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Nemesi. Roma non dimentica – Riccardo Sciuto

Recensione a cura di Raffaelina Di Palma

Che cosa si cela dietro il mistero incorruttibile, inestricabile, indissolubile che i romanzi storici ci ispirano?

La passione, senza alcun dubbio. La memoria tiene vivo il fuoco del ricordo attendendo l’alba della giustizia, della verità, esalta il vivo desiderio degli storici i quali disegnano nuovi contorni, ma senza cambiare le traiettorie della Storia: districandosi tra le mille pieghe dei secoli, con episodi e date realmente avvenuti, riescono a fondere realtà e finzione regalandoci quell’attesa, quella suspense, che ci coinvolge nella lettura e alla fine ci lascia con la consapevolezza di aver ampliato e approfondito le nostre conoscenze.

Sono le sensazioni che ho avuto iniziando la lettura del romanzo, Nemesi, di Riccardo Sciuto.

E così entriamo nel profondo dei rapporti umani che legano i personaggi gli uni agli altri: e dove la storia non arriva ecco che il potere della finzione permette all’autore di lasciarsi andare, con garbo, mai invadente, a ipotizzare un finale sempre, comunque, inaspettato.

La storia di Nemesi inizia dagli ultimi anni di vita di Augusto al quale successe Tiberio.

La dinastia Giulio-Claudia (14 d.C.- 68 d.C.) - Órganon

Roma, 14 d. C.

Mentre faceva anticamera, nell’attesa di essere condotto alla presenza di Augusto, Germanico, riflette su come fossero diventate sempre più rare le convocazioni ad un’udienza privata davanti all’imperatore. Era dovuto rientrare a Roma in tutta fretta, allontanandosi dalla Gallia dove stava attendendo al censimento e, seguendo le istruzioni impartitegli, non aveva comunicato a nessuno le ragioni della sua improvvisa partenza.

La riservatezza del colloquio era tale che a nessun altro, oltre a Germanico e lo stesso Augusto era consentito assistere.

Non è la temperatura esterna che mi obbliga a coprirmi, ma la morte, che ogni giorno mi stringe un po’ di più. Fra non molto, il suo gelido abbraccio avrà la meglio e mi condurrà nel luogo dove mi hanno indistintamente preceduto i più grandi eroi e condottieri di Roma, malgrado le loro fulgide imprese e i più disgraziati tra gli schiavi, a liberazione dalle loro sofferenze.

Augusto era consapevole che stava per intraprendere l’estremo, conclusivo viaggio. Vedere un uomo che un tempo aveva combattuto con coraggio contro acerrimi nemici e affrontare un freddo gelido che non lo lasciava mai, rendeva triste Germanico.

Un destino tragico e cinico ha accomunato in una morte prematura molti dei possibili pretendenti al soglio imperiale, che io avevo innalzato ad importanti cariche per prepararli ad ancora più prestigiosi compiti e rafforzare la mia signoria su Roma.

La sconfitta di Teutoburgo, quella tragica battaglia, si è rivelata un infausto evento che ha dato la stura a una sequela di eventi negativi, lasciando una profonda ferita nell’animo di Augusto. 

Il labile filo dei ricordi lo porta oltre i limiti della stanza. Racconta, ma più a se stesso che a Germanico.

“La passione per Livia mi aveva accecato al punto da portarmi a calpestare tutti quei valori morali della Roma Antica che intendevo far rivivere”.

In Nemesi si ripercorre un momento critico di fondamentale importanza: l’inizio di un periodo della storia di Roma che si annoda con la complessa vicenda della famiglia imperiale, della dinastia Giulio-Claudia, a cui apparteneva Augusto, fondatore dell’impero.

Un lungo periodo reso grande proprio dalla fama di Augusto e dalle sue indomabili legioni, ma oscurato da una disfatta tumultuosa, quella toccata a Quintilio Varo nella selva di Teutoburgo che arrestò in modo drastico l’espansione imperiale in Occidente, vanificando il sogno di trasformare la Germania in provincia imperiale e stabilire il confine sul Reno.

È una storia fitta di tradimenti, di raggiri, di sete di potere, che trascina in un violento vortice anche gli affetti famigliari più forti, (Livilla che trama contro il fratello Germanico), al cui centro c’è un imperatore come Tiberio Augusto, il quale viene descritto come una persona con un carattere instabile e irascibile, molto suggestionabile: bramoso e sospettoso di quanti, a suo parere, provano a offuscare la sua gloria e il suo potere.

