Mese Storico Viaggio nella storia

Mese Storico: la Congiura dei Fieschi nel 1547

Articolo a cura di Roberto Orsi

Continua il nostro excursus su alcune delle Congiure più importanti e sanguinose della Storia. Tra le tante vicende raccontate non poteva mancare la mia città, Genova, e una delle famiglie più importanti che l’hanno governata: i Fieschi.

Gli antefatti politici

Gennaio 1547 fu un mese tragico per la Serenissima Repubblica di Genova che nello scontro per il predominio della città marinara vedeva coinvolti il filospagnolo Andrea Doria e Gian Luigi Fieschi, alleato invece del re di Francia.

Stemma della famiglia Doria

Andrea Doria, nato a Oneglia il 30 novembre 1466, uomo scaltro e potente, diventò ammiraglio della Repubblica nel 1512 e nel 1528 riuscì a firmare con Carlo V un’alleanza militare e finanziaria: il condottiero genovese si impegnava a mettere la propria flotta al completo servizio dell’imperatore e in cambio otteneva un ricchissimo compenso annuo per l’uso delle navi nonché la piena libertà di commercio per la città di Genova.

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Andrea Doria

Carlo V era da sempre molto impegnato tra una guerra e l’altra, con un dispendio economico molto importante. In America, lo spagnolo Francisco Pizarro aveva trovato miniere d’oro e d’argento che le aziende imperiali fondevano in lingotti. I galeoni spagnoli li trasportavano attraverso l’Atlantico e li scaricavano a Siviglia, dove erano trasformati in monete.

I rischi delle traversate erano molto alti a causa delle tempeste e dei pirati che potevano attaccare le navi cariche di oro e argento: era quindi necessario imbarcare armi e assoldare mercenari che dovevano essere pagati regolarmente. Andrea Doria si occupò di anticipare il denaro, con interessi molto alti, ricevendo in garanzia i lingotti stessi che viaggiavano per mare. Quando questi non bastavano, l’imperatore cedeva rendite, entrate fiscali e feudi nell’Italia meridionale.
Genova, grazie ad Andrea Doria, divenne il cuore finanziario dell’Impero.

Stemma dei Fieschi

I Fieschi furono un’altra tra le più importanti famiglie genovesi, insieme ai Doria, i Grimaldi e gli Spinola. Conti di Lavagna, fondarono le loro ricchezze non solo sull’attività mercantile e finanziaria, ma anche attraverso il controllo delle strade lungo gli itinerari commerciali che collegavano la Riviera ligure con i territori dell’Emilia e della pianura Padana. 

La famiglia dei Doria e quella dei Fieschi si trovavano all’epoca in affari. Andrea Doria, esponente della vecchia nobiltà, convinse l’amico Sinibaldo Fieschi, padre di Gian Luigi, a fornire prestiti alla città di Genova, da reinvestire nelle imprese di Carlo V, in cambio di onorificenze e incarichi prestigiosi.

Sinibaldo si fece anche convincere a cedere molti dei suoi possedimenti, tra cui quelli di Porta d’Archi, da dove transitavano le merci, dietro un compenso di 4000 lire annue e all’esenzione, per lui ed i suoi eredi, dalle gabelle. L’investimento non si rivelò per nulla conveniente, le spese superarono le entrate e alla prematura morte di Sinibaldo, la famiglia versava in gravi difficoltà economiche. La moglie Maria Della Rovere dovette pertanto abbandonare la costosa vita nel palazzo in Via Lata a Genova e trasferirsi con i figli nel feudo di famiglia di Montoggio.

Gian Luigi Fieschi

Gian Luigi crebbe quindi covando un profondo odio verso Andrea Doria e Giannettino, un cugino di Andrea, che vedeva godere di una vita sempre più agiata anche grazie alla generosità del padre defunto.

