Trama
Questa è la straordinaria storia di Waldrada, una delle tante donne di un anonimo villaggio ai confini del limes, rioccupato dalle coorti romane dopo la ribellione dei germani che vi erano stati collocati una generazione prima per ripopolare quelle terre. 
Uccisi in battaglia quasi tutti i maschi adulti, ridotte le donne alla condizione di schiave, Waldrada si troverà a dover mediare fra il severo Tribuno e quel che rimane della sua gente.
Waldrada ha circa vent’anni, è una donna di bell’aspetto, bionda, occhi chiari; diversamente da molte eroine di romanzi è dotata di un solido senso pratico e di una rassegnata capacità di adattarsi alle situazioni.
Ha accettato il marito che le hanno imposto, ma quando diventerà prima la schiava e poi la concubina del Tribuno, farà di tutto per non perdere la posizione guadagnata. Nel contempo però è capace di sentimenti veri, e a quel romano taciturno e sofferente finirà per affezionarsi sul serio. 
Una storia d’amore, di conflitti e di convivenza, in un Impero che subisce i primi colpi delle invasioni barbariche. 

Recensione a cura di Dora Masi
Lungo i confini dell’Impero Romano la situazione si fa critica. I barbari accolti all’interno del territorio dei Cesari rappresentano un problema ostico, specie lungo il Reno. Lo sa bene Waldrada che ogni giorno assiste alla ribellione della sua gente, i barbari germani, contro le comunità romane. Una situazione messa in moto da “I Fratelli dell’Altra sponda“, come si fanno chiamare i barbari non soggiogati né dalle armi romani né dalle loro proposte di coabitazione. Ma non è come sembra, perché Waldrada è conscia che ciò che sta accadendo è solo l’inizio della rovina per gente non addestrata e che vuole solo depredare senza realmente costruire.

E proprio per sistemare la faccenda lungo il limes che il tribuno Livio Aureliano si ritrova nelle terre appartenute ai Germani. Un compito delicato che si inframmezza con la convinzione di non volere più legami dopo la perdita di una persona cara. Ma il destino gioca a carte coperte e nei luoghi più ostici fa fiorire fiori belli e inimmaginabili.

Questo è un libro che parla di legioni, imperatori, incursioni e assedi, ma lo fa senza risultare pesante o troppo accademico. Il punto di vista di Waldrada, che si inframmezza a quella di Livio, è un’espediente per raccontare la vita del soldato romano, dei popoli oltre il Reno che cercavano la civiltà che temevano allo stesso tempo.

Le vicende legate all’inclusione dei popoli barbari sono molto note agli addetti ai lavori, ma in questa veste risultano interessanti anche per i lettori a digiuno di storia romana. La potenza di Roma ha dovuto fare i conti con forze che non può più contenere e che deve in qualche modo sfruttare per sopravvivere nella scia dello splendore che ha reso immortali Cesare e Augusto.

Si intrecciano a queste vicende le vite dei soldati, i sentimenti per la Patria e l’amore che può dannare e salvare allo stesso tempo. Risultano chiare le gerarchie interne, le pratiche religiose che vedono il cristianesimo muovere i primi passi e il punto di vista di un soldato destinato a servire Roma dai confini estremi dell’Impero. Le ricostruzioni storiche sono attendibili, la vicenda di Waldrana rispecchia la condizione della donna nelle comunità antiche, senza alterarne lo status o inventare dinamiche inverosimili.

Un romanzo che si lascia leggere con facilità grazie a uno stile fluido e privo di pesantezza.

Il finale appare un po’ frettoloso, senza un vero mordente. Davanti alle mura di Castra Nova il lettore è in attesa di qualcosa che viene lasciato sfumare in poche pagine. La stessa narrazione, fino a quel punto affidata a due voci, quelle della barbara Waldrada e del Tribuno Livio, ne acquista una terza che stona un po’ con tutto il resto, in un epilogo troppo affrettato e riassuntivo.

In generale, però, un libro leggibile.

Copertina flessibile: 219 pagine
ISBN-13: 978-8868674915
ISBN-10: 8868674912
Editore: Gilgamesh Edizioni (29 agosto 2020)
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