Un personaggio suscettibile alla calunnia che, nel caso specifico, la nuora Livilla e il suo amante, il vanaglorioso prefetto del pretorio, Lucio Ennio Seiano, congiurano per compromettere con calunnie e insinuazioni la posizione  morale dell’erede designato al trono, Giulio Cesare Germanico.

Ma la storia di Nemesi è anche la storia dello stesso Germanico, valoroso generale, caratterizzato da nobili interessi e da un coraggioso altruismo che voleva riscattare la grave sconfitta di Teutoburgo e pur se incoraggiato  dalle sue legioni rifiuta di assumere il comando che avrebbero  indebolito Tiberio; il suo istinto le reputa incaute conclusioni e resta fedele al suo imperatore tanto da acconsentire di fermare l’avanzata in Germania.

Germanico, nel romanzo è l’eroe positivo, un uomo puro, capace di perdonare e soprattutto, di soffocare le sue legittime ambizioni in nome dell’interesse superiore dell’impero: per lui vale come regola, costi quel che costi, il detto: “salus Romae suprema lex esto.”

“Il bene del popolo sia la legge suprema.”

Le parole sono di fondamentale importanza, ma non sempre è facile trovare quelle giuste per descrivere le sofferenze, il coraggio, le viltà e le vendette dei protagonisti. In Nemesi ho trovato il “filo” conduttore che lo scrittore, Riccardo Sciuto, ha dipanato con maestria, accompagnando il lettore tra un personaggio e l’altro che, da protagonisti, si stagliano nella storia, quali Germanico, Thusnelda, Arminio, Agrippina, Seiano e Livilla: con le loro gesta danno vita a una grande raffigurazione dove, passioni e odi, si intrecciano all’ordito della Storia, a eroiche battaglie e a oscuri accordi.

Un intreccio complicato, un dedalo difficilmente penetrabile: una storia che si evolve pagina dopo pagina, in una certosina ricerca delle fonti; con personaggi ben cesellati che si affiancano e si contrappongono tra di loro.

L’autore mette in risalto la forza espressiva e il carattere dei personaggi tra cui Germanico e Thusnelda, prigioniera protetta dai favori del condottiero romano: tra i due nasce un dialogo che, iniziato con forti toni di sfida, poi, incontro dopo incontro, sfocia in un sentimento vero e profondo.

Passavano ore ed ore a raccontarsi l’un l’altro i mondi contrapposti in cui vivevano i Romani e i Germani: una storia d’amore tenera e commovente che nasce tra due persone diverse tra loro per  tradizioni e culture differenti.

Un impero che ha lasciato un’impronta culturale profondissima i cui segni sono ancora vivi in molti stati del mondo: nella Lingua, nel Diritto e nelle Opere di ingegneria civile.

La Storia dell’Impero Romano è certamente affascinante e ha segnato profondamente, soprattutto, la cultura occidentale al punto che, nonostante siano trascorsi diversi secoli da quel fatidico 476 d. C. che ne ha segnato simbolicamente la fine, ha continuato in modo evidente, quasi inconscio, a mitizzarne il culto. Proprio la complessità di quella storia, unitamente insieme alla sua lunga durata,   ha fatto innamorare i più grandi letterati e artisti che, nel tempo, ne hanno decantato  e esaltato la fama immortale. 

La prefazione del Prof. Giorgio Franchetti è un valore aggiunto al romanzo.

Editore ‏ : ‎ Edizioni Efesto (7 giugno 2021)
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Copertina flessibile ‏ : ‎ 296 pagine
ISBN-10 ‏ : ‎ 8833812677
ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8833812670
Link d’acquisto cartaceo: Nemesi. Roma non dimentica

Trama

Roma, 14 d. C. Tiberio succede ad Augusto nella guida dell’impero e il suo erede designato, Germanico, riceve pieni poteri per condurre la guerra in Germania e vendicare la strage di Varo. Grandi personaggi, maschili e femminili, quali Germanico, Thusnelda, Arminio, Agrippina, Seiano e Livilla, danno vita ad un grande affresco, dove amori e odi si intrecciano a grandi battaglie e tenebrosi intrighi…

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