Gian Luigi giunto alla maggiore età nel 1543 sposò  Eleonora Cybo dei marchesi di Massa e tornò a Genova per rivendicare i suoi diritti e per riportare la sua famiglia ai fasti del passato. Si vide, però, trattare con disprezzo e superbia dalla famiglia Doria e il suo odio verso Giannettino aumentò sempre di più. A colmare la misura pare siano stati anche i tentativi di seduzione che il Giannettino ebbe verso la di lui moglie Eleonora.

La situazione a Genova era molto critica Andrea Doria aveva legato le sorti di Genova alle fortune spagnole, scatenando il malcontento sia dei francesi (che lo consideravano un traditore) che dello Stato Pontificio (alleato dei transalpini). In città, infatti, la fazione della nobiltà nuova, volta ad una politica più mercantile e vicina alla Francia, rimproverava a quella vecchia, filospagnola capitanata dai Doria, l’immobilismo finanziario.

Gli attacchi contro i Doria

In un contesto molto teso e complicato la famiglia Doria subì tre attacchi diretti: il primo per mano di un prete dal nome Valerio Zuccarello, che venne immediatamente smascherato e decapitato con un colpo di spada. Il secondo a opera dei fratelli Fregoso che si fecero prestare 12 mila fanti dal re di Francia per invadere Genova, ma la città non collaborò e il tentativo di assedio fallì. Il terzo su intenzione delle famiglie Lasagna e Adorno che complottarono contro i Doria. Per comunicare tra loro i capi famiglia si servirono di un frate, tal Badalaccio, che cadde in un controllo da parte della polizia del senato, gli vennero trovate delle lettere che parlavano di congiure. Arrestato e torturato fece i nomi dei mandanti e la congiura fallì.

Gian Luigi Fieschi ottenuta l’approvazione di Francesco I re di Francia radunò a sé nobili e oppositori dei Doria. Oltre ai fratelli CornelioGerolamo e Ottobuono Fieschi, trovò appoggio nel Duca di Piacenza Pierluigi Farnese, figlio di papa Paolo III. Il Pontefice volendo mantenere un’apparente neutralità si limitò ad inviare quattro galee ai Fieschi.

Tra i molti congiurati vi fu anche Gian Battista Verrina, l’unico popolano presente alla congiura, mosso dall’odio verso i Doria.

Da giorni si era sparsa la voce nelle corte Europee di una possibile congiura a Genova contro i Doria; Carlo V, avvertito dai Gonzaga di Milano attraverso il suo ambasciatore, avvertì Andrea Doria ma questi minimizzò il fatto, attento e pronto a soffocare ogni dissenso, per paura di eccessive intromissioni spagnole. Andrea non credeva che Gian Luigi, figlio di Sinibaldo che era stato suo antico amico ed alleato, potesse ordire tale tradimento.

La congiura dei Fieschi | arte

La Congiura dei Fieschi                      

Nella notte tra il 2 e 3 Gennaio 1547 i congiurati dettero inizio al loro piano, Gian Luigi Fieschi riuscì a far entrare dalle porte della città le sue milizie, composte sia da uomini del Farnese sia da contadini dei suoi feudi, che occuparono i principali punti strategici e le porte di accesso alla città. Allo sparo stabilito di un cannone i congiurati avrebbero dovuto impossessarsi delle porte della città, catturare le galee dei  Doria e liberare gli schiavi musulmani in cambio di collaborazione alla congiura. Intanto, Giannettino Doria svegliato e insospettito dai clamori e dagli spari provenienti dal porto si avventurò per la città senza scorta verso la porta di san Tommaso ma venne riconosciuto e ucciso da Ottaviano Fieschi e dai rivoltosi.

I congiurati presero d’assalto le navi dei Doria, liberando gli schiavi musulmani e sperando in una loro insurrezione, ma tutti i trecento schiavi fuggirono a bordo di una galea, diventando successivamente dei pericolosi e potenti pirati del Mediterraneo.

