Narrativa recensioni

Sangue delle Langhe. La saga dei Barolo – Marina Marazza

Recensione a cura di Mara Altomare

Sangue delle Langhe: se il suo incipit fosse un quadro sarebbe “L’incoronazione di Napoleone” di Jacques Louis David, il celebre dipinto che ritrae il grande avvenimento storico avvenuto il 2 dicembre 1804 nella Cattedrale di Nôtre Dame, fermato in questa opera suggestiva e imponente.

E’ un’immagine che ci fa entrare alla corte dell’imperatore Napoleone accompagnati dalla mano di due donne formidabili, Juliette Colbert, e l’imperatrice Josephine de Beauhrnais. Due donne molto diverse tra loro, ma in qualche modo in sintonia, forse in amicizia, in un rapporto di rispetto e protezione che supera i ruoli, un incontro dettato dal destino; destino che già dal prologo si manifesta con pagine fin da subito coinvolgenti, e che lascerà il segno nell’esperienza parigina di Juliette.

Juliette Colbert sarà tuttavia ricordata nella storia per il suo nome italianizzato, Giulia di Barolo: perché le stagioni della vita la portano a sposare Tancredi Falletti di Barolo, conosciuto alla corte degli imperatori francesi, e incontrato proprio in quel momento immortalato nel dipinto di David.

La vita di Giulia, circondata da personalità di così grande spessore, motivata da un intenso e ardente spirito di iniziativa, è stata talmente piena e intensa che, per l’autrice, non basta un solo romanzo a contenerla… ancora una volta, Marina Marazza mette in luce la figura di una donna straordinaria, ma con una novità, perché Giulia e “Il sangue delle Langhe” meritano una trilogia… una saga in cui dalla storia di Giulia si dipanano vicende di tanti personaggi storici o di fantasia, in un coro a più voci da ascoltare qui e nei prossimi capitoli.

Dopo l’esperienza francese e il matrimonio con Tancredi, le stagioni della vita portano Giulia a vivere a Torino, dove nel frattempo sono tornati i Savoia con il re Vittorio Emanuele I.

Qui, grazie al contatto con le Dame dell’Umiltà, di cui la suocera fa parte, e alla Confraternita della Misericordia, scopre il mondo delle carceri e la terribile condizione dei prigionieri, in particolare delle prigioniere: alcune condannate, altre in attesa di un processo, e spesso di una sentenza di morte. Vivono in un ambiente fatiscente e sono donne disperate, inquiete, rassegnate.

Giulia prende a cuore queste situazioni scoprendo e facendo suo il pensiero scoperto nel trattato di Beccaria “Dei delitti e delle pene”

“Mi pare che quel che sostiene il signor Beccaria sia assolutamente consono allo spirito di un buon cristiano.» «Per la distinzione che si fa nelle sue pagine tra reato e peccato. Beccaria dice che molti delitti si potrebbero prevenire, se l’ignoranza fosse meno diffusa.» Abbassò la voce. «Sapete, ho sempre pensato che tocchi ai più fortunati aiutare quelli che lo sono di meno. Magari anche fornendo loro degli strumenti, come il lume dell’istruzione.»

La sua missione, di grande modernità, è quella di raggiungere la commutazione della condanna a morte nel carcere a vita, e di rendere le prigioni luoghi di riabilitazione, in cui sia possibile studiare e lavorare e prepararsi ad una vita dignitosa una volta fuori. Si batte per l’istruzione nelle carceri e si attiva in prima persona per ottenerla. Sa di appartenere ad un ambiente in cui può frequentare alti ranghi e bussare alle porte giuste per smuovere le coscienze, e si espone in prima linea…

“Quando usciranno dalla prigione e torneranno tra noi, sarebbe bello che fossero persone migliori di quando sono entrate. E non ancora più arrabbiate e disperate.”

Donne disperate, come ci appare proprio Josephine de Beauhrnais che, prima di diventare imperatrice, ha conosciuto il buio della prigione, perché considerata nemica della rivoluzione; la bella creola che ha attraversato come in una parabola il buio e la luce.

Come Angela Agnel, uxoricida, che ha accoltellato il marito per difendere la figlia: rabbiosa e carismatica, protagonista nel carcere di un confronto con Giulia tra i momenti più duri del romanzo, in uno scontro che lascia il segno. Persone disperate e sole che scontano la loro pena pagando, in più, il prezzo di essere donne. Ma Giulia crede in loro e grida: “Insieme; qui dentro, possiamo cambiare tutto!”

“Teresa continuava la lezione. «S come un serpente… e somiglia a un serpente, guardate! Ditemi una parola che comincia con la s, coraggio!» «Secondino» disse qualcuna. «Sbarre» le fece eco un’altra. «Speranza» disse la Gerta, quella che aveva perduto il bambino, e ci fu un momento di silenzio.”

