Narrativa recensioni

Civitas invicta – Vito Tricarico

Recensione a cura di Maria Marques

Noi siamo i prodi di Ercole, siamo figli dell’eroe il cui culto fu diffuso dagli antichi greci. Il nostro stemma lo raffigura quasi a perpetuare lo spirito battagliero e coraggioso dell’eroe e a infonderlo nei suoi abitanti, gli antichi palionenses.

Gli abitanti di Palo del Colle e di Bitonto, sanno che è solo questione di tempo e a breve le loro cittadine saranno travolte dalla guerra in corso nel Regno di Napoli. Non hanno bisogno di eroi, lo sono tutti, perché tra loro non ci sono re e principi ma semplici cittadini. Quello di cui hanno bisogno è riandare al passato e ricordare che comunità non è solo un agglomerato di abitazioni e le persone che vi vivono, ma anche la storia che hanno in comune e che risale addirittura a un passato mitico da ricordare con orgoglio.

Per spiegare il tessuto storico cui si appoggia il romanzo, è necessario fare una piccola digressione. Nel 1345 morì, in seguito a una congiura, cui forse non fu estranea la moglie, Giovanna regina di Napoli, Andrea d’Ungheria.
Luigi I di Ungheria, allora, invase il regno di Napoli con il pretesto di vendicare la morte del fratello mentre la regina abbandonava il dominio con il nuovo marito, Luigi d’Angiò principe di Taranto. Il conflitto fra le due parti divampò e terminò solo nel 1350, con la vittoria di Giovanna.

Nel 1349, anno in cui si svolgono gli eventi narrati nel romanzo, la regina Giovanna era riuscita a riconquistare, grazie ai suoi baroni, il Maschio Angioino, ma in Puglia le truppe ungheresi guidate dal fratello del re, Stefano, resistevano. A contrastare gli ungheresi, furono inviate milizie mercenarie al soldo di Giovanni Pipino palatino di Altamura.

Gli abitanti delle due cittadine, Bitonto e Palo del Colle, seppur divise politicamente, poiché legate a feudatari di opposte fazioni, sono osservati proprio nel momento di attesa dell’inevitabile avvicinarsi del conflitto, quando grazie alla lungimiranza dei loro comandanti si tenta di organizzare non solo una difesa militare ma anche di approntarne una contro un nemico molto più subdolo che sta mietendo vittime in tutta l’Europa: la peste.

I protagonisti del romanzo, nonostante l’introduzione storica premessa, non sono tuttavia i sovrani e i condottieri, i cui nomi ricorrono ovviamente nel racconto, ma gli abitanti delle cittadine, in particolare i giovani.

Si trattava di insegnare ai giovani a saper cavalcare e renderli abili nell’uso delle spade, di archi e balestre, per essere preparati nel caso in cui l’Universitas si trovasse costretta a difendersi o a scendere in guerra.

Non solo uomini ma anche le donne, perché: ”Se l’Universitas ha bisogno di braccia per la sua difesa, ci sono anche le braccia di noi donne e la passione e la determinazione che sappiamo mettere nei nostri comportamenti”.

Nella ricerca di costruire un’identità per questa nuova schiera di difensori, per dar maggior vigore alla determinazione  mostrata da tutti, qualcuno fa appello ai miti greci, a quell’Ercole, di cui tutti conoscevano le gesta raccontate dai menestrelli non solo nelle dimore abbienti ma anche nella fiera di San Leone. Ed è da questi racconti popolari, messi in scena in piazza, che nasce un sentimento comune di appartenenza che travalica non solo le singole persone ma anche le stesse cittadine, consapevoli che la caduta di una significa dolore e atrocità che colpiscono altri esseri umani e persino parenti.

Iniziato quasi in sordina come un gioco d’addestramento tra cavalieri e dame, tra reticenze e schermaglie, in sguardi e sorrisi, preludi a coppie che si formeranno, annullando un poco le differenze sociali, infine la guerra e l’assedio ci saranno e, purtroppo, mieteranno vittime. Nessuno si tirerà indietro, consapevoli sino all’ultimo che grazie al sacrificio di tutti, potranno sopravvivere e che i loro nomi non svaniranno nell’oblio, ma saranno ricordati con affetto.

Basandosi sul “Chronicon de rebus in Apulia gentis” scritto dal notaio Domenico da Gravina vissuto dal 1300 al 1355, l’autore del romanzo, Vito Tricarico, racconta, ovviamente romanzandole, le vicende della guerra soffermandosi su quanto accadde alle due cittadine, rendendo voce ai loro abitanti e ricostruendo in modo preciso l’organizzazione sociale dell’epoca. Tricarico sceglie di narrare un evento della storia pugliese, ricco di personaggi e di avvenimenti, adottando uno stile volutamente arcaico che dona alla narrazione un ritmo più lento ma non per questo meno ricco di eventi. Un libro per scoprire un altro tassello di quell’affresco incredibile che è la storia, privilegiando luoghi e avvenimenti meno noti, dando voce a uomini e donne di ogni estrazione sociale che divennero protagonisti di un momento drammatico del nostro passato.

Trama
“Civitas Invicta”, romanzo storico, è il racconto del tentativo di due comunità pugliesi, Butuntum e Palium, di salvare la propria gente e la propria città dalle conseguenze della guerra di successione angioina al Regno di Napoli, dopo la morte di re Roberto. La legittima erede, Giovanna D’Angiò, rimasta vedova del cugino Andrea, duca di Calabria, in conseguenza di una congiura di palazzo, sposa il cugino Luigi d’Angiò, principe di Taranto. Nel 1349 è rientrata da poco in possesso del suo regno, occupato dall’ex cognato, Luigi re d’Ungheria, le cui truppe resistono in Puglia comandate dal fratello minore Stefano, voivoda di Transilvania. Sotto la guida di Niccolò Acciaiuoli, assoldato Giovanni Pipino, palatino di Altamura, si tenta di espellere gli invasori. A complicare la situazione, le due comunità parteggiano per le due opposte fazioni. I giovani di entrambe le città, partecipanti a milizie cittadine, si dimostreranno protagonisti nei due assedi alle rispettive città e i veri artefici della soluzione.

Editore: ‎ WLM (4 novembre 2020)
Copertina flessibile: ‎ 336 pagine
ISBN-10: ‎ 8897382487
ISBN-13: ‎ 978-8897382485
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One Reply to “Civitas invicta – Vito Tricarico

  1. Ho letto la recensione di Maria Marques in Thriller storici e dintorni per il romanzo CIVITAS INVICTA e non posso che ringraziarla di cuore per quanto ha riportato. “Tricarico sceglie di narrare un evento della storia pugliese, ricco di personaggi e di avvenimenti, adottando uno stile volutamente arcaico che dona alla narrazione un ritmo più lento ma non per questo meno ricco di eventi.” Grazie di cuore

     

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