Narrativa recensioni

Le magnifiche invenzioni – Mara Fortuna

Recensione a cura di Roberto Orsi

Per studiare la vita devi studiare il movimento.

Gli anni a cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 diedero una spinta poderosa alla ricerca scientifica e al progresso tecnologico del nostro pianeta. Sono gli anni che più di tutti avvicinarono l’uomo a un mondo che conosciamo ancora oggi.

Tra le tante innovazioni ricordiamo l’invenzione del semaforo (1868), viene brevettato il telefono (1876), la prima automobile con motore a combustione interna (1885), la prima rudimentale lavastoviglie (1886), il radar e le prime lenti a contatto (1887). L’elenco non sarebbe nemmeno finito: tantissimi oggetti ancora oggi di uso comune videro la luce nella seconda metà del XIX secolo traghettando l’Europa verso una nuova rivoluzione industriale.

Le pagine de “Le magnifiche invenzioni” si aprono sulla città di Napoli nel 1888. Una città del sud Italia che ancora risente della recente unione del paese; la spedizione di Garibaldi è avvenuta nemmeno trent’anni prima e il passaggio dai Borboni ai Savoia ancora non è digerito del tutto. L’epidemia di colera appena conclusa ha fatto il resto. Non è una Napoli splendente quella che Mara Fortuna disegna con la sua penna d’autrice. Gaetano e Tunino sono due fratelli che vivono nel quartiere del Cavone.

Osservavano la folla della strada come fosse il loro teatro della guarattelle: i cantanti di posteggia, l’arrotino, l’impagliasegge che passava col carretto, il saponaro e, soprattutto, gli scugnizzi.

Nella città dei mestieri più strani e dimenticati, di suoni e odori inconfondibili, di tradizione e folclore unici al mondo, i due fratelli conducono una vita non semplice. Tunino “fatica” nella puteca di Don Salvatore il ferraro, ma sogna di diventare inventore, ossessionato dal volo degli uccelli; Gaetano ama il ballo e il teatro ed è impegnato nella rappresentazione presso il  San Carlo dell’opera “Coppélia” la cui coreografia originale si deve ad Arthur Saint-Léon su musica composta da Léo Delibes.

Essere ballerino di teatro in quegli anni complica la vita di Gaetano, che per tutti gli scugnizzi del quartiere è “o’ femminiello”.

L’incontro con l’inventore francese Étienne Jules Marey dà il via a una serie di vicende che stravolgono la vita dei due fratelli napoletani. Marey è passato alla storia per il suo studio del movimento e l’invenzione di nuove tecnologie, strumenti e tecniche per la registrazione dello stesso. Viene considerato da tutti un precursore della cinematografia.

La fotografia fermava l’attimo: le immagini coglievano atteggiamenti, posture, forme che l’occhio non vedeva. Ma la vita, cioè il movimento della vita, ne era sempre esclusa

Le invenzioni che accompagnano la narrazione hanno dell’incredibile per gli uomini del tempo: il suo fucile fotografico, dall’apparenza minacciosa, è uno strumento che può scattare foto “a raffica” grazie alla sua velocità di esecuzione e impressione. E ancora, Marey fu l’ideatore di strumenti quali lo sfigmografo, lo pneumografo, il cardiografo e il cronofotografo che permetteva di fissare fotograficamente le varie fasi di un movimento a scopo di studio.

Lo stupore di Gaetano e Tunino di fronte al funzionamento di certi strumenti è anche quello del lettore. Le dimostrazioni di grande conoscenza tecnica e scientifica che permettono di apprezzare gli studi di illustri personaggi come Marey, si susseguono nella lettura del romanzo. I due fratelli napoletani sono assorbiti in un vortice che li porta a conoscere nuovi personaggi di rilievo, anche dal respiro internazionale, per poi essere catapultati nella meravigliosa Parigi che si fa bella per l’Esposizione Universale del 1889, quella che vide l’inaugurazione della Tour Eiffel.

