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Le interviste di TSD: Nicola La Barbera e “I vendicosi”

Riapre il salottino di TSD e oggi abbiamo il piacere di ospitare l’autore Nicola La Barbera che ci parlerà del suo ultimo romanzo “I vendicosi” edito da Bonfirraro Editore. Prima conosciamolo meglio.

All’anagrafe Nicolò, appartiene alla classe del 1948. Siciliano, nato in un paese italo-albanese, Mezzojuso (Palermo), ha iniziato gli studi nella stessa cittadina presso il collegio bizantino dei “Frati basiliani” per poi proseguirli e laurearsi a Palermo. Dal 1978 vive in Calabria, dove ha insegnato matematica presso le scuole secondarie di primo grado. Attualmente in pensione, si dedica alla lettura e alla scrittura. È stato coordinatore di redazione del periodico Nuova Calabria, ha inoltre pubblicato i romanzi La maschera del barone (2009), La legge del capo (2010), A volte il passato ritorna (2015) e il saggio Gli Arbëreshë d’Italia. La storia e gli insediamenti (2019).

I Vendicosi, la misteriosa storia dei Beati Paoli è il suo ultimo romanzo storico.

Il suo romanzo “I Vendicosi”, edito da Bonfirraro Editore, si ispira alla Storia quasi leggendaria dei Beati Paoli, dei quali si è innamorato leggendo l’omonimo libro di Luigi Natoli. Per chi non li conosce, può darci un accenno in proposito?

I Beati Paoli erano una società segreta nata in Sicilia già nel XII secolo col nome di Vendicosi (Vendicatori). Essi si erano prefissi come obiettivo di fare giustizia di tutti i torti perpetrati e tollerati dalla giustizia corrotta dello Stato. A quei tempi i nobili facevano quello che volevano e, fra l’altro, amministravano pure la giustizia all’interno dei loro feudi. La loro parola era legge ed ogni loro desiderio si doveva realizzare indipendentemente se fosse giusto o sbagliato.

È in questo contesto che nacque e si diffuse la setta, per combattere questi soprusi. E sono anche questi i punti cardini che aleggiano nel romanzo “I Beati Paoli” di Luigi Natoli, pubblicato con lo pseudonimo di William Galt. In esso si racconta la storia di don Raimondo Albomonte della Motta che, venuto a conoscenza della morte del fratello maggiore don Emanuele, volendo per sé il titolo di duca, cerca di sopprimere la cognata, donna Aloisia, e il bambino, in quei giorni partorito e chiamato Emanuele, come il padre, ed unico e vero erede del titolo di duca.

Il progetto di don Raimondo, però, non si concretizza perché Maddalena, la fedele cameriera di donna Aloisa, scoperto tutto, riesce con l’aiuto di Andrea, uomo fidato del defunto duca, a far fuggire donna Aloisa e il bambino. Sfinita dalla fatica, donna Aloisa sviene per strada dove, per fortuna, viene trovata da due uomini e una donna che portano sia lei che il figlio a casa loro. Poco dopo donna Aloisa muore senza poter dire il suo nome e il bambino resta nella casa dei suoi salvatori. Fatti dichiarare morti cognata e nipote, don Raimondo si appropria del titolo di duca e diventa un magistrato potente e rispettato nella Deputazione del Regno. Si sposa due volte e dal primo matrimonio ha una figlia, Violante, che mette educanda in un convento. Rimasto vedovo si risposa con donna Gabriella La Grua, di vent’anni più giovane di lei.

Sembrerebbe che la vita sorridesse al gaglioffo, ma non è così perché all’improvviso comincia a ricevere lettere minacciose che gli ricordano i delitti commessi. Lettere i cui autori sono i componenti della setta dei Beati Paoli, una congrega potentissima i cui affiliati non sono mai stati scoperti, venuti a conoscenza, chissà come, delle sue scelleratezze. Spaventato, don Raimondo si rivolge allo sbirro Matteo Lo Vecchio, uomo abilissimo, astuto, ma privo di qualsiasi scrupolo, di indagare sui Beati Paoli.

Un romanzo che invito caldamente a leggere, fra intrighi, amori e varie peripezie.

Il suo romanzo è ambientato nella Sicilia medievale e racchiude oltre due secoli di Storia di questa meravigliosa isola tra dominazioni normanne, arabe, bizantine, fino all’arrivo degli Svevi e lo splendore che porterà Federico II. La setta dei Vendicosi, così come viene descritta, è presentata come un’antenata dei Beati Paoli. Quanto c’è di vero nel suo romanzo e dove invece è intervenuta la fantasia dell’autore?

Nel romanzo “I Vendicosi” di vero ci sono i personaggi storici realmente esistiti e i fatti storici realmente accaduti.  Tutto il resto è fantasia.

Quanto alta è la probabilità che i Beati Paoli siano realmente esistiti? Sono più storici o più un mito letterario?

A parlare della setta dei Vendicosi, affermandone l’esistenza, è stato per primo il barone tedesco Riedesel nel 1767, seguito nel 1784 dallo storico danese Müntere. Ma dei Vendicosi si parla anche in “Breve Cronaca di un anonimo monaco cassinese” e in “Cronaca di Fossanove di anonimo autore”.

Le due cronache vengono riprese da Jean Levesque de Burigny nella sua “Histoire général de Sicile” in cui scrive: «Nell’anno stesso delle nozze di Costanza D’Altavilla (1186) avvenne il rimarchevole scoprimento d’una nuova setta di empia e capricciosa gente, cui davasi il nome di Vendicosi, ovvero Vendicatori. Né loro segreti e notturni congressi ogni scelleratezza rendeasi lecita. Ciò narrato da un antico scrittore che non entra in maggiori particolarità (Giovanni da Ceccano, Anonimo Cassanese). Ordinatasi dal Re un’esatta ricerca, ed arrestato il loro capo Adinulfo di Ponte-Corvo, a spirar sulle forche fu sentenziato in unione dé suoi primari complici, salvo che agli altri riputati meno colpevoli, come per nota di infamia, fu data la pena di essere segnati di un ferro rovente. Anch’egli un Prete di nome Sinnorito divenne sospettoi com’uno dé soci, e forse egli era più tosto di dabbenaggine fornito, che di malvagità».

In ultimo, Francesco Paolo Castiglione, nel suo saggio “Indagine sui Beati Paoli”, ritiene vera la esistenza della setta. Va, però, ricordato che negli anni si è sviluppata una ampia letteratura che ha fatto sì che, alla fine, I Beati Paoli siano diventati un mito letterario

Chi erano i membri dei Beati Paoli (inteso come clero, nobiltà, popolo)?

I membri della setta erano costituiti sia da nobili che da popolani. E anche il clero era presente, non va, infatti, dimenticato il prete Sinnorito ricordato da Jean Levesque de Burigny. Si può affermare che la setta segreta era costituita da uomini che aborrivano e non tolleravano i soprusi fatti dai nobili e dai proprietari dei feudi e che si erano prefissati il compito di portare giustizia dove giustizia non c’era.

Come si presume fossero organizzati al loro interno?

Secondo Natoli, ma anche secondo altri autori, la setta aveva una struttura piramidale. Al vertice stava il capo, sotto c’era il segretario che fungeva da direttore e vicecapo, quindi vi erano venti giudici da cui dipendevano i relatori e, infine, gli esecutori materiali. Il capo conosceva tutti i soci, mentre solo il vice capo conosceva la sua identità.

Fino a quando proseguì la loro attività?

L’attività della setta iniziò nel 1185 e durò fino alla fine dell’Ottocento.

Editore ‏ : ‎ Bonfirraro (17 giugno 2022)
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Copertina flessibile ‏ : ‎ 240 pagine
ISBN-10 ‏ : ‎ 8862722826
ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8862722827
Link d’acquisto cartaceo: I Vendicosi

Il romanzo narra la storia di una famiglia, quella degli Al-Kattani, costituita da uomini forti, fieri, combattenti, d’onore e di parola, credenti fino in fondo nella natura buona degli esseri umani. Essi hanno un senso di giustizia che li porta a equiparare tutti gli uomini indipendentemente dal colore della pelle, dal censo, dalla religione e della razza. Questo senso di uguaglianza li fa sempre schierare dalla parte dei più deboli e li porta, poi, intessendosi nella storia siciliana prima, e italiana poi, a fondare una piccola setta, I Signori della Vendetta, per riscattarli dai soprusi dei potenti. Qualcuno, il nobile Adinolfo di Pontecorvo, ne osserva l’operato, ne fa tesoro e crea una setta più sicura per gli adepti con obiettivi più ambiziosi, la setta segreta de I Vendicosi, gli antenati dei Beati Paoli, diffusa in tutto il regno di Sicilia, e in cui poi si fonde la setta dei Signori della Vendetta, per poter continuare a lottare per risollevare il popolo e proteggerlo nel massimo segreto. Il romanzo intreccia tradizioni, radici e storia, è una riflessione su come il mondo cambi, senza mai cambiare troppo. I personaggi incarnano i più alti ideali dell’essere umano, come anche l’eterna lotta contro la malvagità, l’indifferenza e la disuguaglianza; il razzismo, il classismo e la discriminazione religiosa caratterizzano queste pagine, rendendole estremamente contemporanee.

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