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L’intrigo Spallanzani – Paolo Mazzarello

Recensione a cura di Raffaelina Di Palma

Al rompere dell’alba del giorno 31 ottobre, alla distanza di 16 miglia circa, si cominciò a vedere in barlume Costantinopoli. L’abate Lazzaro Spallanzani pensò che difficilmente, per il resto dei suoi giorni, avrebbe potuto vedere un altro luogo altrettanto sorprendente e spettacolare.
Ma sapeva anche che all’interno, la città, a causa del degrado, deludeva i visitatori.

Si apre così il saggio di Paolo Mazzarello che racconta l’arrivo a Costantinopoli del naturalista Lazzaro Spallanzani.

Il mitico Spallanzani, il mago della sperimentazione: era già un affermato docente di storia naturale all’Università di Pavia quando, nel 1785, iniziò il lungo viaggio esplorativo nelle regioni dell’impero ottomano.

Questo viaggio favorì gli studi del naturalista italiano che lo portò a conoscere mondi e città distanti, per certi versi oscuri e segreti: una natura completamente sconosciuta al mondo occidentale. Per lui, questo viaggio, fu qualcosa di più di una pura occasione per immergersi in quella natura così particolare; diventò una sorta di investigatore e usò la ricerca come mezzo di indagine: i suoi numerosi appunti diventarono un’opera scientifica da inserire a tutto tondo nella realtà.

La partenza di Spallanzani per Costantinopoli era vista da alcuni colleghi e dai subalterni con malanimo e invidia, per il favore concesso dalle autorità che lo avevano sollevato dalle incombenze accademiche mantenendogli lo stipendio, ma era anche possibile vederla come l’opportunità di scalzare i rapporti di forza nell’Università e nel controllo del Museo.

Insieme alle ricerche sull’ambiente naturale studiò gli usi e costumi di quelle popolazioni: acquisendo una profonda alchimia misteriosa che mette insieme splendori e fatiscenze delle città che incuriosisce e invita alla partecipazione, alla vita intellettuale che ruota intorno alle ambasciate occidentali.

Il ‘700 fu definito secolo dei lumi. In questo periodo gli ideali umani mutano: la ragione prevale sul sentimento. In tutti i settori della scienza e della letteratura si avverte il bisogno di sperimentare la realtà.

Spallanzani fu l’antesignano, una guida di quel periodo. Non era il classico professore sedentario che studiava i fenomeni naturali soltanto teoricamente; con l’impeto di una mente avida di sapere, fece innumerevoli osservazioni di biologia marina, geologia e ornitologia.
Il grande naturalista italiano, vissuto nel 18° secolo si distinse per le sue straordinarie abilità che lo portarono a compiere numerosi esperimenti sul campo: diventò, in poco tempo, uno scienziato valutato e famoso in tutta Europa. La curiosità crea talento.

Spallanzani intanto continuava le sue esplorazioni scientifiche e con opportuni strumenti che si era fatto costruire a Pavia pescava dal mare diverse << naturali produzioni >>.
L’enorme distesa d’acqua, fonte inesauribile di forme viventi, lo riempiva d’entusiasmo, e questo viaggio in Oriente aveva anche lo scopo di fornire nuovi elementi per la Storia fisica del mare che tanto desiderava comporre.

Voltaire considerava Spallanzani “le meilleur observateur de l’Europe”. (Il più grande osservatore scientifico d’Europa)

Il 18° secolo è stato il secolo dell’Illuminismo, dell’Encyclopédie (1751) e della Rivoluzione francese che vide l’affermarsi della scienza in tutto il mondo.

Spallanzani fu tra i primi, se non il primo, a studiare i minerali, i vulcani, le piante, si occupò delle funzioni digestive, respiratorie e riproduttive: in quest’ultimo settore anticipò i tempi effettuando in laboratorio la fecondazione artificiale negli anfibi e nei mammiferi; esso è considerato il padre scientifico della fecondazione artificiale.

Completamente ignaro della bufera che stava per abbattersi sulla sua testa, Spallanzani aveva continuato la sua infaticabile e appassionata esplorazione naturalistica lungo il Bosforo Tracio.

Il suo sguardo esperto andava oltre il “grande libro della natura”.

Al ritorno a Pavia dovette affrontare l’infamante accusa di aver rubato dei reperti naturalistici dal museo dell’Università.

Un particolare livore nei confronti di Spallanzani era  nell’animo del chimico e botanico Giovanni Antonio Scopoli che, del resto, veniva ricambiato con un disprezzo  ancora più  grande.

Uno scienziato, un prete, che spesso superò quei confini fragilissimi della scienza, inseguendo quegli strani fenomeni, unici e fugaci, attraverso i quali si amalgamano bellezza e mistero che la natura intreccia senza mai svelare completamente la sua malia.

Spallanzani attraversò lentamente la sala vuota, i suoi passi risonavano cupi, mentre la sua figura nel gioco delle ombre e delle luci tremolanti aveva un aspetto orribilmente spettrale.

La figura perversa dello scienziato di “provenienza italiana” del racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann,  Der Sandmann,  (L’uomo della sabbia) porta la data del novembre 1815.

Nathanael, il protagonista, sotto lo sguardo compiaciuto e beffardo di Spallanzani, si innamora  del fantoccio meccanico, rimanendo stregato dal sortilegio ambiguo di questo morto vivente, salvo poi scoprirne, inorridito, la vera natura.

Il suo alter ego reale, Lazzaro Spallanzani, riporta in vita i rotiferi e i tardigradi, animali pseudocelomati microscopici che, una volta essiccati, riprendono vita se reidratati.
Mozzò la testa alle lumache per studiarne il riprodursi: sperimentò il volo dei pipistrelli accecati intuendo l’esistenza di “un sesto senso?”

Questi esperimenti fecero scalpore negli ambienti culturali europei che gettarono una luce ambigua su questo prete originale, tormentato, aspro, che nonostante tutto affrontò e dimostrò  sperimentalmente l’inseminazione artificiale in un mammifero. Spesso arrivò agli estremi limiti della filosofia scientifica  e forse, il racconto di Hoffmann, contribuì a farne un caso letterario, incerto e  preoccupante di furbizia in cui dominano le leggi più evasive dell’universo.

Ma come imporre l’oblio dopo che in tutte le accademie d’Europa se n’era parlato per mesi e mesi? Spallanzani non poteva certamente accontentarsi della dichiarazione che lo scagionava se questa non si fosse diffusa in ogni angolo della Repubblica delle lettere, facendo conoscere a tutti la sua innocenza.

Paolo Mazzarello, ne “L’intrigo Spallanzani” ci guida in un singolare viaggio; ci fa immergere nell’erudizione di una Italia settecentesca tra sfide scientifiche e “congiure di palazzo”.
È un saggio, un ordito, che l’autore con stile narrativo rende scorrevole come un’avventura memorabile: facendolo sorvolare da quell’alone di libertà senza il quale, la scienza, non potrebbe progredire.

Trama
Il leggendario mago della sperimentazione, Lazzaro Spallanzani, era un affermato professore di storia naturale a Pavia quando nel 1785 decise di compiere una lunga esplorazione nei territori dell’impero ottomano. Durante l’avventuroso viaggio fece notevoli osservazioni di biologia marina, geologia e ornitologia. Con il fervore di una mente insaziabile, annotò gli usi delle popolazioni locali e l’amalgama di splendore e fatiscenza delle città, partecipando alla vivace vita culturale che ruotava attorno alle ambasciate occidentali. Quando fece ritorno a Pavia, venne investito dall’accusa infamante di aver rubato degli esemplari naturalistici dal museo dell’Università. Alla base di questo complotto vi erano invidie e rivalità accademiche, non così distanti da quelle odierne, ma anche forti contrapposizioni ideologiche. Caduta ogni accusa, la vicenda si concluse con la vendetta dello scienziato ai danni del suo principale detrattore, Giovanni Antonio Scopoli: una rivincita che, tramite reperti finti e sagaci libretti pseudonimi, presentava la stessa precisione e verve creativa delle sue indagini scientifiche. Gli intrighi dei celebri accademici divennero famosi anche all’estero e – come svelano alcuni recenti ritrovamenti documentali – si spinsero fino all’entourage di un anziano Carlo Goldoni. Paolo Mazzarello allestisce una formidabile impalcatura di fonti, restituendo con uno stile garbato e ironico l’esuberante atmosfera del secolo dei Lumi. Un viaggio nella cultura scientifica dell’Italia del Settecento fra sfide della scienza e congiure di potere.

Editore: Bollati Boringhieri (10 giugno 2021)
Copertina flessibile: ‎352 pagine
ISBN-10: ‎8833936724
ISBN-13: ‎978-8833936727
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