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300 anni dalla morte di Catharina Link

Articolo a cura di Sibyl von der Schulenburg

Nel mio romanzo “Melusine – La favorita del re”, compare un personaggio che, nelle sue azioni, anticipa le moderne lotte per i diritti degli LGBT.

Si tratta di Catharina Margaretha Linck che trascorse quasi tutta la vita in abiti maschili. La sua storia è stata riportata da vari documenti tra cui quelli dell’inquisizione che s’interessò del caso in maniera –oggi diremmo– patologica.

Catharina nasce nel 1683 da madre nubile, entrambe lottano per la sopravvivenza finché trovano asilo in un orfanatrofio retto dal noto pietista August Hermann Francke a Gloucha. La vita quasi monastica nella struttura pietista non confà alla bambina che apprende volentieri il mestiere di bottonaia e tessitrice, ma fatica a sottostare alle regole che impongono continue pratiche religiose e la rinuncia al divertimento.

Scopre presto che gli uomini guadagnano più delle donne, hanno diritto di spostarsi liberamente nel paese, non rischiano di essere violentati girando per le strade e godono di una libertà che lei, nata femmina, non potrà mai ambire. A quindici anni fugge dall’istituto e scopre che il modo per godersi la vita è di travestirsi da uomo.

In quella, e altre epoche storiche, si riscontrano diversi casi di donne in abiti maschili poiché il bisogno di libertà e parità era già forte; in molte manca solo il coraggio per fare il passo. La storiografia non ci rivela molte situazioni di travestitismo e sicuramente restarono segrete anche ai contemporanei, ma i racconti di donne soldato abbondano e i cadaveri femminili si contavano a decine sui campi di battaglia: era facile riconoscerli dopo che erano stati spogliati dell’uniforme che andava riciclata.

Anche Catharina indossò l’uniforme, per legge riservata agli uomini, e combatté sin dal 1705 nelle truppe di Hannover sotto diversi pseudonimi quali Anastasius Lagrantinus Rosenstengel (il suo alias principale) Anastasius Beuerlein, Peter Wannich e Cornelius Hubsch.

Travestirsi da uomo non era necessariamente legato a preferenze sessuali per lo stesso sesso, i vantaggi che offriva giustificavano il rischio che si correva senza doversi confrontare con una finta vita sessuale, ma Catharina era evidentemente omosessuale. S’ingegnò per creare non solo un attrezzo che le permetteva di urinare stando in piedi, ma anche uno strumento di cuoio che le rigonfiava il davanti e che usava nei suoi incontri amorosi con le prostitute, il passatempo preferito da ogni soldato. I documenti dell’inquisizione parlano di un “Salsicciotto di cuoio” e fu quello strumento che portò Catharina a conquistare la fama di “amatore insaziabile”. L’invidia dei commilitoni possiamo immaginarla.

Ma arrivò anche per lei il momento della paura quando, fu arruolata di forza (in certi periodi si usava sequestrare qualsiasi giovane apparentemente sano che transitava per strada per arruolarlo anche contro la sua volontà) e inserita tra i moschettieri, i soldati che, armati di moschetto, costituivano le prime linee negli attacchi. Catharina disertò ma fu presto ripresa e rischiò la pena capitale. Si salvò sfoderando la sua salsiccia di cuoio davanti all’ufficiale che voleva condannarla e fu rilasciata perché il reato di diserzione non era concepibile nei confronti di una donna.

A trent’anni s’innamora di una donna di ventidue, la sposa e cerca di fondare con lei una famiglia, ma sulla sua strada troverà tanti ostacoli, a partire dalla moglie che la tradisce con un uomo, alla suocera che, pur sapendo che suo genero è donna, pretende dei nipoti.

Così, la suocera denuncia il falso genero, la moglie sostiene di non essersi mai accorta che la salsiccia era di cuoio perché “non pratica di quelle cose” e l’Inquisizione chiede più volte all’imputata sotto tortura di conoscere i dettagli.

La vita di Melusine s’incrocia con quella di Catharina, i collegamenti passano attraverso la sorella di Giorgio di Hannover, moglie di Federico Guglielmo I di Prussia, il “re soldato”, il regnante che valutò corretta la procedura inquisitiva e condannò a morte la travestita per sodomia. Si consideri che allora era considerato sodomia qualsiasi atto sessuale che non fosse finalizzato alla procreazione.

La storia di Catharina interessò molte persone durante il processo, una di loro fu Melusine che cercò di perorare la causa dell’imputata facendo leva sul fatto che mancando l’organo maschile non poteva trattarsi di sodomia, ma invano.

Catharina finisce i suoi giorni decapitata nel 1721 dopo un lungo periodo di torture.

Qualche mese prima di lei moriva in prigione un’altra donna travestita: la famigerata pirata Mary Read.

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