sulle paure e sulle psicosi umane in una maniera tale da stupire e attrarre milioni di lettori in tutto il mondo.
Sarebbe riduttivo, comunque, limitare la sua opera all’ampia produzione di racconti macabri, perché scrisse poesie, satire, racconti umoristici eperfino bufale. Non solo, fu lui ad aver introdotto il genere narrativo denominato detective fiction, il filone deduttivo-investigativo che ha avuto inizio con il racconto, pubblicato per la prima volta nell’aprile dl 1841, “I delitti della rue Morgue”. Nell’opera compare la figura del detective criminologo Auguste Dupin, l’antesignano di una lunga serie di investigatori “deduttivi” che avranno in Sherlock Holmes e in Hercules Poirot i più celebri rappresentanti. Per tutti questi motivi Edgar Allan Poe è considerato uno dei più grandi ed influenti letterati della storia.

Nasce a Boston il 19 gennaio 1809. I genitori, Elizabeth Hopkins e David Poe, entrambi attori teatrali, potrebbero averlo chiamato Edgar in onore dell’omonimo personaggio presente nella tragedia Re Lear di William Shakespeare, opera che stavano recitando nel periodo della sua nascita.
A soli tre anni rimane senza genitori, il padre abbandona la famiglia nel 1810, la madre muore l’anno seguente di tubercolosi polmonare. Rimasto praticamente orfano è accolto da una coppia scozzese benestante della Virginia, Jhon e Frances Allan che gli fanno da famiglia affidataria, anche se non l’adottano mai formalmente, dandogli il nome Edgar Allan Poe.

Si ritiene che Edgar non abbia mai firmato con il suo nome completo, preferendo Edgar A.(puntato) Poe oppure E. A. Poe., per il rapporto molto conflittuale con il padre adottivo. Discutono spesso soprattutto per i debiti di gioco contratti da Edgar, dipendente dal gioco d’azzardo. Nel momento in cui il padre non vuole più pagare, Edgar abbandona la scuola e si arruola, a solo 18 anni, anche se ne dichiara 21, e sotto falso nome, Edgar A. Perry, nello United States Army come soldato semplice. Per questo il padre adottivo lo rinnega.
Al contrario di quello che potrebbe farci pensare la sua fama di autore macabro, Edgar è un adolescente tutt’altro che malinconico e introverso. Ottimo atleta, partecipa con successo ad eventi sportivi di corsa a piedi, boxe, e salto in lungo. A quindici anni raggiunge la fama locale nuotando per sei miglia lungo il fiume James in Virginia.
Nelle lettere scritte alle donne di cui s’infatua, si firma Eddy, un nomignolo decisamente fanciullesco e sbarazzino, in contrasto con il Poe dell’immaginario collettivo. Come si stenta a credere che l’Edgar che siamo abituati a conoscere dalle foto, aspetto cupo e borse sotto gli occhi, fosse definito un uomo affascinante. Alcuni ammiratori dell’epoca descrivono i suoi occhi come “sorprendenti e dal colore più vario, dal grigio al blu, dal nocciola al viola”. Sarah Elmira Royster, la donna con cui si fidanzò per ben due volte, l’ultima poco prima della sua morte, lo definisce “un bellissimo ragazzo”, e uno dei suoi amici del college lo considera il “più attraente”.