Il romanzo è un viaggio tra Napoli e Parigi, in un continuo alternarsi di alti e bassi nella vita dei diversi personaggi che lo costellano: oltre ai due fratelli e all’inventore Marey, il lettore incontra Philippe, anarchico anticonformista dalle idee liberali, maestro di piano della figlia di Etienne, Francesca; Marie, l’amante di Étienne, donna problematica dai segreti inconfessabili; Guillame coreografo del teatro di Parigi dove Gaetano ha un’esperienza di lavoro proprio nei mesi dell’Esposizione Universale; Apollonia, governante nella casa estiva napoletana di Étienne Marey.

Le vite dei personaggi si intrecciano in un romanzo corale che non ha un vero e proprio protagonista. È il periodo storico a giocare il ruolo più importante, l’insofferenza data dalla situazione instabile a livello sociopolitico ed economico. La ricerca del proprio posto nel mondo, sentirsi realizzati in un modo o nell’altro. Sono tanti i temi sociali affrontati dall’autrice: l’omosessualità e la capacità di accettare le proprie pulsioni, la tenacia nel perseguire un obiettivo, affrontare le difficoltà e le batoste che giungono inaspettate, rialzarsi e riprendere il volo.

Il ciclo della vita con l’impatto positivo e dirompente del futuro e del progresso che, come un circolo virtuoso, spinge i protagonisti, ognuno nel suo campo, a fare meglio e di più. Voli reali e voli visionari, salite e discese di esistenze che si incontrano su un sentiero non sempre facile da percorrere.

Lo stile di scrittura è fluido, asciutto e scorrevole. Tantissimi i termini in dialetto napoletano utilizzati dai personaggi popolari come Gaetano, Tunino e Apollonia; così come quelli in lingua francese che in alcuni passaggi risultano più ostici e per i quali sarebbe stato preferibile avere la traduzione a margine.

Il romanzo raccoglie le voci dei personaggi e le restituisce in un contesto narrativo di fermento culturale e scientifico. La storia nella seconda parte perde un po’ di unità e si sfalda nel racconto delle vicende dei vari personaggi, lasciando sotto certi aspetti un senso di inconcluso come se ci si aspettasse di collegare tutti i pezzi del mosaico senza riuscire a farlo completamente. Nel complesso, però, è un romanzo godibile che affronta tanti temi diversi e stimolanti, in un mondo di luci e ombre, di ambizione e successo, di diversità e inclusione.

Editore: ‎ Giunti Editore (7 aprile 2021)
Copertina rigida: ‎ 396 pagin
ISBN-10: ‎ 8809885732
ISBN-13: ‎ 978-8809885738
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Trama
Napoli, 1888. Da poco in città si è spenta l’eco del colera, ma il senso di precarietà continua a scorrere invisibile nelle vene dei suoi abitanti. È così anche per Gaetano e Tunino, due giovani fratelli che vivono nel quartiere del Cavone, dove tutto puzza di miseria e anche il sole, quando ci arriva, non riesce a portare allegria. Gaetano, una promessa del balletto, è chiamato ‘o ciucciariello dai suoi compagni perché è stato per anni lo sguattero del teatro, mentre Tunino, apprendista fabbro, è tormentato dagli scugnizzi di strada, che lo chiamano ‘o frate d’o femminiello, ma sogna di diventare un inventore.
Quando incontrano Étienne Jules Marey, scienziato francese e ideatore di un nuovo straordinario apparecchio fotografico, intravedono una possibilità di cambiamento. Con i loro nuovi amici, la rossa Apollonia, una cameriera dallo spirito libero e creativo, e Philippe, musicista anarchico, tentano di costruirsi una vita diversa, ciascuno spinto da una propria forza visionaria, che li porterà fino a Parigi per la grande Esposizione Universale. In una sequenza di cadute e risalite, tra esperimenti di volo, la passione per la coreografia, l’invenzione del cinema e la ricerca dell’amore, le loro storie si intrecciano e si scontrano. Sempre al limite, tra il desiderio e la paura di rompere le regole. Con dolore Gaetano scoprirà che Marey, innovatore e intraprendente nella vita professionale, è rigidamente conformista nel privato. E qualcuno tra loro dovrà pagare un prezzo molto alto per aver osato deviare dalla norma…

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