Narrativa recensioni

Recensione “Il potere dell’ascia” di Angelo Caimi – Il Vento Antico Editore

Recensione a cura di Martina Sartor

Un ragazzo con la sua arma, un’ascia speciale, si ritrova a lottare per la propria incolumità nell’Italia dei comuni, a metà del XIII secolo. Ma da dove parte la storia di Stephan e della sua ascia?

In un lungo prologo l’autore Angelo Caimi ci racconta l’antefatto del suo romanzo. Un antefatto che è esso stesso un momento importante della Storia d’Italia: la battaglia di Legnano del 1176 dove l’imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa viene sconfitto dalle truppe della Lega Lombarda. La sconfitta arriva dopo una lunga lotta tra l’imperatore e i comuni italiani che rivendicano la loro indipendenza.

Battaglia di Legnano

“Friedrich strinse forte il pugno. …era così che andavano le cose in Italia. Ormai erano più di vent’anni che sistemava qualcosa da una parte per vederne subito un’altra scompaginarsi dalla parte opposta. Nemmeno distruggere Mediolano e disperdere i suoi abitanti aveva portato a qualcosa, eppure era successo solo quattordici anni prima.”

Quando alla fine della battaglia l’imperatore Barbarossa rischia di essere ucciso, il giovane teutone Haimo lo mette in salvo. Egli è un soldato del Seprio, una regione storica della Lombardia, situata fra le attuali province di Varese e di Como. Haimo porta l’imperatore a casa del padre Cuno, un teutone arrivato nella regione al seguito di Federico durante la sua prima discesa in Italia. Per ringraziare il giovane, Volkmar, il dienstman (servitore personale) del Barbarossa, gli regala un’ascia speciale: Mâdærin, la Mietitrice.

“Era bilanciata in modo perfetto e non era neppure così pesante come gli era parso un attimo prima. Sicuramente era stata forgiata da un grande artigiano, niente a che vedere con quella che aveva dovuto abbandonare sul campo di battaglia.”

Federico Il Barbarossa

Ci ritroviamo poi ottant’anni dopo, sempre nella regione del Seprio, con il discendente di Haimo: il giovane Stephan è addestrato alla lotta dal padre Sibert e dalla guida Gerbert, finché per un malaugurato incidente il padre di Stephan muore, lasciando il ragazzo solo, con un futuro incerto. Viene così deciso di mandarlo all’abbazia di Vultorio (l’attuale Voltorre), dove sotto la guida dei monaci verrà completata la sua educazione. Qui Stephan, dopo un’iniziale diffidenza verso una vita coi monaci, si trova ben presto affascinato dal lavoro degli artigiani e dall’immensa biblioteca.

“Sui lunghi scaffali, i testi di letteratura secolare affiancavano e quasi eguagliavano quelli teologici. Stephan sfogliò per la prima volta i lavori di autori pagani come Seneca, Cicerone, Plinio e Tito Livio.”

Ma la tranquilla vita del ragazzo viene ben presto sconvolta. In viaggio a Mediolano, Stephan e padre Ugo sostano al monastero di Sant’Eustorgio, dove per caso il giovane assiste a un evento increscioso che ne segnerà le sorti successive.

Da questo momento in poi il romanzo diventa un romanzo quasi d’avventura: Stephan deve fuggire, inseguito dagli uomini mandati dall’inquisitore per ucciderlo, affinché non riveli ciò che ha visto. La sua fuga diventerà un viaggio avventuroso nelle regioni dell’Italia settentrionale di allora,  fra incontri con masnadieri teutoni, con una giovane donna tacciata di stregoneria, con delle spie assassine mamelucche, fino al decisivo incontro finale che cambierà per sempre la vita del giovane.

Una delle cose interessanti di questo romanzo è sicuramente l’impiego dei termini del tempo per indicare nomi di persone e di luoghi: il Barbarossa viene chiamato Friedrich, Constantia di Altavala è Costanza d’Altavilla; Milano diventa Mediolano, Montisferrato è il Monferrato, Novaria è Novara e così via. Ma la lettura non ne è disturbata, poiché ogni nome desueto ha la relativa spiegazione in nota e così il lettore può immergersi ancor più nel mondo e nell’atmosfera del 1200. Mondo peraltro mirabilmente descritto in ogni suo particolare. Ecco per esempio come viene descritto l’arrivo di Stephan a Mediolano:

“Una volta all’interno della città, percorsero il perimetro dell’antica cerchia di mura romane, spintonati da tutte le parti o costretti a schiacciarsi contro le abitazioni al sopraggiungere delle carrette. La via sembrava un mercato senza fine e, anche se molti stavano sbaraccando, c’erano ancora parecchi negozianti che urlavano a squarciagola il pregio delle loro merci. Sui pesanti tavoli di legno si vedeva un po’ di tutto, ma soprattutto generi alimentari.”

Conquista di Costantinopoli nel 1204

Dopo la fuga, l’ascia che era stata di Haimo viene donata da Gerbert a Stephan: un dono importante per aiutarlo a superare paure, angosce, solitudine e per ricollegarlo alla storia della sua famiglia:

“Di colpo gli venne in mente una vecchia storia. Quando era più piccolo, suo padre gli aveva parlato spesso di un’arma. Un’ascia che era passata di padre in figlio, per cinque generazioni della sua famiglia. Mâdærin! L’ascia che Volkmar, il servo del Barbarossa, aveva dato ad Haimo, il nonno di suo nonno.”

Il viaggio di Stephan diventa anche un viaggio di crescita, di maturazione e di rafforzamento morale: impara che i “buoni” possono comportarsi da cattivi e che i “cattivi” possono anche avere sentimenti di fratellanza. Impara cos’è l’amore, ma anche il dolore della perdita dell’amata. Impara a rialzarsi dopo ogni caduta e che oltre l’orizzonte ci sarà sempre un nuovo inizio.

Trama

Anno 1176, Legnano. Nella battaglia che ridefinirà i rapporti di potere tra l’impero del Barbarossa e i comuni lombardi, si distingue Haimo, un giovane teutone della zona. Per il suo eroismo riceve in dono un’ascia creata da una grande artigiano arabo, che diviene vessillo d’onore della sua discendenza.
Ottanta anni dopo, la poderosa arma passa nelle mani di Stephan. Il giovane, cresciuto per essere un guerriero, si trova a vivere in anni bui, dominati dall’ Inquisizione. Per una tortuosa serie di eventi, ne diviene un bersaglio.

Inizia così la sua fuga, dalla Lombardia fino al Piemonte, accompagnato solo dal fidato Gerbert, un vecchio esploratore amico del padre. In un clima incerto, dove il potere temporale e quello ecclesiastico tramano intrighi e vendette, i due percorrono strade irte di pericoli.
Durante il cammino, sempre sotto mentite spoglie, Stephan conosce l’amore e il tradimento e impara a uccidere senza pietà, il ragazzo diventa un uomo guidato dal senso di giustizia ereditato dalla sua stirpe. Entrato a far parte di una masnada di mercenari tedeschi, vive da protagonista i conflitti della sua epoca, che si espanderanno verso Oriente, alle porte di Costantinopoli.

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