C’è poi un altro legame tra Giulia e Josephine ed è quello della maternità, cercata e mai arrivata, la mancanza di quel sangue che dovrebbe garantire la prosecuzione della stirpe, ed è un tema attuale, che nel romanzo ci mostra due diversi modi di affrontare questo fallimento e soprattutto due differenti condivisioni del dolore con i rispettivi mariti. E’ storia nota che il matrimonio tra Napoleone e Josephine finisce per la mancanza di un erede legittimo. Giulia invece, pur costretta a sopportare le chiacchiere degli ambienti aristocratici vicini a lei, trova in suo marito un grande sostenitore e complice, appassionato ammiratore della moglie. Tra tutte le figure femminili il romanzo ci restituisce con Tancredi di Barolo la figura di un uomo positiva e moderna, sostegno e complice di sua moglie nelle difficoltà e nei successi, dal colpo di fulmine all’amore maturo degli anni successivi.

“Tornando a noi, non perdete la speranza di diventare madre, ma non accanitevi. Potrebbe accadere domani e potrebbe non accadere mai. Contro una cosa non ci si può vaccinare, contro la stupidità della gente… non date retta ai ciarlatani, ai superstiziosi, agli sciocchi… andate dritta per la vostra strada, a testa alta. Alcuni hanno figli, altri no. E’ la vita.”

Tancredi sempre al fianco di Giulia, anche nelle perplessità. Li vediamo uno accanto all’altra anche nell’avventura imprenditoriale che vede Giulia impegnata in un progetto di innovazione delle tecniche di vinificazione: tramite un sistema studiato da un’altra illustrissima donna dell’epoca, Mademoiselle Gervais, realizza un macchinario volto a migliorare la qualità del vino delle vigne Barolo. Gli esiti oggi sono noti a livello mondiale, e se quel rosso che ricorda il sangue delle langhe oggi è così prestigioso si deve anche all’intelligenza di Giulia.

La chiusura del romanzo ha il sapore di una promessa, quella di rincontrarci più avanti per vivere altre intense stagioni di Giulia. Lascia quel senso di compiutezza unito a nuove aspettative, tra fatti storici della nostra penisola e personaggi in crescita ed evoluzione… sono quei “non protagonisti” che arricchiscono il romanzo, che toccano il cuore, piccole perle che non vediamo l’ora di rincontrare e che potremmo ritrovare protagonisti insieme a Giulia…

“Giulia, curiosa, si chinò con un gran sorriso sul ragazzino biondo che somigliava molto a suo padre, con gli stessi occhi chiari. «Ma voi siete Camillo, che bel ragazzino siete diventato. Quanti anni avete, se posso domandare?»

Lui la guardò incantato e sorrise a sua volta. «Cinque» rispose, alzando la mano destra con le dita aperte. «E voi, madama, siete una fata, non è vero?  «Ho preso una decisione: da grande vi sposerò.» Lei guardò Tancredi, che sorrideva divertito. «Se mio marito lo permetterà…» rise lei. Camillo non si perse d’animo. «Oh, lui sarà già morto» rispose deciso. «E voi sarete mia moglie.»

Ti piace la piccola peste?» Lei alzò le spalle. «Mi sembra sveglio, per avere solo cinque anni. Mi sbaglierò, ma Camillo di Cavour combinerà qualcosa, nella vita.»

TRAMA

È alla sfarzosa incoronazione di Napoleone Bonaparte a Parigi che Juliette Colbert conosce Tancredi di Barolo: è un colpo di fulmine, e pochi anni dopo Juliette diventa Giulia di Barolo, sua moglie, e lo segue nella splendida e terribile Torino della Restaurazione. Nelle prigioni della città sabauda, intanto, è rinchiusa la fiera Angela Agnel, uxoricida: ha accoltellato il marito ubriaco che tentava di abusare della figlia. Donne diverse, vite agli antipodi che il destino si diverte a intrecciare, nel fermento della rivoluzione industriale, delle prime lotte per i diritti dei lavoratori, delle conquiste sociali di cui Giulia di Barolo diventa presto intrepida sostenitrice. C’è tanto da fare, innanzitutto nelle carceri, dove languono prigioniere senza più alcuna speranza di riscatto, ma anche tra i poveri della città che chiedono pane e giustizia. E Giulia trova il tempo per occuparsi anche delle tenute di famiglia nelle Langhe, dove si produce un vinello che, con i nuovi metodi importati dalla Francia, potrebbe diventare un nettare più nobile e corposo. L’aristocrazia torinese si interroga: perché tutta questa frenesia? Forse perché la povera marchesina di Barolo non riesce ad avere un figlio? Magari, se si concentrasse sulla famiglia, le cose cambierebbero? E Giulia è disposta a molto, pur di mettere al mondo il sospirato erede: medicamenti, terapie, persino sortilegi. Ma non è disposta a rinunciare alle sue idee, né al suo amore, né alle sue battaglie. Il sangue delle Langhe scorre in queste pagine avvincenti: nelle vene dei protagonisti, nel frutto dei vigneti, nei crimini che insanguinano i quartieri degradati del popolo e nelle rivoluzioni che si preparano tra i palazzi del potere. E un destino di sangue, traversie e trionfi attende due donne audaci decise a cambiare il loro tempo.

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