La congiura dei Fieschi il 2 gennaio 1547 - NewsGo

La morte di Gian Luigi Fieschi

Gian Luigi Fieschi giunse in porto per cercare di convincere gli schiavi ad aderire alla congiura in cambio della libertà, ma passando da una galea all’altra cadde nella darsena dal ponte di legno che univa le due galee e annegò in pochi metri d’acqua trascinato dalla sua pesante armatura.

Andrea Doria informato della congiura in atto riuscì a fuggire e a rifugiarsi a Masone, ospite della famiglia Spinola.

Dopo la scoperta della morte di Gian Luigi, i rivoltosi, rimasti senza una guida e fallito il tentativo di far insorgere la città si rifugiarono nel palazzo di Via Lata. Tutti coloro che, sotto la sua ombra, avevano sperato di trarre vantaggi si diedero alla fuga. Il Senato trattò con i congiurati e i fratelli Fieschi, promettendo loro l’impunità a patto che lasciassero immediatamente la città. Il fratello di Gian Luigi, Gerolamo insieme ad altri congiurati si rifugiò nel castello di Montoggio con circa 200 uomini, mentre gli altri fratelli Ottobono, Cornelio e Scipione si imbarcarono per raggiungere Marsiglia.

Il vincitore fu spietato con i vinti, addolorato per la perdita dell’erede designato, Andrea Doria rientrato a Genova mise in atto un’atroce ed implacabile vendetta. Convocò il senato e lo costrinse a revocare il provvedimento di indulto nei confronti dei congiurati, e ordinò che tutti i Fieschi e i loro seguaci venissero uccisi. Il corpo di Gian Luigi venne ripescato dal mare e lasciato per due mesi appeso in darsena a decomporsi e poi fu rigettato in mare per impedire che venissero celebrati i funerali.

Nella prima metà di giugno il castello di Montoggio cadde nelle mani delle truppe genovesi guidate da Agostino Spinola, Gerolamo e altri congiurati vennero giustiziati dopo un sommario processo e il castello raso al suolo.

Tutti i Fieschi furono uccisi per ordine di Andrea Doria; il Palazzo di via Lata raso al suolo, i feudi della famiglia Fieschi, che aveva dato ben due papi e decine di cardinali e di vescovi, furono spartiti tra i Doria, gli Spagnoli e il Ducato di Milano, il re di Francia e i Farnese. A Genova non se ne poté più pronunciare il nome.

Ruderi del Castello dei Fieschi a Montoggio (GE)

Per salvaguardare il proprio potere e riacquistare il prestigio perso nei confronti degli Spagnoli, che forti di questa congiura volevano instaurare a Genova un dominio diretto, Andrea Doria varò una nuova riforma costituzionale, nota con il nome di “Garibetto”. L’obiettivo era di ridimensionare il ruolo politico dei “nuovi nobili”, ritenuti troppo inclini alle congiure, a favore dei “vecchi nobili”.

Andrea Doria morì il 25 novembre 1560. Non avendo avuto figli, i suoi beni vennero ereditati da GianAndrea, figlio del nipote Giannettino Doria, morto durante la congiura.

Prima di chiudere l’articolo, vi lascio anche un suggerimento di lettura su questo avvenimento sanguinoso.

Scorre molto sangue la notte del 2 gennaio 1547 quando, nel totale fallimento della congiura dei Fieschi, la morte stronca la giovinezza di Giannettino Doria e quella di Gian Luigi, l’erede della nobile famiglia che l’ha promossa. Sarà inesorabile Andrea Doria, il vecchio guerriero d’antica stirpe genovese, che dal 1528 è il Capitano generale della flotta imperiale nel Mediterraneo e nell’Adriatico. E inesorabili saranno l’Impero e la Repubblica verso chi si è reso colpevole del reato di tradimento contro il suo signore e contro la sua patria.
Si inscrive nel nome dei Doria e dei Fieschi e si compie sul palcoscenico genovese l’atto che, incidendo profondamente nel cuore del grande scontro tra l’Impero spagnolo e la Corona francese, diventerà fin da subito un evento memorabile.

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