Si innamora molto facilmente delle ragazze di Richmond, eppure nessuna di queste passioni è paragonabile a quella che ha per la signora Jane Stith Stanard, la madre di uno dei suoi compagni di scuola. La signora muore quando Edgar ha quindici anni e la sua morte lo colpisce profondamente tanto che si reca solo, di notte, sotto la pioggia, a piangere disperatamente sulla sua tomba per parecchi mesi.
Durante la sua vita si trasferisce più volte in varie città, Richmond, Filadelfia, Baltimora , Boston, nonché in Scozia e Inghilterra. I suoi ultimi anni, invece, li passa in un cottage nel Bronx, New York. Tra il 1837 e 1844, vive in diverse case a Filadelfia, una della quali è ancora conservata come sito storico nazionale accessibile al pubblico, la Edgar Allan Poe National Historic Site, dove scrive alcune delle sue opere più famose tra cui Il gatto nero: la cantina spettrale della casa pare assomigli a quella descritta nel racconto. Invece la Edgar Allan Poe House and Museum si trova a Baltimora.
A ventisette anni conosce quella che, tra un racconto e un altro, diventerà sua moglie. La ragazza si chiama Virginia, ed è sensibilmente più giovane di lui: quando la sposa, inizialmente in segreto, non è neppure quattordicenne. La sua morte precoce a venticinque anni per tubercolosi polmonare accentua i problemi psicologici dello scrittore, emotivamente tormentato e instabile. Sottomesso dal dolore, cerca di sfuggire alla solitudine con l’alcol. Un declino fisico ed emotivo che lo condurrà a quella misteriosa e mai risolta morte, appena due anni dopo.
Il 3 ottobre 1843 uno sconosciuto trova Poe delirante e in fin di vita mentre vaga per le strade di Baltimora con abiti che non erano suoi, in una città che non è quella dove avrebbe dovuto essere, (stava andando a Philadelphia per una questione editoriale), nei pressi di un seggio elettorale, che ripete ossessivamente “Reynolds”: a chi si riferisce non si è mai potuto scoprire.
Qualcuno ritiene che Poe sia stato vittima del “cooping”, ovvero una pratica utilizzata in modo particolare nel XIX secolo nell’ambito della politica, in cui si costringeva un dato elettore, attraverso violenze e soprusi, a votare (anche più volte) per un candidato. Il giorno in cui si trova il corpo esanime di Edgar Allan Poe, è in corso l’elezione del nuovo sceriffo.
Ricoverato, rimane in ospedale per quattro giorni per poi morire senza mai aver ripreso conoscenza. Tutte le cartelle cliniche sulla sua morte vanno perse, e la causa della morte rimane un mistero: è morto per abuso di alcol? Rabbia? Epilessia? Colera?

È sepolto nel Westminster Bural Ground, il cimitero dell’omonima chiesa di Baltimora dove riposano tutti i membri della sua famiglia. Al suo funerale partecipano meno di dieci persone: lo scrittore, nonostante avesse appena quarant’anni, era completamente solo.
Per sessant’anni, dal 1949, nelle prime ore del 19 gennaio, anniversario della sua nascita, gli ha reso omaggio un misterioso uomo, soprannominato dai media “Poe toaster”: si versava un bicchiere di Cognac e faceva un brindisi alla memoria di Edgar, poi disponeva tre rose rosse in uno specifico ordine sulla pietra tombale per poi svanire lasciando la bottiglia di liquore mezza vuota. Un mistero sfumato nel 2010 anno nel quale le visite cessarono. La sua identità è tutt’ora sconosciuta.
Due giorni dopo la morte di Poe, il New York Tribune pubblica, scritto da un certo Ludwig, un necrologio al vetriolo, in cui lo si dipinge come un perverso tossico alcolizzato, con l’intento di infangarne la memoria, più che commemorarla. In realtà dietro questo nome si cela lo scrittore, editore e critico d’arte Rufus Wilmot Griswold, uno dei tanti rivali che Poe si fece a seguito del suo lavoro di critico. Il tentativo di Griswold di distruggere Poe, però, fallisce e le vendite delle sue opere salgono alle stelle.
Poe, quindi, diviene uno scrittore di fama mondiale solo dopo la sua morte. In vita è conosciuto principalmente come critico letterario, un critico talmente spietato che arriva a stroncare persino una raccolta di poesie a cui ha partecipato in prima persona con alcuni testi. (il curatore di questa raccolta è Griswold, quello del necrologio!).
Le sue recensioni così “acide” gli valsero l’epiteto “ The Tomahawk Man”, “l’uomo con l’ascia di guerra”.
Sebbene visse solo 40 anni, fu uno scrittore molto prolifico che è stato in grado di regalarci un importante eredità letteraria. È il primo scrittore statunitense che cerca di vivere unicamente grazie al proprio talento, senza, quindi, affiancare la scrittura a un più remunerativo lavoro primario. Ma non è facile per lui data la profonda crisi dell’editoria statunitense: trova numerosi ostacoli per pubblicare i suoi lavori e soprattutto per proteggerli dalla pirateria dell’epoca. Resta, così, senza un soldo in tasca e, nonostante la qualità e la particolarità dei suoi racconti gli conferiscano notevole notorietà, non viene mai davvero capito e apprezzato dal grande pubblico se non, come già detto, dopo la morte.
Edgar Allan Poe è passato alla storia come uno sregolato, un alcolista e un consumatore abituale di droghe. Tuttavia, nonostante questo aspetto abbia riguardato solo i suoi ultimissimi anni di vita, questa terribile reputazione, unita alle cupe tematiche delle sue opere, ha contribuito a quella che è la vera e propria creazione di un mito: Edgar Allan Poe, il poeta maledetto. Ma, in fondo, come molti maledetti, Poe è stato solo un uomo terribilmente infelice.
“Gli uomini mi hanno chiamato pazzo, ma non è ancora chiaro se la pazzia sia o meno il grado più elevato dell’intelletto”.



