Narrativa recensioni

Quel ramo del lago di Como – Maria Teresa Giaveri

Recensione a cura di Luigia Amico

Lì dove tutto finisce, lì dove tutto ha inizio…e se in realtà ci fosse un filo conduttore che lega entrambe le dimensioni?
Maria Teresa Giaveri, con un simpatico esperimento letterario, prova a elaborare un racconto in cui, con spiccata fantasia, immagina un incontro tra i celeberrimi Moschettieri di Alexandre Dumas e alcuni dei protagonisti dell’altrettanto famoso romanzo di Alessandro Manzoni “I promessi sposi”.

Si alza il sipario sul palcoscenico, lo spettacolo ha inizio. Alexandre Dumas sta contrattando i diritti dei suoi manoscritti con l’editore. Ma cosa attira l’attenzione dello scrittore francese? Una copia del romanzo manzoniano e inizia così a fantasticare su una possibile quanto improbabile traduzione e non solo…e se ai Moschettieri fosse affidata una importante ma segreta missione al di là delle Alpi?

-Questo libro di chi è? –
 -Di un gentiluomo milanese…-
-Mi interessa. E poi…questo romanzo comincia proprio laddove oggi si chiudono i miei Moschettieri- “

Ed ecco che la fantasia dell’autrice spicca il volo passando attraverso la brillante mente di Dumas. Un azzardo potrà pensare qualcuno ma, dopo una accurata lettura, mi sento di dire che tutto sommato il risultato finale non è poi così banale o mal riuscito.

Don Abbondio, come tutti ben sappiamo il protagonista dell’incipit manzoniano, incontrerà in quel del lago di Como i famosi moschettieri, arrivati nella penisola per portare a termine una importante missione affidata loro dal cardinale Richelieu: dovranno aggraziarsi i favori dell’Innominato.

Il primo cavaliere si arrestò, volgendosi a don Abbondio. Salutò con estrema cortesia, togliendosi il cappello piumato e chiese precisazioni sulla strada, i paesi vicini, certi castelli, cascine, osterie. Si esprimeva in un italiano corretto e lento, con accento francese.”

Si innesca così la miccia che porterà alcuni dei protagonisti delle due “fazioni” a relazionarsi tra loro. Tra un caotico rapimento che si concluderà in una turpe relazione tra l’Innominato e la monaca di Monza e una labile apparizione di Renzo (divenuto nel frattempo lacchè di uno dei moschettieri) e Lucia, l’autrice offre una preparata disamina circa il contesto storico che ha caratterizzato gli anni presi in questione da Manzoni: la peste inizia a diffondersi, il ducato di Mantova è in subbuglio e la guerra dei Trent’anni sta per volgere al termine lasciando alle sue spalle pestilenze e carestie.

In questo scenario ben studiato ma forse poco sviluppato, i personaggi si muovono a volte goffamente, in altri casi con assenza delle caratteristiche che li hanno resi immortali sulle scene letterarie, vedi ad esempio le famose gesta dei quattro moschettieri. La scrittura dell’autrice rivela una ottima e preparata conoscenza delle opere da cui prende spunto; a mio avviso l’intenzione di ideare un possibile “sequel”, passatemi il termine, unendo entrambi i capolavori è ottima ma credo che un maggior sviluppo delle vicende e una più profonda caratterizzazione dei personaggi avrebbero reso il racconto maggiormente avvincente e sicuramente unico nel suo genere. Questo non vuole assolutamente inficiare un lavoro originale con una partenza di base ben studiata ma semplicemente poco sviluppata.


pro

Ottima l’idea di aver fantasticato e vergato nero su bianco un incontro tra i vari personaggi dei due capolavori immortali, sicuramente originale.

contro

Trama potenzialmente di successo se fosse stata lavorata con maggiore attenzione ai dettagli e allo sviluppo delle vicende ideate dall’autrice. Molto materiale raccolto in poco più di 120 pagine può creare momenti di confusione in un lettore poco affine al periodo storico.

Trama

Avete mai notato che le avventure dei Moschettieri di Dumas si concludono proprio negli stessi giorni in cui cominciano quelle dei Promessi sposi? Nel novembre 1628, mentre finisce l’assedio di La Rochelle e cessano i conflitti fra D’Artagnan e Richelieu, don Abbondio passeggia tranquillamente sulla riva del lago di Como, nella bruma che si sprigiona dai campi della pianura lombarda. Ebbene, Maria Teresa Giaveri ha notato la coincidenza e ha immaginato che cosa sarebbe accaduto se i personaggi dei due grandi romanzi storici si fossero incontrati. Il buon curato nota con timore i due bravi seduti sul muricciolo e… improvvisamente sente un rumore di zoccoli. Uno, due, tre, quattro cavalieri! Giungono nel Ducato di Milano i Moschettieri, sotto la copertura di un mercante guascone, un calmo abate, un feudatario con modi da gran signore e un commerciante d’armi un po’ troppo ciarliero: sono ormai diventati «uomini del Cardinale» e si dirigono verso Lecco per una missione segreta. Questo è solo l’inizio di una serie di avventure che porterà i quattro a incrociare le loro strade – e le loro spade – con i personaggi del romanzo manzoniano, dalla monaca di Monza a un certo pericoloso Bernardino Visconti che però nessuno lí nei dintorni osa nominare… Con lo stile puntuale, elegante e divertito che le conosciamo, Maria Teresa Giaveri compone un romanzo che unisce erudizione, passione letteraria e divertissement intellettuale; un libro che è un atto d’amore nei confronti della letteratura e insieme un documentatissimo ritratto di una straordinaria stagione storica: l’Ottocento.

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