Sant’Agostino e l’origine del Male: “Se è il diavolo il suo autore, da dove viene il diavolo?” (Agostino. Confessioni , Garzanti Grandi Libri) A cura di Armando Comi Sant’Agostino è uno dei più grandi rappresentanti della Patristica, la filosofia cristiana dei primi secoli dopo Cristo. È il primo filosofo a dare una visione razionale della vita di Gesù, la sua fede non si limitava ad accettare i testi sacri, ma sottoponeva il messaggio evangelico e quesiti filosofici, come ad esempio “perché Dio ha creato il male?”. La premessa fondamentale della filosofia di Agostino, che oggi può lasciare perplessi, è che per lui Dio ha creato tutto. Senza questa premessa non si comprende Agostino e non si entra appieno nella cultura medioevale. Il problema del male per Agostino ha origine dalla sua adesione al manicheismo. I manichei, come in seguito i catari, credevano in due forze dicotomiche: il bene e il male, due entità in eterna opposizione. Il mondo intero, secondo questa dottrina, è attraversato dal conflitto tra queste due divinità. Si trattava dunque di una religione politeista. Il cristianesimo è monoteista, dunque non poteva accogliere le tesi manicheistiche considerandole pagane. Il manicheismo venne rigettato da Agostino quando abbracciò il cristianesimo. Tuttavia Agostino è terrorizzato dall’idea che il male esista e abbia una sua esistenza, ed è questo il motivo delle sue domande: da dove deriva il male? Perché c’è il male? Per arrivare infine alla domanda più angosciante: qual è la natura del male, che cos’è il male? Agostino non può più rispondere come facevano i manichei dicendo che il male è un demone o una divinità, la risposta non deve prevedere la divinizzazione del male. Ecco allora come procede il suo ragionamento: il male è privazione di essere, assenza di essere. Il male dunque non è presenza, dunque il male non esiste. Dio è buono, non può aver creato il male o il diavolo. Dio ha creato solo il bene. Tuttavia il bene che lui ha creato non è in ogni caso buono quanto Lui stesso. Il mondo e l’uomo sono buoni in maniera inferiore a Dio. In cosa consiste questa inferiorità? Nella possibilità di corrompersi. Solo ciò che può corrompersi può diventare corrotto. E che cosa significa corrompersi? Significa, per Agostino, privarsi del bene. Per quanto riguarda l’uomo, privarsi del bene e dunque corrompersi, è una libera scelta. L’uomo è il solo essere libero creato da Dio, neppure Dio è libero quanto l’uomo. Ad esempio Dio non può scegliere il male, la scelta di fare il male la possiede solo l’uomo. Quando l’uomo compie il male non può giustificarsi pensando che sia stato Dio a farglielo commettere, perché Dio non può fare il male. Il male è una libera scelta umana, la scelta di un uomo che sceglie di privarsi del bene. Questa la conclusione di Agostino, che procede poi nell’analisi filosofica del male, distinguendone tre generi. I tre generi di male: 1. Il male Metafisico: Dio è il bene assoluto, tutto ciò che lui crea è in ogni caso fatto di un bene inferiore al proprio. Dio è il sommo bene, al di sotto del quale esiste il creato che possiede un grado di bene minore del Suo. Ecco il primo tipo di male, il male dell’uomo che è libero. La libertà dell’uomo è l’origine del male, perché ne include la scelta. Dio, che non possiede questa libertà, non può commettere il male. 2. Il male Fisico: l’uomo non è essenza eterna, non è solo anima, ma possiede una componente materiale corporea che è soggetta al mutamento e al dolore fisico. Incidenti, invecchiamento, malattie provocano dolore, male fisico appunto. 3. Il male Morale: deriva dal furto di Adamo ed Eva, dunque è il prezzo del Peccato Originale. Adamo era libero di prendere il frutto della conoscenza, sapendo di scegliere il male qualora lo avesse fatto. Ecco il male morale: la libertà della scelta. Chiunque fa una scelta può sbagliare. Dio solo compie azioni completamente buone, perché Lui è perfetto, ma l’uomo è carente di quella Sua perfezione. L’uomo non possiede il bene assoluto, per questo può compiere il male. Questa è la sua grande libertà, e anche la sua grande prova di volontà. Ecco un brano di Agostino.
Eppure anch’io, quantunque sostenessi e fossi fermamente convinto che tu non sei soggetto ad alcuna contaminazione e trasformazione e mutamento, in nessuna tua parte, Dio nostro, Dio vero autore non solo dell’anima ma anche del corpo che abbiamo, e non solo di anima e corpo ma di tutte le persone e di tutte le cose, anch’io non disponevo di una spiegazione chiara e lineare della causa del male. Ma, qualunque fosse, mi pareva si dovesse cercarla evitando ipotesi che mi obbligassero a ritenere mutevole il Dio immutabile, se non volevo divenire io stesso quello che cercavo. Così cercavo senza affanno, sicuro almeno che non fosse vero quello che sostenevano loro: ne rifuggivo con tutto il mio cuore, perché cercando l’origine del male vedevo in loro la malignità: che li riempiva al punto da indurli a credere capace di subire il male la tua sostanza, piuttosto che la loro di farne. E mi sforzavo di vedere chiaro in quello che m’ero sentito dire, che cioè la causa del male fosse il libero arbitrio della volontà, e il tuo giusto giudizio quella della nostra sofferenza, e questo no, non mi era trasparente. E allora tentavo di far affiorare dall’abisso la punta almeno dell’intelligenza e di nuovo affondavo, e ritentavo con accanimento ed affondavo un’altra volta, e un’altra ancora. Mi sollevava nella tua luce una cosa: che sapevo di avere una volontà, almeno quanto sapevo di vivere. Se volevo una cosa o non ne volevo un’altra ero certissimo d’esser io e non un altro a volere e non volere, e a poco a poco mi rendevo conto che era lì, la causa del mio peccato. Quello che io facevo mio malgrado, io lo subivo piuttosto che farlo, questo mi era evidente, e piuttosto che una colpa lo giudicavo una pena di cui non ingiustamente mi affliggevi, come subito riconoscevo riflettendo sulla tua giustizia. Ma poi ricominciavo a chiedermi: “Chi mi ha fatto? Non è il mio Dio, che non è solo buono, è il bene stesso? Da dove viene allora questo mio volere il male e non volere il bene, se dev’essere giusto scontarne la pena? Chi ha deposto e seminato in me questo vivaio d’amarezze, se io derivo tutto dal mio dolcissimo Dio? Se è il diavolo il suo autore, da dove viene il diavolo? E se anche nel suo caso è la volontà perversa che di un angelo buono ha fatto il diavolo, donde veniva all’angelo quel malvolere che ne avrebbe fatto il diavolo, se l’angelo era interamente opera dell’ottimo creatore?” E di nuovo mi sentivo oppresso e soffocato da questi pensieri, ma non fino a sprofondare in quell’inferno dove nessuno ti riconosce, perché si è disposti a credere che tu subisca il male piuttosto di ammettere che sia l’uomo a farlo.”
Passi tratti da: Agostino, Confessioni, Garzanti Grandi Libri, (Italian Edition)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *