La vera storia di Martia Basile di [Maurizio Ponticello]Trama
In una inconsueta Napoli, capitale del viceregno spagnolo a cavallo tra Cinquecento e Seicento, si compie un atroce delitto. Ne è vittima Martia Basile, una giovane donna, una sposa bambina che si scontra con l’aspra realtà dei suoi tempi fin dall’adolescenza, quando il padre la cede in moglie a un commerciante che traffica con la corte: don Muzio Guarnieri. Pian piano la ragazza inizierà a prendere coscienza di sé, ma la sua maturazione sarà compiuta soltanto dopo che lo stesso consorte avrà barattato con dei potenti il suo fisico avvenente. Nel frattempo, la donna è ammaliata da una comunità femminile che pratica sortilegi e l’aiuta a curarsi le ferite del corpo e dell’anima. Fra stregonerie, fughe rocambolesche e violenze, avrà inizio una nuova fase della vita di Martia la quale, riuscendo a sopravvivere a ogni angheria, troverà finalmente l’amore. Ma, proprio mentre a Roma finisce sul rogo Giordano Bruno, Martia viene incolpata di aver ucciso il marito, e nelle spaventose carceri della Vicaria subirà un processo esemplare in cui sarà coinvolto pure il Santo Officio che le imputerà di aver stretto un patto con il Diavolo in persona. Che fine farà la protagonista accusata di aver commesso un viricidio? E perché Martia, per tutto il Seicento, fu considerata un’eroina? E per quale motivo, poi, questa vicenda scabrosa fu invece censurata? Tra luci e ombre quasi surreali, sensualità, tempeste, epiche battaglie contro i turchi e spionaggio internazionale, il romanzo è ispirato alle vere vicende della donna, e si cala nelle pagine più autentiche della città di Napoli che già si stava preparando alla rivolta di Masaniello. Martia è uno dei simboli della condizione femminile tra Rinascimento ed età barocca, eppure è di un’attualità sconvolgente.

 

 

Recensione a cura di Roberto Orsi

Aveva atteso quasi trent’anni per tirarle fuori dai ricordi dolenti e metterle in rima.

Maurizio Ponticello ci racconta “La vera storia di Martia Basile” attraverso le parole del cantastorie Giovanni della Carrettola. Siamo a dicembre del 1631 e Giovanni che ha ormai perso l’uso delle gambe, seduto sulla sua carriola, una sedia a rotelle ante litteram, riporta in vita le vicende che ha vissuto in prima persona trent’anni prima come amico fidato della povera Martia.
Si tratta di una storia vera, una di quelle che non si raccontano ai bambini per la buonanotte. Il cantastorie Giovanni l’ha vissuta in prima persona, ha conosciuto le sorti di Martia, una donna forte e volitiva nonostante le ferree imposizioni della famiglia prima e del marito dopo.
L’autore ci racconta di una Napoli seicentesca perfettamente resa dalle sue parole. Una città stretta per lungo tempo nella morsa della carestia e della pestilenza, sottoposta al controllo del vicerè spagnolo con i suoi soldati padroni dell’ordine pubblico, facili nell’uso delle maniere forti per far rispettare la legge dello straniero, anche se spesso solo nelle ore di luce.

I soldati presidiavano il quartiere, ma soltanto nelle ore diurne giacchè, dal tramonto, i vicoli dell’Imbrecciata si popolavano di gente uscita dalle fogne, di donne di cuori e ricottari, di biscazzieri e di delinquenti che rincasavano con la refurtiva, e la soldataglia se la squagliava per rintanarsi al sicuro nelle caserme o nelle casematte a ridosso di via Toledo.

Il linguaggio di Ponticello è evocativo e rimanda alle immagini nitide della città dominata dal Vesuvio, detto anche “Isso” dal popolo, una minaccia silenziosa ma incombente. L’utilizzo di parole desuete cala il lettore in un’atmosfera storica degna di nota, rendendo la lettura ancora più affascinante.
Le descrizioni così ricche della città e dei suoi abitanti, con le vie animate dai mestieranti che si guadagnano da vivere come casari, vermicellari, chianchieri, vongolari e tante altre professioni di cui si è persa la conoscenza nel tempo, o che magari hanno solo cambiato nome.
Napoli rivive nelle immagini e negli odori dei vicoli ammorbati, ma anche in quel crogiuolo di credenze e superstizioni che forse ancora oggi, più che in altre città, sono intrise nel patrimonio culturale di un popolo. I capelli di Martia che vengono pettinati per renderli completamente lisci, nel momento del parto della primogenita, perché i nodi portano sfortuna. Qualsiasi tipo di nodo, nemmeno le dita possono essere incrociate.

Ne lo tiempo de na partoratura, i “nodi”, come dicite voi, nun c’anna essere, nimmanco ‘ncoppa ‘a capa.

O ancora, fa specie vedere un gruppo di uomini contendersi i pezzi di una corda utilizzata per impiccare un condannato a morte, quale porta fortuna.
Sono dettagli che fanno la differenza, che mettono un romanzo storico su un gradino superiore. Un libro capace di ricreare la vita di un’epoca, un racconto veritiero e spesso molto curdo di quella che era la realtà in cui i protagonisti si sono mossi.
La vita della protagonista è di quelle complicate, quelle che molte donne hanno vissuto nel passato. Un matrimonio combinato in tenera età adolescenziale, con un uomo, Domizio Guarnieri detto Muzio “violento e senza scrupoli il cui unico valore erano le ricchezze che aveva accumulato per nasconderle, oppure per sperperarle nelle taverne, al gioco delle carte o con donnacce.”
Una sposa bambina che all’età di dodici anni perde la sua innocenza e la volontà di riporre le speranze nel futuro. Cicatrici indelebili che forgeranno un carattere indomito, per certi versi ribelle, capace di andare oltre alla soggezione di una condizione imposta e capace di lasciarsi andare all’amore, quello vero, nonostante sia contornata da uomini più mostri che umani.

La paura è agghiacciante e contagiosa, guardare in faccia un uomo o una donna che sa di dover perire è un’esperienza da non poter raccontare, non ci sono parole per riferire ad altri, bisogna solo dimenticare.

Un rapporto marcio e logoro con un marito che non l’ha mai voluta veramente, con una voglia di rivalsa che monta nel cuore di Martia con il passare del tempo. Il trattamento subito e il suo disincanto di fronte alla vita che amare sorprese le ha riservato, la portano ad avvicinarsi a figure femminili che con strani rituali le alleviano il dolore che la pervade, fisico e mentale.
Una vicenda che vira al thriller storico quando Martia viene incolpata insieme ad alcuni complici dell’omicidio del marito. Per lei si spalancano le porte dell’inferno in terra. Segregata nelle celle di Castel Capuano, le prigioni del quartiere della Vicaria, subisce un processo con accusa di uxoricidio (probabilmente il primo della storia) oltre a quelle di stregoneria ed eresia. Torture fisiche e mentali capaci di abbattere il più forte degli uomini, perpetrate ai danni di una giovane ragazza.
Un romanzo toccante che smuove le corde della sensibilità dell’animo umano, con alcune pagine di letteratura storica che rimandano a tanti, troppi, problemi ancora presenti nella nostra attualità.

 

Copertina flessibile: 336 pagine
ISBN-10:
8804722258
ISBN-13:
978-8804722250
Editore:
Mondadori (7 luglio 2020)
Link di acquisto cartaceo:
La vera storia di Martia Basile
Link di acquisto ebook: La vera storia di Martia Basile

 

2 thoughts on “La vera storia di Martia Basile – Maurizio Ponticello

  1. Caterina Lerro ha detto:

    La vera storia di Martia Basile è un gran bel romanzo dove la storia di una donna si intreccia con quella di una città unica come Napoli. La donna e la città condividono una forza e una capacità di lottare per la propria vita incredibili. Entrambe subiscono duri colpi e sconfitte bruciati ma entrambe vivono in eterno.

  2. Elisa Santucci ha detto:

    Gran bella storia .La Napoli seicentesca presentata come in un dipinto . Bella recensione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *